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24 Febbraio 2026 - 14:09
Il torrente Soana
La diga della Valle Soana, progetto che turba il sonno di molti canavesani, continua a restare avvolta nel mistero. Poche e vaghe informazioni, trasparenza inesistente e, a fronte di tutto questo, poca attenzione della politica locale. Finore l’unico partito che se n’è interessato è il Movimento Indipendenza, che ha tra i suoi dirigenti nazionali il pontese Raffaele Costa, consigliere di opposizione nel Comune di Pont. Gli altri partiti dove sono?
In un comunicato, Costa informa sulle sue ultime iniziative. Dal momento che l’idea dell’invaso e i passi successivi erano nati in seno all’Unione Montana Valli Orco e Soana, nell’autunno del 2024 si era rivolto direttamente all’Unione e questa, tramite una pec del 7 novembre 2024, gli aveva comunicato che l’ente intendeva “proseguire le analisi geofisiche compatibilmente con le risorse disponibili” e che l’iter era “in fase di attesa finalizzata al reperimento dei fondi necessari”. Trascorso più di un anno, Costa voleva verificare se tali intenzioni fossero state confermate o se fossero intervenuti sviluppi: il 30 gennaio 2026 aveva pertanto inviato all'Unione una richiesta dormale di chiarimenti. La risposta è arrivata dopo 19 giorni e consiste nella frase: “Non ci sono nuovi atti da segnalare”.
Tanta sinteticità potrebbe essere apprezzata in altri casi ma in una situazione del genere – commenta l’autore della richiesta - “non può essere considerata adeguata né proporzionata all’importanza del tema. Non risponde ai quesiti posti e non chiarisce se le intenzioni espresse nel 2024 siano ancora valide. I cittadini hanno il diritto di sapere quali siano oggi le reali intenzioni dell’ente, soprattutto in relazione a un’opera che riguarda la sicurezza idrogeologica, la gestione delle risorse idriche e la pianificazione futura della Valle Soana. Per questo ho ritenuto necessario procedere con un richiamo formale, chiedendo un riscontro completo e motivato, affinché sia chiaro quali siano oggi le intenzioni dell’ente e quali passi si intendano compiere”.

Cos’è questa diga sul Soana, della quale si parla da qualche anno? L’idea era stata di Marco Bonatto Marchello, presidente dell’Unione Montana nonché sindaco di Frassinetto. Subito venne sposata e fatta propria dall’Unione e dall’amministrazione di Ingria che, pur essendo un piccolissimo comune, trovava ampio ascolto in Regione anche grazie alla presenza in consiglio, nella passata legislatura, di un suo consigliere comunale: Andrea Cane.
Per chi non conosce la Valle Soana, va detto che si tratta di una vallata pittoresca ed ancora abbastanza selvaggia: la sua parte alta è inserita nel Parco Nazionale Gran Paradiso. La zona più in basso, compresa nel territorio comunale di Ingria, è assai stretta: lì il Torrente Soana scorre incassato tra il versante ingriese sulla destra orografica e quello frassinettese sulla sinistra. Proprio in quella parte della valle, verso il confine con il Comune di Pont, dovrebbe sorgere l’invaso che, secondo i suoi sostenitori, offrirebbe non solo i vantaggi derivanti dalla produzione di energia idroelettrica ma diventerebbe la molla per uno sviluppo turistico in grande stile.
I detrattori si chiedono dove starebbero tutte queste possibilità di attrarre turisti se manca fisicamente lo spazio per accogliere le necessarie strutture. Soprattutto però si preoccupano per i rischi che una “grande opera” di questo genere comporterebbe: la valle, oltre che stretta, è geologicamente fragile ed instabile, soggetta a continui franamenti dei versanti ed il Soana ha carattere accentuatamente torrentizio con piene frequenti. A valle della diga (in territorio di Pont) incombe un’enorme frana in movimento, che a suo tempo comportò la costruzione di una galleria stradale per mettere in sicurezza l’unica via di collegamento con la pianura. La frana venne monitorata per qualche anno poi nulla. Il pensiero corre inevitabilmente al Vajont ed alle caratteristiche di quell’immane disastro, causato non dal cedimento della diga (che resse) ma dal franamento del sovrastante Monte Toc: nelle acque si riversò una massa rocciosa enorme provocando un’onda gigantesca che risalì il versante opposto e poi tracimò nella valle travolgendo interi paesi e provocando quasi duemila morti. Al di là di affinità e differenze, ad inquietare è il fatto che questo problema non sia stato nemmeno esaminato in fase di ideazione della diga di Ingria. Peggio: in uno studio commissionato al Politecnico di Torino e reso noto due anni fa non si citano criticità idrogeologiche. Chissà quali dati vennero forniti ai suoi autori!
Il mondo politico locale si è mosso più che altro a sostegno dell’opera; di voci contrarie non se ne sono sentite molte. Proprio due anni fa però qualche crepa si era aperta fra i sostenitori ed era stata l’amministrazione di Ingria a mostrare cautela. Poi non si è saputo più nulla.
Costa sembra l’unico o quasi a preoccuparsi.
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