AGGIORNAMENTI
Cerca
Attualità
22 Marzo 2026 - 21:42
Casimiro Barello, perché continua a richiamare fedeli a Cavagnolo
A Cavagnolo, la domanda è sempre la stessa: perché Casimiro Barello continua ad attirare così tante persone?
Le celebrazioni tra il 6 e il 9 marzo non sono state solo un calendario di appuntamenti religiosi. Sono state, ancora una volta, un banco di prova per capire quanto questa figura resti viva nel territorio. E quanto continui a parlare anche oggi.
Il primo segnale è arrivato già venerdì sera, con la Via Crucis itinerante: dal cimitero al Belvedere, lungo la scalinata di via Massena, fino alla chiesa di San Secondo. Un percorso fisico, certo. Ma soprattutto simbolico. San Secondo non è un luogo qualunque: è qui che, secondo la tradizione, la Vergine si sarebbe manifestata a Casimiro, segnando una svolta nella sua vita.
Poi il fine settimana si è spostato su un altro piano. Non più solo devozione, ma lettura della figura. A guidarla è stato don Pierluigi Cameroni, postulatore generale dei Salesiani, che ha ripreso una domanda vecchia di vent’anni ma ancora centrale: “Perché tanto fascino?”. La stessa che nel 2003 aveva posto don Pasquale Liberatore, in una conferenza diventata ormai riferimento per chi studia la figura del Venerabile.

La risposta, più che una definizione, è un’immagine: una “santità gridata”. Non fatta di equilibrio rassicurante, ma di gesti radicali, fuori misura. “I santi sono come bacchettate sulla cattedra per svegliare gli alunni distratti”, viene ricordato durante gli incontri. È qui che sta il punto: non nell’imitazione, ma nello scossone. Nel fatto che quella vita costringe a prendere posizione.
E infatti le celebrazioni non sono rimaste astratte. Sabato si è chiuso con la messa e un momento conviviale nel salone parrocchiale. Domenica mattina la chiesa si è riempita anche di amministratori: presenti i sindaci e i rappresentanti dei Comuni di Cavagnolo, Brusasco, Monteu da Po e Verrua Savoia. Segno che la dimensione religiosa, qui, resta intrecciata con quella civica.
C’è stato anche spazio per i dettagli che raccontano una comunità: il coro, i musicisti del territorio, gli auguri improvvisati al sindaco. E persino il collegamento con Alcoy, in Spagna, dove Casimiro morì 142 anni fa. Un filo che non si è mai spezzato.
Il 9 marzo, giorno dell’anniversario, si è tornati ancora a San Secondo. Questa volta con una preghiera che guarda fuori: pace nelle zone di guerra, protezione per l’Italia. Un passaggio che sposta il senso della commemorazione dal passato al presente.
E allora la domanda iniziale resta. Perché tanto fascino?
Forse perché Casimiro non è una figura “comoda”. Non è un santo da immagine. È un uomo che, come emerge anche dai documenti storici, ha vissuto una radicalità che ancora oggi mette in discussione: povertà scelta, pellegrinaggio continuo, una fede che non cerca compromessi ma li rompe.

Ed è proprio questo il punto che le celebrazioni hanno rimesso al centro. Non la devozione in sé, ma ciò che quella vita continua a dire. O, meglio, a disturbare.
Sabato 14 marzo il programma si chiuderà con una camminata sui luoghi di Casimiro. Un gesto semplice. Ma coerente: perché questa storia, più che essere raccontata, continua a essere percorsa.
E forse è qui la risposta più onesta. Non nel cercare di spiegare il fascino. Ma nel riconoscere che, a distanza di oltre un secolo, c’è ancora qualcosa che non si lascia archiviare.
Edicola digitale
I più letti
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.