A segnalarlo è il consigliere comunale Bruno Prestìa, capogruppo di Per Chivasso, che torna su una zona già finita più volte al centro delle segnalazioni. «Si trova a circa 300 metri più giù di quella di cui abbiamo discusso la scorsa settimana in Consiglio comunale: è più ampia dell’altra, sempre con amianto», spiega. E aggiunge: «Ovviamente sto segnalando agli uffici competenti, perché non si fa in tempo a denunciarne una che spunta un’altra sempre lì».
Le immagini mostrano chiaramente lastre ondulate e materiali da costruzione abbandonati tra l’erba. Non rifiuti qualsiasi. Nella mozione presentata dallo stesso Prestìa poche settimane fa si parlava già di rifiuti speciali e possibile presenza di amianto, con rischi per l’ambiente e la salute pubblica .
Una mozione discussa in Consiglio comunale e respinta. E questo è il passaggio che pesa oggi più delle immagini. Perché la situazione non solo non si è risolta, ma si ripete a distanza di poche centinaia di metri.
Il problema è noto. In quella stessa area, lungo l’argine e vicino al torrente Orco, negli ultimi mesi si sono accumulate segnalazioni, interventi e nuovi abbandoni. Sempre lo stesso schema: si scopre una discarica, si interviene, poi ne compare un’altra poco più in là.
Non è più emergenza. È abitudine.
E riguarda un punto preciso della città, ma racconta qualcosa di più ampio. A Chivasso c’è una pratica consolidata: scaricare rifiuti nei campi, anche materiali pericolosi, contando sull’assenza di controlli continui e di deterrenti efficaci.
Il risultato è sotto gli occhi. Non serve nemmeno cercarlo. Basta percorrere certe strade.
E allora la domanda è semplice: quanto deve diventare sistematico un problema prima di essere trattato come tale?
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Il luogo dove sono stati recuperati i rifiuti
Cosa rischia chi abbandona rifiuti nei campi
Chi abbandona rifiuti non commette una semplice “maleducazione”. Sta violando il Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006).
Se si tratta di rifiuti urbani o domestici, scatta una sanzione amministrativa che può arrivare fino a diverse migliaia di euro. Ma il quadro cambia completamente quando entrano in gioco materiali edili o pericolosi.
Nel caso di scarico di rifiuti speciali — come quelli che si vedono a Pratoregio — si configura un reato penale. L’articolo 256 del decreto prevede:
- arresto fino a due anni
- ammende fino a 26.000 euro
Se tra i materiali c’è amianto, la situazione si aggrava ulteriormente. Si parla di rifiuti pericolosi, con possibili conseguenze anche sul piano sanitario e ambientale, e con responsabilità più pesanti.
Non solo. Chi viene individuato è obbligato anche a:
- rimuovere e smaltire i rifiuti a proprie spese
- ripristinare lo stato dei luoghi
In caso contrario, interviene il Comune, ma poi si rivale sui responsabili.
Il punto, quindi, non è l’assenza di norme. Le sanzioni esistono, e sono tutt’altro che leggere. Il problema è un altro: chi controlla, quanto si controlla e, soprattutto, quante volte si riesce davvero a individuare chi scarica.
Perché finché la risposta resta incerta, il rischio — per chi inquina — continua a essere percepito come basso. E il fenomeno non si ferma.