AGGIORNAMENTI
Cerca
Attualità
23 Marzo 2026 - 15:14
In Canavese la scienza si racconta: tre giorni per imparare a comunicarla davvero
Non basta fare ricerca. Oggi, sempre di più, serve saperla raccontare. È da questa consapevolezza che nasce la Scuola Invernale di Comunicazione della Ricerca Scientifica, che per tre giorni ha trasformato Ronco Canavese, nel cuore della Valle Soana, in un laboratorio di idee, linguaggi e nuove competenze.
Ventisette partecipanti, provenienti da diverse realtà del Nord Italia — tra aree protette, università ed enti di ricerca di Piemonte, Valle d’Aosta, Trentino e Lombardia — si sono messi in gioco per affrontare una sfida sempre più centrale: rendere la scienza accessibile, comprensibile e coinvolgente.
La terza edizione dell’iniziativa si è conclusa con un bilancio che va oltre le ore di formazione. Venti ore di lavoro pratico, tra narrazione, facilitazione e partecipazione, hanno permesso ai partecipanti di confrontarsi non solo con tecniche e strumenti, ma con un cambio di prospettiva: passare dalla trasmissione di contenuti alla costruzione di relazioni con il pubblico.
Il punto di partenza è chiaro: la scienza, per essere davvero efficace, deve uscire dai contesti specialistici e dialogare con la società. Un passaggio che richiede competenze nuove, capaci di tradurre dati, studi e risultati in storie, immagini e linguaggi comprensibili.
A guidare il percorso sono stati i docenti Claudio Tomaello e Veronica Sommadossi, che hanno costruito un ambiente di lavoro partecipativo, puntando sul coinvolgimento diretto e sull’esperienza pratica. Non lezioni frontali, ma esercizi, simulazioni, momenti di confronto. Un approccio che riflette una trasformazione più ampia nel modo di fare comunicazione scientifica. Non più solo divulgazione, ma interazione, ascolto, capacità di adattarsi ai diversi pubblici.
Il momento più emblematico dell’intero percorso è arrivato sabato, con lo spettacolo “Mi abbatto e sono felice” di Daniele Ronco. Un evento aperto al pubblico che ha rappresentato una sorta di prova generale: dimostrare che la scienza, quando trova la forma giusta, può parlare a tutti. Teatro, ironia e contenuti si sono intrecciati in un racconto capace di coinvolgere e far riflettere, confermando che il linguaggio è uno degli strumenti più potenti per avvicinare le persone a temi complessi.
Non è un dettaglio. Perché una delle sfide principali della ricerca oggi è proprio quella di superare la distanza tra chi produce conoscenza e chi la riceve. Una distanza che non è solo tecnica, ma culturale. In questo senso, esperienze come quella di Ronco Canavese assumono un valore strategico. Non solo formazione, ma costruzione di una rete di professionisti capaci di portare avanti un nuovo modo di raccontare la scienza.
Il contesto in cui si è svolta l’iniziativa non è secondario. La Valle Soana, con il suo patrimonio naturale e il legame con il Parco Nazionale Gran Paradiso, rappresenta un ambiente ideale per riflettere sul rapporto tra ricerca, territorio e conservazione.
Non a caso, tra i partecipanti erano presenti anche operatori del settore ambientale, impegnati quotidianamente nella gestione e tutela degli ecosistemi. Per loro, la comunicazione non è solo un valore aggiunto, ma uno strumento fondamentale per coinvolgere cittadini e comunità locali. A sostenere l’iniziativa sono stati diversi attori, a partire dal MUSE di Trento, che ospiterà la prossima edizione, fino all’Associazione Bioma e al Comune di Ronco Canavese, che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento.
Un ruolo importante lo ha avuto anche il territorio, con realtà come la Locanda della Luna, operatore con Marchio di Qualità Gran Paradiso, che ha garantito accoglienza e supporto logistico. Il risultato è stato un’esperienza che unisce formazione e comunità, competenze e territorio. Un modello che dimostra come anche piccoli centri possano diventare luoghi di produzione culturale e innovazione.
La conclusione della scuola non segna un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso. I partecipanti tornano nei propri contesti con strumenti nuovi, ma soprattutto con una consapevolezza diversa: la scienza non è solo da studiare, ma da raccontare. E raccontarla bene, oggi, significa renderla più vicina, più comprensibile, più utile.
In un tempo in cui la complessità aumenta e le informazioni si moltiplicano, la capacità di comunicare la ricerca diventa una competenza chiave. Non per semplificare, ma per avvicinare. Ronco Canavese, per tre giorni, è stato il luogo in cui questo processo ha preso forma. E dove la scienza ha trovato, ancora una volta, una voce.
Edicola digitale
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.