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03 Aprile 2026 - 10:12
L’ombra tra i boschi: qualcosa si muove (ancora) in Val d’Ossola
Si muove silenziosa tra i boschi, lascia tracce leggere sulla neve e si mostra raramente, quasi per caso. Eppure c’è, e continua a tornare. La lince della Val d’Ossola è stata nuovamente avvistata, questa volta non solo attraverso immagini statiche ma con un video che conferma la presenza stabile del felino nell’alto Piemonte. Un segnale importante per la biodiversità alpina, ma anche un’occasione per fare chiarezza su un animale tanto affascinante quanto spesso frainteso.
Le immagini arrivano dalle fototrappole installate dalla polizia provinciale del Verbano-Cusio-Ossola, strumenti ormai fondamentali per il monitoraggio della fauna selvatica. Grazie a questi dispositivi e all’analisi delle tracce lasciate sulla neve, gli agenti sono riusciti a ricostruire gli spostamenti dell’animale, che in pochi giorni ha percorso quasi sette chilometri tra vallate e pendii boschivi.
Non si tratta di una presenza nuova. Secondo quanto confermato dal comandante Riccardo Maccagno, si tratta dello stesso esemplare maschio già osservato nel 2022, tornato a frequentare l’area con una certa continuità. Il riconoscimento è stato possibile grazie al confronto delle macchie del mantello, una sorta di impronta digitale naturale che permette di identificare con precisione ogni individuo.
La particolarità di questo caso è anche nella dimensione transfrontaliera. L’animale, infatti, non si limita al territorio italiano, ma si spinge oltre il confine, nel Canton Ticino, dove è stato riconosciuto anche dalle autorità svizzere. Una collaborazione che dimostra come la gestione della fauna selvatica, soprattutto nelle aree alpine, richieda un approccio condiviso tra Paesi confinanti.

La presenza della lince rappresenta un indicatore ambientale di grande valore. Questo felino, infatti, è un predatore apicale e la sua presenza segnala un ecosistema sano e in equilibrio, capace di sostenere specie complesse e sensibili. In Italia, la lince era praticamente scomparsa nel corso del Novecento a causa della caccia e della riduzione degli habitat naturali. Negli ultimi decenni, però, si è assistito a un lento ritorno, grazie anche a progetti di conservazione e alla maggiore tutela ambientale.
In Piemonte, e in particolare nelle zone alpine, gli avvistamenti restano rari ma significativi. Già in passato, nel 2013 e nel 2015, erano stati segnalati altri esemplari maschi, poi scomparsi senza lasciare tracce. La presenza attuale, invece, sembra più stabile, anche se resta difficile prevedere se si tratti di un insediamento duraturo o di un passaggio temporaneo.
Nonostante il fascino che accompagna ogni avvistamento, resta fondamentale evitare allarmismi. La lince è un animale estremamente schivo e non pericoloso per l’uomo. Dotata di sensi molto sviluppati, è in grado di percepire la presenza umana a grande distanza e tende a evitare qualsiasi contatto. Non attacca e non rappresenta una minaccia per le persone.
Il suo comportamento è coerente con la definizione che spesso le viene attribuita: il “fantasma delle foreste”. Un animale elusivo, difficile da osservare, che preferisce muoversi nelle ore più tranquille e in zone poco frequentate. Anche per questo, gli incontri diretti sono estremamente rari.
Diverso è il discorso per la convivenza con le attività umane, in particolare con l’allevamento. In alcune aree alpine europee, la presenza della lince ha sollevato preoccupazioni tra gli allevatori, soprattutto per possibili predazioni di piccoli animali domestici. Tuttavia, nel caso della Val d’Ossola, non risultano al momento segnalazioni significative in tal senso.
Il ritorno della lince riapre anche un tema più ampio: quello della coabitazione tra uomo e fauna selvatica in territori sempre più antropizzati. Le Alpi, pur mantenendo ampie aree naturali, sono attraversate da infrastrutture, insediamenti e attività economiche che rendono complessa la gestione degli equilibri naturali. In questo contesto, il monitoraggio costante e la corretta informazione diventano strumenti essenziali.
Le istituzioni locali invitano alla prudenza ma anche alla consapevolezza. In caso di avvistamento, è importante mantenere le distanze, non inseguire l’animale e segnalare la presenza alle autorità competenti. Ma soprattutto è fondamentale comprendere che la presenza della lince non è un problema, bensì un segnale positivo per l’ambiente.
In un’epoca segnata dalla perdita di biodiversità e dal cambiamento climatico, il ritorno di grandi predatori come la lince rappresenta una notizia incoraggiante. Non solo per gli esperti, ma per tutti coloro che vedono nella natura un patrimonio da preservare.
La Val d’Ossola, con i suoi boschi e le sue montagne, torna così a essere teatro di una presenza antica, quasi dimenticata. Un ritorno silenzioso, ma carico di significato. Perché dietro quelle immagini catturate dalle fototrappole non c’è solo un animale raro, ma il segno concreto di una natura che, quando trova spazio, sa ancora riprendersi il suo posto.
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