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29 Marzo 2026 - 16:09
Rivarolo, ad Argentera il ricordo dei partigiani fucilati: “La memoria è un dovere, non un rito”
Non è solo una commemorazione, ma un passaggio di testimone tra generazioni. Nel giardino della Scuola primaria “Silvio Caligaris”, ad Argentera, la memoria dell’eccidio del 22 marzo 1945 è tornata a vivere attraverso le parole, i volti e l’emozione di una comunità riunita.
Ottant’anni dopo, il sacrificio dei cinque partigiani, guidati dal tenente Renzo Scognamiglio, continua a interrogare il presente. Furono fucilati proprio in questa frazione, in uno degli episodi più drammatici della Resistenza locale. Una pagina di storia che non si è consumata nel tempo, ma che resta incisa nella coscienza collettiva.
Alla cerimonia hanno preso parte le istituzioni locali, con il sindaco Martino Zucco Chinà, il vicesindaco Marina Vittone e il consigliere Riccardo Cerrano, insieme all’Anpi – sezione Favria, Oglianico e Rivarolo – rappresentata dalla presidente Gabriella Meaglia. Presenti anche i cittadini benemeriti insigniti del Sigillo civico, Renato Rossi e Carlo Lege.
Ma il cuore della commemorazione è stato affidato ai più giovani. I bambini della scuola, affiancati dalla Sindaca dei ragazzi Althaea Benedetta Consigliere e dal Consiglio comunale dei ragazzi, hanno dato voce alla memoria con una partecipazione intensa e consapevole.
Non una semplice rievocazione, ma un racconto costruito attraverso le parole dei protagonisti di allora. Gli alunni hanno letto gli scritti dei partigiani, lettere indirizzate alle madri e ai propri cari durante i giorni della prigionia. Parole semplici, spesso asciutte, ma cariche di una forza che attraversa il tempo.
In quei testi emerge la dimensione più umana della guerra: la paura, la dignità, il senso del dovere. E soprattutto la consapevolezza di un sacrificio compiuto in nome della libertà.

L’atmosfera è stata profondamente commovente, segnata da momenti di silenzio e riflessione. Il sindaco Zucco Chinà ha sottolineato come la memoria non possa ridursi a un rito formale, ma debba diventare un impegno concreto. Ricordare, ha evidenziato, significa anche interrogarsi sul presente e difendere i valori su cui si fonda la convivenza civile.
Sulla stessa linea la presidente dell’Anpi, Gabriella Meaglia, che ha richiamato l’importanza di custodire la memoria della Resistenza come patrimonio collettivo. Non solo storia, ma un riferimento ancora attuale in un contesto internazionale segnato da tensioni e conflitti.
Nel corso della cerimonia è emerso con forza il tema della pace, non come concetto astratto, ma come costruzione quotidiana. Un valore che passa attraverso la conoscenza, la consapevolezza e il rispetto delle istituzioni democratiche.
Il vicesindaco Marina Vittone ha posto l’accento sul ruolo centrale della scuola, sottolineando il lavoro svolto da docenti e studenti nel trasmettere questi valori. “È proprio attraverso l’educazione – ha ricordato – che si costruisce una società capace di riconoscere il bene comune e di condividere principi fondamentali come la solidarietà e la convivenza”.
Il coinvolgimento dei più giovani rappresenta forse l’aspetto più significativo della giornata. In un’epoca in cui la distanza temporale dagli eventi della Seconda guerra mondiale rischia di affievolire la memoria, il lavoro educativo diventa essenziale per mantenere vivo il significato di quei sacrifici.
Argentera, con questa commemorazione, conferma il proprio impegno nel custodire la storia e nel trasmetterla alle nuove generazioni. Non come un esercizio nostalgico, ma come strumento per comprendere il presente.
Perché la storia dei cinque partigiani non appartiene solo al passato. È una storia che parla ancora oggi, ricordando che la libertà non è un dato acquisito, ma un valore da difendere ogni giorno.
E in quel giardino, tra le voci dei bambini e il silenzio degli adulti, quella memoria ha trovato ancora una volta il modo di restare viva.
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