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Discarica abusiva con amianto a Pratoregio, mozione in Consiglio: “Bonifica subito”

Prestìa incalza l'assessore Debernardi: la stessa area è già stata oggetto di abbandoni e successive pulizie. Poi di nuovo rifiuti. Un ciclo che si ripete...

Prestìa, Debernardi e la discarica segnalata

Prestìa, Debernardi e la discarica segnalata

A Pratoregio i rifiuti non sono spariti dalle rive. Si sono accumulati. E adesso finiscono pure in Consiglio comunale a Palazzo Santa Chiara.

Dopo le fotografie pubblicate nelle scorse settimane sui social e rilanciate anche dal nostro giornale, il caso dei rifiuti abbandonati a Pratoregio entra ufficialmente nell’agenda politica del sindaco Castello & Co..

Il capogruppo di “Per Chivasso” Bruno Prestìa ha infatti depositato una mozione con cui chiede la bonifica immediata dell’area lungo Strada di Sottoripa, poco oltre il ponte sull’Orco.

Non si tratta dunque più solo di immagini e segnalazioni per scatenare il dibattito sulla piattaforma di Meta, no. Ora c’è anche un atto formale, con tempi precisi e che mira ad inchiodare responsabilità definite.

Il quadro descritto nella mozione è netto: cumuli di rifiuti speciali abbandonati a cielo aperto – lamiere, tubi, legno, materiali edili – in una zona frequentata da residenti e agricoltori. E soprattutto un elemento che cambia il livello della vicenda: il sospetto di presenza di amianto, con possibili rischi per la salute pubblica e per il torrente Orco che corre a pochi metri.

Non è un episodio isolato, quello denunciato da Prestìa. La stessa area, tra cavalcavia e argine, è già stata oggetto di abbandoni e successive pulizie. Poi di nuovo rifiuti. Un ciclo che si ripete.

«Mentre da un lato si celebra il premio sul Verde, dall’altra le discariche abusive prosperano», aveva scritto Prestìa nelle scorse settimane, legando per lo meno temporalmente la realtà dei fatti con il riconoscimento ottenuto a Milano dall'amministrazione Castello.

La discarica di Pratoregio

La mozione di oggi traduce quella denuncia d'allora in richieste operative.

Al sindaco Castello e all'assessore all'Ambiente Fabrizio Debernardi si chiede un sopralluogo entro 7 giorni con Polizia Locale, ARPA e Carabinieri Forestali per classificare i rifiuti e verificare l’eventuale presenza di amianto. Poi la rimozione entro 30 giorni e, soprattutto, misure per impedire che tutto si ripeta: divieti, videosorveglianza, barriere fisiche. Infine, una relazione in Consiglio entro 45 giorni sugli interventi effettuati e sugli eventuali responsabili individuati.

Il punto, però, è un altro. Non la singola discarica.

Il punto è che quella zona viene usata da anni come punto di scarico. E se succede più volte, significa che chi abbandona rifiuti la considera un luogo sicuro. Senza controlli, senza rischio di essere identificato.

La legge, in realtà, è chiara. L’abbandono di rifiuti è vietato e sanzionato: multe fino a migliaia di euro per i privati, reato penale se coinvolge attività produttive, aggravanti in caso di rifiuti pericolosi come l’amianto. Ma senza controlli e senza identificazione dei responsabili, resta una norma sulla carta. E il costo della bonifica torna ogni volta sulla collettività.

È qui che la mozione prova a intervenire: non solo pulire, ma interrompere il meccanismo: perché se il problema è noto, se le segnalazioni si ripetono, se le aree vengono ripulite e poi di nuovo abbandonate, il nodo non è più la singola discarica. È il controllo del territorio.

Perché non basta togliere i rifiuti. No. E' necessario fare in modo che non torneranno più.

Cosa rischia chi abbandona i rifiuti in strada

Chi abbandona rifiuti non compie una “leggerezza”. Compie un illecito che, a seconda dei casi, può costare caro. La legislazione italiana è tutt’altro che morbida sul punto, anche se spesso la percezione pubblica è diversa.

Il riferimento principale è il Testo Unico Ambientale (Decreto Legislativo 152/2006). L’articolo 192 stabilisce un divieto chiaro: è vietato abbandonare o depositare rifiuti in modo incontrollato sul suolo e nel suolo. Non è una raccomandazione. È un divieto espresso.

Le conseguenze cambiano a seconda di chi compie l’azione e della natura dei rifiuti.

Se l’abbandono è commesso da un privato cittadino e riguarda rifiuti “non pericolosi”, si tratta di un illecito amministrativo. La sanzione può andare, in linea generale, da 300 a 3.000 euro. L’importo può raddoppiare se si tratta di rifiuti pericolosi. Oltre alla multa, c’è un obbligo fondamentale: la rimozione e il ripristino dello stato dei luoghi. In altre parole, chi sporca deve anche pagare per ripulire.

Se invece l’abbandono è commesso da un titolare di impresa o da un responsabile di ente, la situazione cambia radicalmente. In questo caso si entra nell’ambito penale. L’abbandono di rifiuti da parte di attività produttive può configurare un reato contravvenzionale, punito con l’arresto o con l’ammenda, con importi che possono superare i 10.000 euro nei casi più gravi. Se si tratta di rifiuti pericolosi, le pene aumentano.

Non solo. Quando l’abbandono diventa sistematico o organizzato, si può arrivare a ipotesi ancora più pesanti, come la gestione illecita di rifiuti o, nei casi estremi, il traffico illecito. Qui le sanzioni prevedono pene detentive significative e sequestri di mezzi e aree utilizzate per lo smaltimento illegale.

C’è poi un altro aspetto spesso sottovalutato: la responsabilità del proprietario del terreno. Se i rifiuti vengono abbandonati su un’area privata, l’autorità può ordinare al proprietario – qualora vi sia una sua responsabilità, anche solo per omessa vigilanza – di provvedere alla rimozione e al ripristino. Il principio è chiaro: il territorio non può restare contaminato.

Va ricordato anche il ruolo dei regolamenti comunali e della polizia locale. Molti Comuni si sono dotati di strumenti aggiuntivi: fototrappole, videosorveglianza, controlli mirati. Le immagini raccolte possono essere utilizzate per identificare i responsabili e irrogare le sanzioni. In presenza di prove documentali, diventa difficile sostenere la tesi dell’errore o della casualità.

Inoltre, l’abbandono di rifiuti può comportare ulteriori conseguenze indirette. Se dall’illecito derivano danni ambientali, si può configurare un obbligo di risarcimento. E nei casi in cui l’area venga contaminata in modo significativo, si apre la strada a procedimenti per danno ambientale, con interventi di bonifica costosi e complessi.

La legge, dunque, c’è. Le sanzioni anche. Il problema, semmai, è l’effettività dei controlli e la capacità di individuare i responsabili. Perché finché l’abbandono resta anonimo, il costo ricade sulla collettività. Quando invece viene accertato, il quadro normativo offre strumenti chiari e severi.

In sintesi: chi abbandona rifiuti rischia multe salate, procedimenti penali se è un’impresa, obbligo di ripristino e possibili ulteriori responsabilità per danno ambientale. Non è una bravata. È un illecito che può lasciare tracce economiche e giudiziarie pesanti. La differenza la fa l’applicazione concreta delle norme.

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