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Tek trascinato sull’asfalto, come sta? Il caso che scuote il Canavese

Dalla corsa disperata sulla 460 alle cure in canile: tra ipotesi di incidente e indagini, resta aperto il tema della tutela degli animali

Tek trascinato sull’asfalto, ora è salvo: il caso che scuote il Canavese

Tek trascinato sull’asfalto, ora è salvo: il caso che scuote il Canavese

È fuori pericolo, si alza e prova a reagire. Tek, il cane di tre anni trascinato per diversi metri sull’asfalto lungo la provinciale 460 tra Pont Canavese e Sparone, oggi è ricoverato al canile di Caluso, dove viene seguito quotidianamente dai veterinari. Le ferite sono serie, soprattutto alla schiena e alle zampe, ma le sue condizioni sono in miglioramento e, secondo chi lo sta curando, non è più in pericolo di vita. Una notizia che attenua, almeno in parte, l’ondata di indignazione suscitata da una vicenda che ha rapidamente superato i confini locali.

Tutto è accaduto nel pomeriggio del 1° aprile, lungo una delle arterie più trafficate del Canavese. Il cane era legato con una corda al rimorchio di un trattore in movimento, carico di letame. Per ragioni ancora in fase di accertamento, l’animale è rimasto agganciato al mezzo ed è stato trascinato sull’asfalto per un tratto di strada, in una scena che diversi testimoni hanno definito scioccante. A interrompere quella corsa è stato un automobilista di passaggio, che ha assistito alla scena e ha deciso di intervenire, fermando il conducente del trattore e consentendo di mettere in salvo il cane. Senza quell’intervento, le conseguenze sarebbero potute essere ben più gravi.

Dopo il recupero, Tek è stato trasportato d’urgenza in un ambulatorio veterinario, dove sono state riscontrate escoriazioni profonde, lesioni e segni evidenti del trascinamento. Successivamente è stato affidato al canile di Caluso, dove prosegue il percorso di cura e riabilitazione. Le medicazioni sono quotidiane e richiederanno tempo, ma il cane mostra segnali incoraggianti: riesce a stare in piedi, si alimenta e reagisce agli stimoli. Un lento ritorno alla normalità che tiene con il fiato sospeso chi, fin da subito, ha seguito la sua storia.

Sul piano giudiziario, la vicenda è ora al centro delle verifiche dei carabinieri di Pont Canavese, che hanno ricostruito la dinamica dell’accaduto. Secondo i primi elementi raccolti, non si escluderebbe l’ipotesi di un incidente provocato da una grave distrazione del conducente del trattore, che potrebbe non essersi accorto della presenza del cane legato al rimorchio durante la marcia. Una ricostruzione che, se confermata, sposterebbe il caso dal terreno della volontarietà a quello della negligenza, ma che non elimina il tema delle responsabilità.

Proprio su questo punto insiste l’esposto presentato dall’Associazione italiana difesa animali ed ambiente (Aidaa) alla Procura di Ivrea. L’associazione ha chiesto accertamenti approfonditi per chiarire ogni aspetto della vicenda e verificare eventuali profili di reato. La normativa italiana, infatti, prevede sanzioni severe in caso di maltrattamento animale, anche quando non vi sia un’intenzione diretta ma una condotta imprudente o negligente che provochi sofferenza.

La storia di Tek ha riacceso il dibattito pubblico sulla tutela degli animali, evidenziando come episodi di questo tipo possano nascere non solo da gesti deliberati ma anche da comportamenti superficiali. In contesti rurali, dove la presenza di animali è parte della quotidianità, la gestione corretta diventa un elemento fondamentale di sicurezza, non solo per gli animali stessi ma anche per chi si trova sulla strada.

A seguire da vicino la vicenda sono anche volontari e associazioni, tra cui il gruppo “Una zampa per amico”, che aggiorna costantemente sulle condizioni del cane e sostiene il lavoro di cura. La mobilitazione dimostra quanto forte sia la sensibilità su questi temi e quanto rapidamente un fatto di cronaca possa trasformarsi in un caso simbolo.

Resta, infine, il dato più concreto: Tek è vivo grazie a un gesto tempestivo. In una vicenda segnata da dolore e polemiche, è questo l’elemento che fa la differenza. Le indagini proseguiranno nei prossimi giorni per definire con precisione le responsabilità, ma intanto il cane continua il suo percorso di recupero, diventando, suo malgrado, il volto di una storia che interroga coscienze e comportamenti.

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