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SETTIMO TORINESE. Abdullahi eletto sotto la Mole: "Con umiltà, voglio imparare"

SETTIMO TORINESE. Abdullahi eletto sotto la Mole: "Con umiltà, voglio imparare"
SETTIMO TORINESE – E’ fuggito dalla guerra in Somalia, aveva appena 19 anni. Oggi ne ha 32 e con 1112 voti è diventato consigliere comunale a Torino nelle fila del Pd (Partito Democratico). Ha oltrepassato nomi del passato, ma non solo. Abdullahi Ahmed mediatore culturale che havissuto per molti anni a Settimo Torinese, sogna una città metropolitana che guardi di più ai migranti. “Da 25 anni in consiglio comunale a Torino non c’è una persona con un passato migratorio. Non posso dire cosa farò, ma certamente continuerò ad ascoltate la gente. Settimo la porto sempre nel cuore e il supporto dei settimesi in questa mia avventura l’ho sentito tutto”. Lo afferma Abdullahi, il neo consigliere comunale torinese che in soli 45 giorni di campagna elettorale ha saputo raccogliere consensi e oggi conquistare un posto in consiglio comunale nel capoluogo piemontese. Abdullahi Ahmed è il fondatore di Generazione Ponte e Ideatore del “Festival dell'Europa Solidale e del Mediterraneo di Ventotene”. Nato a Mogadiscio nel 1988, ha raggiunto Lampedusa nel 2008 per poi approdare a Settimo Torinese, città che gli ha riconosciuto la cittadinanza onoraria nel settembre del 2014. Nel 2016 ha ottenuto la cittadinanza italiana. Mediatore culturale, da sempre impegnato sui temi dell'integrazione e dell'accesso alla cittadinanza, si è occupato di politiche giovanili, periferie e Inclusione/ cultura. Abdullahi ha incontrato più di 100.000 studenti, con la missione di promuovere campagne volte ad aumentare la sensibilità culturale, sociale e politica sul fenomeno migratorio. Nel 2020 è tra i vincitori del Premio Altiero Spinelli della Commissione Europea. È uscito il suo libro "Lo sguardo avanti” edito da add editore. Quando si è avvicinato alla politica? Diciamo che sono sempre stato un simpatizzante, ma non ho mai fatto parte di un partito. A Settimo, per esempio, sono sempre stato vicino al mondo della politica, da Aldo Corgiat, per poi passare a Fabrizio Puppo e oggi con la sindaca Elena Piastra. Sono sempre stato vicino a tante personalità politiche, ma non mi sono mai schierato. Come mai ha scelto di candidarsi alle elezioni amministrative di Torino? Era la fine di giugno 2020 quando il Pd (Partito democratico) della città mi ha chiesto di candidarmi. In molti mi conoscevano già, alcuni di loro avevano letto e apprezzato il mio libro. Una cosa che mi ha spinto a candidarmi è stato confrontarmi con le associazioni migratorie del territorio e capire che qui nessuno ci ha mai considerati e allora mi hanno detto che forse io avrei potuto dare una mano a chi come me giunge in Italia da migrante. Ci ho riflettuto e dopo qualche settimana ho accettato e deciso di candidarmi. Non era una cosa pensata ed elaborata prima. Qual è la sua mission? Io ho fatto una campagna elettorale particolare perché è durata solo 45 giorni, ho iniziato praticamnte a fine agosto, quando a Torino non c’era anima viva in giro. Prendevo l’autobus 51, attraversavo Torino, viaggiavo in mezzo alla gente e chiedevo alle persone di ascoltarmi. Chiedevo loro quali fossero le problematiche che riscontravano quotidianamente. Ho portato avanti diversi temi e saranno quelli per cui mi batterò: le periferie come ad esempio il quartiere Aurora e Barriera Milano, sono luoghi da ascoltare, capire i problemi che ci sono, stare in mezzo alla gente. Poi l’inclusione: per esempio i disabili a volte non possono nemmeno prendere i pullman a causa delle barriere architettoniche. Le politiche giovanili: la mancanza di lavoro, l’importanza della cultura, e capire come aiutare la nostra società guardando oltre gli stereotipi, anche attraverso il linguaggio che è molto importante. Come vorrebbe cambiare la città? Oggi non posso permettermi di dire io farò questo, dipenderà tutto da come si evolverà la situazione. Dobbiamo essere una squadra e dobbiamo lavorare per il bene comune. Voglio restare umile e capire e imparare insieme agli altri.  
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