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Giudiziaria

La bistecca scotta: a Torino si contano le forchette (e le quote)

Dalla Capitale al Piemonte, fari su quote, prestanomi e professionisti: nel mirino anche i passaggi societari legati alla “Bisteccheria d’Italia” e i rapporti con ambienti vicini al clan Senese

Il caso della bisteccheria, spiegato senza sconti: affari, foto e imbarazzi politici

Delmastro

C’è un secondo fronte investigativo che si muove lontano da Roma ma resta strettamente connesso agli stessi fatti. A Torino, infatti, la magistratura ha acceso i riflettori su una vicenda che si intreccia con quella già in corso nella Capitale sul presunto utilizzo della “Bisteccheria d’Italia” di via Tuscolana per operazioni legate al denaro del clan Senese.

Qui il focus cambia prospettiva. Non tanto – o non solo – il flusso di denaro, quanto la costruzione societaria che ruota attorno al locale romano. È in questo contesto che nasce il nuovo filone d’indagine sul caso Caroccia-Delmastro, già costato il passo indietro all’ex sottosegretario alla Giustizia dopo l’emersione, attraverso un’inchiesta giornalistica, della sua partecipazione (poi dismessa) nella società “Le Cinque Forchette”. Una realtà che, oltre a esponenti di Fratelli d’Italia, coinvolge anche la famiglia di un soggetto ritenuto vicino agli ambienti del clan.

Le verifiche avviate nelle scorse settimane hanno trovato conferme sufficienti per l’apertura di un fascicolo, affidato a un pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia. Gli inquirenti lavorano su un’ipotesi precisa: intestazioni fittizie con possibile finalità di agevolazione mafiosa.

Nel mirino, almeno in questa prima fase, ci sono le dinamiche che hanno portato alla nascita della società. In particolare, il rapporto tra Caroccia e la figlia, che – secondo gli investigatori – avrebbe avuto un ruolo formale nella costituzione della srl, avvenuta a Biella alla fine del 2024, in un momento in cui il passato giudiziario del padre era già ampiamente noto.

Se a Roma si indaga sul cuore economico dell’operazione e sui possibili legami diretti con il clan Senese, a Torino si scandagliano invece i passaggi “a monte”: chi ha seguito la creazione della società, chi ha certificato e accompagnato le operazioni, e con quali verifiche. Sotto esame, dunque, anche professionisti e intermediari. Tra questi compare Antonella Pelle, che ha gestito una fase cruciale nel trasferimento delle quote: passate prima da Delmastro, poi dalla sua società immobiliare, fino ad arrivare – lo scorso marzo – alla giovane figlia di Caroccia.

A coordinare gli accertamenti è la Guardia di Finanza, con il nucleo specializzato già attivo anche sull’indagine romana. Due percorsi distinti, ma destinati a incrociarsi su più livelli, a partire dai movimenti societari e dai flussi economici.

Non meno rilevante è la posizione degli ex soci, molti dei quali legati politicamente a Fratelli d’Italia. Alcuni ricoprivano incarichi pubblici, altri li hanno lasciati di recente. Tra i nomi che emergono figurano, oltre allo stesso Delmastro, anche Elena Chiorino – che ha appena rassegnato le dimissioni –, il consigliere regionale Davide Zappalà e l’assessore comunale di Biella Cristiano Franceschini.

Infine, resta aperto il capitolo più delicato: quello dei pagamenti. Le cessioni di quote, avvenute in tempi ravvicinati e tra gli stessi soggetti, saranno analizzate nel dettaglio per chiarire se modalità e cifre siano compatibili con operazioni ordinarie o se, invece, nascondano altro. È su questo terreno che le due inchieste, pur nate separate, potrebbero trovare un punto di contatto decisivo.

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