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I piloni votivi raccontano il Canavese: memoria, fede e identità nella sala gremita

Grande partecipazione alla presentazione della ricerca: un viaggio tra storia, arte e religiosità popolare

I piloni votivi

I piloni votivi raccontano il Canavese: memoria, fede e identità nella sala gremita

Non semplici elementi del paesaggio, ma segni vivi di memoria collettiva, capaci di raccontare secoli di fede, tradizioni e identità. È questo il senso profondo emerso dall’incontro dedicato alla ricerca “I piloni votivi del Canavese, esempio di religiosità popolare”, che si è svolto nel pomeriggio del 28 marzo nella Sala Rossa del Comune, gremita di cittadini e appassionati.

Un successo di partecipazione che conferma quanto il tema sia sentito e radicato nel territorio. I piloni votivi, spesso considerati elementi minori, rappresentano in realtà una trama diffusa che attraversa campagne, strade e centri abitati, restituendo un’immagine autentica della religiosità popolare.

A guidare il pubblico in questo percorso è stata la professoressa Barbara Romano, che ha illustrato con precisione e ricchezza di dettagli il significato storico e culturale di questi manufatti. Non solo testimonianze di devozione, ma veri e propri documenti, capaci di raccontare paure, speranze e bisogni delle comunità nel corso dei secoli.

I piloni votivi nascono spesso come segni di protezione, ringraziamento o richiesta. Collocati agli incroci, lungo le strade o ai margini dei campi, segnano luoghi significativi e accompagnano la vita quotidiana delle persone. In essi si riflette una religiosità concreta, legata al territorio e alle esperienze vissute.

La ricerca presentata ha messo in evidenza come questi elementi, pur nella loro apparente semplicità, costituiscano un patrimonio di grande valore. Le decorazioni pittoriche, le iscrizioni e le immagini sacre raccontano non solo la fede, ma anche le trasformazioni sociali e culturali delle comunità locali.

Accanto all’approfondimento storico, l’incontro ha affrontato anche il tema della conservazione. Eleonora Tallon, presente tra i relatori, ha illustrato le tecniche di restauro e gli interventi necessari per preservare piloni e affreschi murali. Un lavoro complesso, che richiede competenze specifiche e una particolare attenzione al rispetto dei materiali originali. Il restauro, è stato sottolineato, non è solo un’operazione tecnica, ma un atto di tutela della memoria. Recuperare un pilone significa restituire valore a un pezzo di storia, evitando che venga cancellato dal tempo o dall’incuria.

Pilone votivo di Candia Canvese

Il pomeriggio culturale è stato coordinato dal vicesindaco Umberto La Marra, con il contributo della consigliera Viviana Cucatto e la presenza del sindaco Mario Mottino. Un lavoro di squadra che ha reso possibile un evento partecipato e ben organizzato, capace di coinvolgere un pubblico ampio.

La forte affluenza dimostra come esista un interesse crescente verso la riscoperta delle radici locali. In un’epoca in cui il rischio è quello di perdere il legame con il territorio, iniziative di questo tipo assumono un valore ancora più significativo. I piloni votivi, spesso osservati distrattamente, diventano così oggetto di una nuova attenzione. Non più elementi marginali, ma testimoni silenziosi di una storia condivisa.

L’incontro ha anche evidenziato l’importanza di promuovere percorsi di valorizzazione, che possano integrare questi beni nel patrimonio culturale più ampio. Non si tratta solo di conservarli, ma di renderli parte di un racconto accessibile, capace di coinvolgere cittadini e visitatori.

Il Canavese, in questo senso, offre un patrimonio diffuso che può diventare risorsa culturale e turistica. I piloni votivi, insieme ad altri elementi del paesaggio storico, contribuiscono a definire l’identità del territorio.

La giornata del 28 marzo ha rappresentato quindi molto più di una semplice presentazione. È stata un’occasione per riflettere sul valore della memoria, sulla necessità di tutelarla e sulla possibilità di trasformarla in un elemento di crescita per la comunità. E mentre la Sala Rossa si riempiva di voci e attenzione, emergeva con chiarezza un messaggio: anche i segni più piccoli possono raccontare storie grandi.

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