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02 Aprile 2026 - 11:45
Velodromo Francone, riparte la pista ma il futuro resta in bilico: stagione al via dopo mesi di incertezza
La stagione può partire, ma il futuro resta tutto da scrivere. Dopo mesi di attesa, incontri e tensioni, il Velodromo Francone torna operativo, evitando il rischio concreto di uno stop che avrebbe interrotto una tradizione sportiva lunga oltre trent’anni. La cosiddetta “fumata bianca” è arrivata con una delibera comunale che consente la ripresa delle attività, ma solo in forma temporanea.
Il via libera riguarda infatti un periodo limitato, dal 16 marzo al 31 maggio, durante il quale l’impianto di via Ghetto e le strutture annesse sono state affidate all’associazione Francone, realtà storicamente legata alla gestione del centro pista federale. Una soluzione ponte che consente di salvare la stagione 2026, ma che non risolve le questioni strutturali emerse negli ultimi mesi.
La vicenda del velodromo è diventata, nel tempo, molto più di una questione sportiva. Ha assunto i contorni di un caso amministrativo, segnato da ritardi, incertezze e una crescente preoccupazione tra gli addetti ai lavori. Il rischio, concreto, era quello di vedere fermo un impianto considerato un punto di riferimento per il ciclismo su pista non solo piemontese, ma anche nazionale.
Per settimane, l’assenza di un atto formale aveva bloccato la programmazione. Una situazione paradossale, soprattutto considerando che negli anni passati l’affidamento dell’impianto avveniva con modalità ormai consolidate. Questa volta, invece, il percorso si è rivelato più complesso, tra passaggi tecnici e interlocuzioni istituzionali che hanno allungato i tempi.
Il risultato è stato un clima di incertezza che ha coinvolto atleti, famiglie e società sportive. Il centro federale di avviamento alla pista rappresenta infatti un tassello fondamentale per la formazione dei giovani ciclisti, offrendo un ambiente strutturato in cui avvicinarsi alla disciplina. La riapertura, seppur temporanea, evita quindi una frattura nella continuità sportiva. Ma lascia aperta una domanda centrale: quale sarà il destino del velodromo nei prossimi anni?
Il nodo della gestione a lungo termine resta infatti irrisolto. L’accordo attuale ha il sapore di una soluzione emergenziale, necessaria per non compromettere la stagione, ma insufficiente a garantire stabilità.
Negli ultimi mesi, il confronto tra amministrazione comunale, federazione ciclistica e associazione Francone ha evidenziato la necessità di individuare un modello gestionale più solido e duraturo. Un percorso che richiede non solo decisioni politiche, ma anche una visione strategica sul ruolo dell’impianto nel contesto sportivo territoriale.
Il Velodromo Francone non è infatti una struttura qualsiasi. Negli anni è diventato un polo di eccellenza, capace di attrarre eventi e di formare generazioni di atleti. Un patrimonio che rischia di essere messo in discussione se non supportato da una programmazione adeguata. La ripartenza della stagione 2026 rappresenta comunque un segnale positivo. Il calendario degli eventi è già definito e conferma la centralità dell’impianto nel panorama ciclistico regionale.
Tra gli appuntamenti più attesi c’è il Meeting Regionale Giovanile “Memorial Carlo Martinetto”, in programma il 3 e 4 luglio, dedicato ai giovani ciclisti piemontesi. Un evento che, giunto alla quarta edizione, si propone come momento di crescita e confronto per le nuove generazioni.

In autunno, il velodromo sarà invece protagonista con una manifestazione gravel, disciplina in forte espansione che unisce ciclismo su strada e percorsi sterrati. A chiudere la stagione, a novembre, sarà la Turin International Cyclocross, evento di respiro internazionale che porta sul territorio atleti e appassionati da diverse realtà.
Un calendario che dimostra come l’impianto sia ancora in grado di attrarre iniziative di rilievo, nonostante le difficoltà organizzative. Ma proprio questa vitalità rende ancora più urgente una riflessione sul futuro. La gestione temporanea, infatti, non consente di pianificare investimenti, miglioramenti strutturali o progetti di sviluppo a lungo termine.
Il rischio è quello di vivere in una condizione di precarietà, in cui ogni stagione dipende da decisioni dell’ultimo momento. Una situazione che mal si concilia con le esigenze di uno sport che richiede programmazione, continuità e strutture adeguate. Il dibattito si è inevitabilmente spostato anche sul piano politico. La minoranza consiliare ha sollevato il tema della necessità di una pianificazione complessiva del centro polisportivo, sottolineando come la gestione della pista sia solo una parte di un sistema più ampio.
La questione riguarda infatti l’intero complesso sportivo, che necessita di una visione integrata capace di valorizzare tutte le attività presenti. In questo contesto, il velodromo rappresenta un simbolo. Non solo per il ciclismo, ma per il ruolo che lo sport può avere nello sviluppo di un territorio. San Francesco al Campo si trova ora di fronte a una scelta. Limitarsi a gestire l’emergenza o investire in un progetto che guardi al futuro.
La ripartenza della stagione è un primo passo, ma non può essere l’unico. Servono risposte chiare, tempi certi e una strategia condivisa. Perché il rischio, altrimenti, è quello di ritrovarsi ogni anno nella stessa situazione, tra attese, rinvii e soluzioni temporanee. Il velodromo è tornato a vivere, ma la partita vera si gioca ora. Ed è una partita che riguarda non solo una pista, ma l’identità sportiva di un intero territorio.
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