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23 Marzo 2026 - 14:20
Gorgonzola, export in calo: “Si accende una spia rossa”, pesa l’incertezza globale
Un segnale che non fa ancora paura, ma che impone attenzione. Il Gorgonzola Dop, uno dei simboli dell’agroalimentare italiano tra Piemonte e Lombardia, registra nel 2025 un calo delle esportazioni pari al 2,14%, fermandosi a 25.445 tonnellate. Un dato che, pur non allarmante nell’immediato, viene letto dagli operatori del settore come un campanello da non ignorare, soprattutto in un contesto internazionale segnato da instabilità e tensioni economiche.
Secondo i dati diffusi dal Consorzio del Gorgonzola, circa il 39% della produzione complessiva continua a essere destinata ai mercati esteri, confermando il forte legame tra il prodotto e l’export. Tuttavia, il rallentamento registrato nell’ultimo anno evidenzia alcune criticità che riguardano non solo il Gorgonzola, ma l’intero comparto caseario italiano.
A incidere sono stati principalmente i cali in alcuni mercati chiave. La Germania, storicamente uno dei principali sbocchi commerciali, mostra segnali di rallentamento, così come gli Stati Uniti e alcune aree dell’Europa orientale. Una flessione che, almeno in parte, è stata compensata dalle performance positive in Francia e Spagna, dove il prodotto continua a mantenere un buon livello di domanda.
Non si tratta, dunque, di una crisi generalizzata, ma di un riequilibrio complesso tra mercati che crescono e altri che arretrano. E proprio questa dinamica rende il quadro più difficile da interpretare.
Il presidente del Consorzio, Antonio Auricchio, invita alla cautela ma non nasconde le preoccupazioni. “È un calo che non ci allarma, anche perché riguarda l’intero comparto e non indica una minore affezione verso il Gorgonzola”, spiega. Ma aggiunge subito un elemento chiave: “Si è accesa una spia rossa e, se ci sono criticità, vanno analizzate e comprese”.
Il riferimento non è soltanto ai numeri, ma al contesto globale in cui si muovono le imprese. Uno scenario segnato da fattori esterni difficilmente controllabili, che incidono direttamente sui costi di produzione e sulle scelte di investimento.
Tra questi, uno dei più rilevanti è legato alle tensioni internazionali e alle loro conseguenze economiche. “Il blocco dello stretto di Hormuz non è da sottovalutare”, sottolinea Auricchio, evidenziando come eventuali ripercussioni sui costi energetici possano avere effetti a catena sull’intero sistema produttivo.
L’energia, infatti, rappresenta una voce fondamentale per l’industria casearia, sia per i processi di lavorazione sia per la conservazione e il trasporto dei prodotti. Un aumento incontrollato dei costi rischia quindi di comprimere i margini delle aziende e di riflettersi sui prezzi finali. Ma non è solo una questione di costi. L’incertezza economica globale influenza anche il comportamento dei consumatori. In fasi di instabilità, la tendenza è quella di orientarsi verso beni considerati più sicuri, riducendo la spesa per prodotti non essenziali o percepiti come tali.

“C’è molta incertezza e questo complica le scelte degli imprenditori, che devono pianificare sul lungo periodo”, osserva ancora Auricchio. Una difficoltà che si traduce in strategie più prudenti, in una minore propensione al rischio e, in alcuni casi, in un rallentamento degli investimenti.
Nonostante questo scenario, il Gorgonzola continua a mantenere una posizione solida nel panorama internazionale. Il marchio Dop rappresenta una garanzia di qualità e tracciabilità, elementi sempre più apprezzati nei mercati esteri.
Inoltre, si aprono nuove opportunità, sia in Europa sia in Nord America, dove alcuni mercati emergenti mostrano segnali di crescita. Si tratta però di contesti che richiedono tempo, investimenti e strategie mirate per essere consolidati.
Il punto centrale, secondo il Consorzio, è la necessità di un’azione condivisa. “Occorre agire tutti insieme – agricoltori, produttori, consorzi e classe politica – per contrastare questo clima di incertezza e sostenere concretamente il Made in Italy”, è l’appello lanciato dal presidente.
Un invito che va oltre il singolo prodotto e riguarda l’intero sistema agroalimentare italiano, uno dei pilastri dell’economia nazionale. In un mercato sempre più competitivo, la capacità di fare rete diventa un fattore decisivo per affrontare le sfide globali.
Il calo del 2,14%, in questo senso, rappresenta più un segnale che una crisi. Un indicatore che invita a guardare avanti, a interrogarsi sulle dinamiche in corso e a costruire risposte adeguate.
Per il Gorgonzola, simbolo di una tradizione che affonda le radici tra Piemonte e Lombardia, la sfida è quella di continuare a crescere senza perdere identità. In un equilibrio delicato tra storia e innovazione, tra mercati consolidati e nuove opportunità. La “spia rossa” è accesa, ma il sistema ha ancora gli strumenti per reagire. La partita, ora, si gioca sulla capacità di leggere i cambiamenti e di trasformarli in occasioni di sviluppo.
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