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02 Aprile 2026 - 09:57
Quante volte ci siamo interrogati sul delicato equilibrio tra genitori e figli. E, ancora di più, su quel triangolo complesso e spesso fragile che unisce genitori, figli e insegnanti. È lì che si giocano partite decisive: nella gestione dei capricci, nel difficile compito di dare regole, nei silenzi improvvisi dell’adolescenza, nelle porte chiuse, nei cellulari che diventano rifugi e barriere.
Non tutti sono genitori, ma tutti siamo figli. E questo basta a rendere il tema universale. È proprio da questa consapevolezza che nasce un approccio educativo tanto semplice quanto rivoluzionario: la pedagogia dei genitori.
Lunedì 2 marzo, la Biblioteca Archimede di Settimo Torinese ha ospitato il convegno “Genitorialità: una risorsa strategica”, un appuntamento che ha messo attorno allo stesso tavolo genitori, insegnanti, operatori sociali e sanitari, terzo settore ed enti locali.
Un tavolo di coordinamento capace di attivare alleanze concrete tra scuola, enti e famiglia.
L’idea di fondo è chiara: i genitori non sono spettatori del percorso educativo, ma protagonisti competenti, portatori di un sapere unico, costruito nell’esperienza quotidiana con i figli.
Quello di Settimo non è stato un evento isolato. A pochi giorni di distanza, il 12 marzo, l’esperienza si è spostata a Leini, dove l’Istituto Comprensivo ha ospitato un incontro molto particolare e apprezzato, coordinato dai docenti; Cardullo, Magi, Poliseno e Burzio.
Qui il lavoro si è fatto ancora più concreto, entrando nel cuore della scuola e delle classi, con un focus su uno degli strumenti più significativi della metodologia: il libretto “Con i nostri occhi”.
Si tratta di un dispositivo narrativo in cui i genitori raccontano il proprio figlio nella sua complessità, passioni, fragilità, bisogni, risorse.
È un cambio di prospettiva radicale: l’alunno non è più solo un voto sul diario, una diagnosi o un rendimento scolastico, ma una persona intera, conosciuta attraverso lo sguardo di chi lo vive ogni giorno.
Il progetto non si ferma a un singolo istituto. Coinvolge una rete più ampia che unisce le scuole di Settimo Torinese, Volpiano e Leini, sostenuta dalla Città Metropolitana di Torino attraverso il CE.SE.DI.

L'incontro del 2 marzo a Settimo Torinese
Al centro c’è la rete “Con i nostri occhi”, un accordo tra istituti scolastici per rendere concreta la pedagogia dei genitori e rafforzare il patto educativo scuola-famiglia.
Non solo scuola, però. La metodologia coinvolge anche servizi sociali, sanitari e associazioni, costruendo una comunità educante allargata.
Fondata dai professori Riziero Zucchi e Augusta Moletto, la pedagogia dei genitori nasce circa trent’anni fa da un’intuizione: “i genitori possiedono un sapere educativo che la scuola deve riconoscere e valorizzare”.
E’ proprio la professoressa Moletto a raccontare come tutto sia iniziato da un’intuizione maturata dentro la scuola.
“Abbiamo notato come insegnanti che i genitori potevano avere delle cose importanti da dirci - spiega. - Spesso a scuola arrivava la diagnosi, ma non arrivava la conoscenza vera del bambino. E invece ogni bambino è diverso dall’altro, anche a parità di diagnosi: quando si parla di una persona, si parla sempre di una storia unica”.
È da qui che nasce l’idea di raccogliere le narrazioni dei genitori, trasformandole in uno strumento educativo.
“All’inizio — racconta ancora Moletto — abbiamo cominciato a raccogliere queste storie, soprattutto negli anni Novanta, anche grazie a progetti europei. Poi le abbiamo pubblicate, e da lì è nata quella che oggi chiamiamo metodologia. Il primo libro è stato proprio una raccolta di queste esperienze”.
Nel tempo, questa pratica si è strutturata, trovando applicazione in diversi contesti: dalla scuola primaria all’università, dai servizi sociali a quelli sanitari. Anche sul territorio della Città Metropolitana di Torino, dove la rete “Con i nostri occhi” coinvolge diversi istituti locali.
Ma il cuore della metodologia resta semplice: creare spazi in cui i genitori possano raccontarsi e ascoltarsi. I cosiddetti gruppi di narrazione.
"L’obiettivo — spiega Moletto — è valorizzare le competenze educative dei genitori, che spesso non sono nemmeno consapevoli di averle. Nei gruppi si rendono conto delle risorse che mettono in campo ogni giorno. E questo li aiuta a non delegare completamente l’educazione, ma a prendersi la responsabilità, insieme alla scuola”.
Una responsabilità che, però, non pesa quando è condivisa. Anzi, diventa occasione di crescita.
“Non si tratta di dare consigli - precisa Moletto - .Ognuno racconta la propria esperienza, e gli altri ascoltano. Poi ciascuno porta a casa quello che sente utile. È un modo per aprire possibilità, non per imporre soluzioni”.
Ed è proprio nell’ascolto che spesso si producono i cambiamenti più significativi. Non tanto nelle grandi teorie, quanto nei piccoli spostamenti di sguardo.
“Siamo troppo abituati a vedere le cose negative - osserva Moletto -. In questi gruppi invece si lavora molto sulla positività. Non significa ignorare i problemi, ma riconoscere anche ciò che funziona. E questo aiuta davvero a superare le difficoltà”.
Gli effetti si vedono anche nella vita quotidiana. “Una mamma, dopo un incontro, ha detto: 'Quando vado a casa di qua sono più serena, e cambia anche il rapporto con i miei figli e con mio marito'”.
Non mancano i riferimenti alle sfide più attuali, a partire dall’adolescenza e dai suoi silenzi. Un tema emerso più volte anche nei gruppi.

Genitori e figli
“Il silenzio spesso viene vissuto come un problema - racconta Moletto - .Ma può diventare anche un’occasione. Un papà diceva di aver iniziato a parlare con la figlia proprio partendo da questo, raccontandole di ciò che lui stesso aveva espresso durante questi incontri e da lì si è aperto un dialogo”.
Un approccio che richiede tempo, pazienza, e soprattutto disponibilità a mettersi in gioco. Senza pretendere risposte immediate.
“Davani ad una porta chiusa non bisogna entrare a tutti i costi — aggiunge — ma cercare altre vie. Costruire la comunicazione poco per volta, anche rispettando i tempi dei ragazzi”.
Intanto, il progetto continua a crescere. La rete sul territorio si consolida, nuovi incontri vengono organizzati, e si guarda già al futuro, con l’idea di portare a Settimo un convegno di più ampio respiro.
In un tempo in cui l’educazione sembra spesso frammentata, la pedagogia dei genitori prova a ricucire, a rimettere insieme i pezzi, a restituire senso a una parola che rischia di diventare astratta.
Partendo da una cosa concreta, quotidiana, universale: l’esperienza di essere genitori. E, prima ancora, figli.

Il professor Zucchi
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