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Chivasso, non si ferma lo scarico nei campi: nuova discarica di amianto ritrovata dopo Pasquetta

Il consigliere Bruno Prestìa: «Non si fa in tempo a denunciarne una che ne spunta un’altra»

Chivasso, non si ferma lo scarico nei campi: nuova discarica di amianto ritrovata dopo Pasquetta

Chivasso, non si ferma lo scarico nei campi: nuova discarica di amianto ritrovata dopo Pasquetta

Un’altra discarica abusiva. Ancora Pratoregio. E il punto non è più nemmeno la sorpresa. Succede a Chivasso, lungo strada del Sottoripa, dove tra i campi e il bosco qualcuno ha scaricato lastre e materiali edili a pochi metri dalla sterrata. Un cumulo evidente, pesante, impossibile da scambiare per un gesto isolato. È l’ennesimo.

A segnalarlo è il consigliere comunale Bruno Prestìa, capogruppo di Per Chivasso, che torna su una zona già finita più volte al centro delle segnalazioni. «Si trova a circa 300 metri più giù di quella di cui abbiamo discusso la scorsa settimana in Consiglio comunale: è più ampia dell’altra, sempre con amianto», spiega. E aggiunge: «Ovviamente sto segnalando agli uffici competenti, perché non si fa in tempo a denunciarne una che spunta un’altra sempre lì».

Le immagini mostrano chiaramente lastre ondulate e materiali da costruzione abbandonati tra l’erba. Non rifiuti qualsiasi. Nella mozione presentata dallo stesso Prestìa poche settimane fa si parlava già di rifiuti speciali e possibile presenza di amianto, con rischi per l’ambiente e la salute pubblica .

Una mozione discussa in Consiglio comunale e respinta. E questo è il passaggio che pesa oggi più delle immagini. Perché la situazione non solo non si è risolta, ma si ripete a distanza di poche centinaia di metri.

Il problema è noto. In quella stessa area, lungo l’argine e vicino al torrente Orco, negli ultimi mesi si sono accumulate segnalazioni, interventi e nuovi abbandoni. Sempre lo stesso schema: si scopre una discarica, si interviene, poi ne compare un’altra poco più in là.

Non è più emergenza. È abitudine.

E riguarda un punto preciso della città, ma racconta qualcosa di più ampio. A Chivasso c’è una pratica consolidata: scaricare rifiuti nei campi, anche materiali pericolosi, contando sull’assenza di controlli continui e di deterrenti efficaci.

Il risultato è sotto gli occhi. Non serve nemmeno cercarlo. Basta percorrere certe strade.

E allora la domanda è semplice: quanto deve diventare sistematico un problema prima di essere trattato come tale?

Il luogo dove sono stati recuperati i rifiuti

Cosa rischia chi abbandona rifiuti nei campi

Chi abbandona rifiuti non commette una semplice “maleducazione”. Sta violando il Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006).

Se si tratta di rifiuti urbani o domestici, scatta una sanzione amministrativa che può arrivare fino a diverse migliaia di euro. Ma il quadro cambia completamente quando entrano in gioco materiali edili o pericolosi.

Nel caso di scarico di rifiuti speciali — come quelli che si vedono a Pratoregio — si configura un reato penale. L’articolo 256 del decreto prevede:

  • arresto fino a due anni
  • ammende fino a 26.000 euro

Se tra i materiali c’è amianto, la situazione si aggrava ulteriormente. Si parla di rifiuti pericolosi, con possibili conseguenze anche sul piano sanitario e ambientale, e con responsabilità più pesanti.

Non solo. Chi viene individuato è obbligato anche a:

  • rimuovere e smaltire i rifiuti a proprie spese
  • ripristinare lo stato dei luoghi

In caso contrario, interviene il Comune, ma poi si rivale sui responsabili.

Il punto, quindi, non è l’assenza di norme. Le sanzioni esistono, e sono tutt’altro che leggere. Il problema è un altro: chi controlla, quanto si controlla e, soprattutto, quante volte si riesce davvero a individuare chi scarica.

Perché finché la risposta resta incerta, il rischio — per chi inquina — continua a essere percepito come basso. E il fenomeno non si ferma.

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