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Insulti shock contro Abdullahi Ahmed: scatta la denuncia in questura

Il consigliere dem, cittadino onorario di Settimo: «È il momento di reagire»

Insulti shock contro Abdullahi Ahmed: scatta la denuncia in questura

Insulti shock contro Abdullahi Ahmed: scatta la denuncia in questura

Da Settimo Torinese alla Sala Rossa di Torino, fino alla questura. È il percorso, umano e politico, che oggi torna al centro dell’attenzione per una vicenda che va ben oltre i social. Il consigliere comunale torinese del Partito Democratico Abdullahi Ahmed, cittadino onorario di Settimo, ha deciso di denunciare una serie di insulti razzisti ricevuti online dopo aver pubblicato un video in cui invitava a votare al referendum.

Una scelta che segna un punto di svolta. Non tanto per la singola vicenda, quanto per il significato che assume per un territorio – quello della cintura nord di Torino – dove Ahmed è cresciuto e si è formato politicamente.

Le parole del consigliere restituiscono la dimensione personale di un attacco che, però, ha subito travalicato i confini del confronto politico. Sotto quel video, infatti, sono comparsi commenti carichi di odio: «Negro di m…», «Siete una razza che andrebbe sterminata». Frasi che non lasciano spazio a interpretazioni.

Ahmed ha deciso di non lasciare correre. Nei giorni scorsi si è recato in questura per formalizzare la denuncia, rompendo un silenzio che in passato aveva scelto di mantenere anche di fronte ad altri episodi. È il momento di reagire, spiega oggi, indicando una linea chiara: non normalizzare più certi comportamenti.

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Il caso ha suscitato attenzione anche a Settimo Torinese, città che Ahmed considera casa. È qui che, dopo lo sbarco a Lampedusa nel 2008, ha iniziato il suo percorso di integrazione, passando dal Centro Fenoglio fino al lavoro come mediatore culturale. Un cammino che nel 2014 è stato riconosciuto con la cittadinanza onoraria conferitagli dal Comune, e che nel 2016 si è completato con quella italiana.

A Settimo Ahmed non è stato solo un cittadino, ma un punto di riferimento. Ha lavorato con i giovani, con le comunità straniere, nelle scuole, incontrando migliaia di studenti e costruendo un dialogo continuo sui temi dell’integrazione, della cittadinanza e dei diritti. Un impegno che lo ha portato anche a ideare iniziative culturali e a ricevere riconoscimenti europei, come il Premio Altiero Spinelli nel 2020.

Quando nel 2021 è stato eletto consigliere comunale a Torino con oltre mille preferenze, quel risultato è stato letto anche come il riflesso di un percorso costruito proprio nella cintura metropolitana. «Settimo la porto sempre nel cuore», aveva detto allora, sottolineando il legame con una comunità che lo aveva sostenuto fin dall’inizio.

Ed è proprio questo percorso che rende ancora più significativa la vicenda di oggi. Perché gli attacchi ricevuti non colpiscono solo una figura politica, ma una storia che parla di integrazione riuscita, partecipazione e impegno civile.

Secondo Ahmed, l’escalation degli insulti sarebbe maturata negli ultimi giorni, anche in relazione al clima seguito a un convegno sull’islamofobia. Da lì, una crescita esponenziale dei commenti offensivi, alimentata dalla logica dei social e dalla facilità con cui certi contenuti si diffondono.

Accanto agli attacchi, però, non sono mancati i messaggi di solidarietà. Amici, conoscenti e cittadini sono intervenuti pubblicamente per esprimere sostegno, ricordando il lavoro svolto da Ahmed sul territorio e il suo contributo alla vita pubblica.

Resta però il dato più evidente: la difficoltà, sempre più marcata, di mantenere un confronto civile nello spazio digitale. Il passaggio dal dissenso all’odio, in molti casi, è ormai immediato. E quando entrano in gioco origine, identità e appartenenza, il livello dello scontro si alza ulteriormente.

La denuncia presentata in questura segna quindi un passaggio importante. Non solo per Ahmed, ma per il dibattito pubblico più in generale. Perché pone una domanda che riguarda tutti: fino a che punto si può tollerare che il confronto politico degeneri in violenza verbale?

Nel frattempo, il consigliere continua la sua attività istituzionale, mantenendo quella linea che lo ha sempre contraddistinto: lavorare sul territorio, ascoltare, costruire ponti. Ma con una consapevolezza in più: che oggi, di fronte a certi episodi, il silenzio non è più un’opzione.

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