Cerca

Attualità

Casimiro Barello, perché continua a richiamare fedeli a Cavagnolo

Via Crucis, messe e incontri: giorni partecipati tra spiritualità e riflessione sul Venerabile

Casimiro Barello, perché continua a richiamare fedeli a Cavagnolo

Casimiro Barello, perché continua a richiamare fedeli a Cavagnolo

A Cavagnolo, la domanda è sempre la stessa: perché Casimiro Barello continua ad attirare così tante persone?

Le celebrazioni tra il 6 e il 9 marzo non sono state solo un calendario di appuntamenti religiosi. Sono state, ancora una volta, un banco di prova per capire quanto questa figura resti viva nel territorio. E quanto continui a parlare anche oggi.

Il primo segnale è arrivato già venerdì sera, con la Via Crucis itinerante: dal cimitero al Belvedere, lungo la scalinata di via Massena, fino alla chiesa di San Secondo. Un percorso fisico, certo. Ma soprattutto simbolico. San Secondo non è un luogo qualunque: è qui che, secondo la tradizione, la Vergine si sarebbe manifestata a Casimiro, segnando una svolta nella sua vita.

Poi il fine settimana si è spostato su un altro piano. Non più solo devozione, ma lettura della figura. A guidarla è stato don Pierluigi Cameroni, postulatore generale dei Salesiani, che ha ripreso una domanda vecchia di vent’anni ma ancora centrale: “Perché tanto fascino?”. La stessa che nel 2003 aveva posto don Pasquale Liberatore, in una conferenza diventata ormai riferimento per chi studia la figura del Venerabile.

La risposta, più che una definizione, è un’immagine: una “santità gridata”. Non fatta di equilibrio rassicurante, ma di gesti radicali, fuori misura. “I santi sono come bacchettate sulla cattedra per svegliare gli alunni distratti”, viene ricordato durante gli incontri. È qui che sta il punto: non nell’imitazione, ma nello scossone. Nel fatto che quella vita costringe a prendere posizione.

E infatti le celebrazioni non sono rimaste astratte. Sabato si è chiuso con la messa e un momento conviviale nel salone parrocchiale. Domenica mattina la chiesa si è riempita anche di amministratori: presenti i sindaci e i rappresentanti dei Comuni di Cavagnolo, Brusasco, Monteu da Po e Verrua Savoia. Segno che la dimensione religiosa, qui, resta intrecciata con quella civica.

C’è stato anche spazio per i dettagli che raccontano una comunità: il coro, i musicisti del territorio, gli auguri improvvisati al sindaco. E persino il collegamento con Alcoy, in Spagna, dove Casimiro morì 142 anni fa. Un filo che non si è mai spezzato.

Il 9 marzo, giorno dell’anniversario, si è tornati ancora a San Secondo. Questa volta con una preghiera che guarda fuori: pace nelle zone di guerra, protezione per l’Italia. Un passaggio che sposta il senso della commemorazione dal passato al presente.

E allora la domanda iniziale resta. Perché tanto fascino?

Forse perché Casimiro non è una figura “comoda”. Non è un santo da immagine. È un uomo che, come emerge anche dai documenti storici, ha vissuto una radicalità che ancora oggi mette in discussione: povertà scelta, pellegrinaggio continuo, una fede che non cerca compromessi ma li rompe.

Ed è proprio questo il punto che le celebrazioni hanno rimesso al centro. Non la devozione in sé, ma ciò che quella vita continua a dire. O, meglio, a disturbare.

Sabato 14 marzo il programma si chiuderà con una camminata sui luoghi di Casimiro. Un gesto semplice. Ma coerente: perché questa storia, più che essere raccontata, continua a essere percorsa.

E forse è qui la risposta più onesta. Non nel cercare di spiegare il fascino. Ma nel riconoscere che, a distanza di oltre un secolo, c’è ancora qualcosa che non si lascia archiviare.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori