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Per chi suona la campana

Due Chiese, due liturgie: il divino e l’umano

L’inaugurazione della chiesa ortodossa romena a Settimo Torinese riaccende il confronto tra la solennità del rito bizantino e la crisi della liturgia cattolica contemporanea

Due Chiese, due liturgie: il divino e l’umano

Sabato scorso, 14 marzo, a Settimo Torinese è stata inaugurata la nuova chiesa ortodossa dedicata a San Giovanni di Râșca e Secu, gremita per l’occasione all’inverosimile dai fedeli della comunità romena e con la presenza delle autorità civili e militari.

La Voce ne ha già fatto la cronaca, ma noi vogliamo soffermarci su un altro aspetto.

Chi ha partecipato alla Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo (quella che per noi è la Santa Messa) è rimasto colpito dalla solennità, dalla bellezza e dallo splendore del rito bizantino ortodosso, che si è protratto a lungo ma che ha visto tutti partecipi e attenti.

Gli officianti, cioè i sacerdoti ortodossi, erano rivestiti dei loro magnifici paramenti; i canti e le preghiere in slavo antico, l’incenso e la simbologia della celebrazione hanno impressionato, ma soprattutto hanno segnato la distanza con la sciatteria della liturgia cattolica, plasticamente rappresentata dalla presenza del super parroco di Settimo Torinese, don Antonio Bortone, in divisa da prete progressista, cioè da sindacalista o funzionario della CGIL o del PD.

Meglio così, perché altrimenti avrebbe indossato il camicione d’ordinanza con la stola arcobaleno.

«Le nostre chiese si svuotano, loro ne costruiscono una». A Settimo arriva il sindaco di Borșa per firmare il gemellaggio

Padre Paul Porcescu

Si racconta che il principe Vladimir di Kiev, volendo unificare il suo popolo pagano sotto il cristianesimo, dovesse scegliere a quale Chiesa aderire, se quella cattolica o quella ortodossa. Inviò perciò i suoi emissari prima a Roma e poi a Costantinopoli. Tornati da quest’ultima città, allora capitale dell’Impero romano d’Oriente, essi, profondamente impressionati dalla celebrazione della Divina Liturgia nella basilica di Santa Sofia, così riferirono a Vladimir: «Non sapevamo se eravamo in cielo o in terra. Poiché sulla terra non esiste un tale splendore o una tale bellezza e noi siamo incapaci di descriverla».

La bellezza è centrale nell’ortodossia, interpretata non solo come estetica, ma come manifestazione della gloria di Dio e mezzo di salvezza.

Da ricordare che ancora oggi è presente in Russia lo scisma dei «Vecchi Credenti», che nel XVII secolo rifiutarono alcune modifiche dei libri liturgici.

Un tempo anche i riti cattolici splendevano, poi si è insinuata l’«eresia antiliturgica» (dom Prosper Guéranger), per cui al centro non c’è più Dio ma la comunità che si autocelebra. Così, mentre i riti ortodossi parlano all’uomo della post-modernità, quelli cattolici non dicono più nulla.

A Settimo (come altrove) la liturgia cattolica è tutta umana e intrisa di ideologia, cioè di parole: anche per questo è frequentata solo da anziani.

Lo stesso don Bortone è un liturgista arrabbiato contro gli «indietristi» e la «diaconessa» Viviana Martinez, la sua sacerdotessa.

Per fortuna adesso ci sono i romeni (quelli ortodossi) e loro non cambieranno di sicuro, nemmeno per il piatto di lenticchie dell’aggiornamento.

In quanto all’ecumenismo, stanno ben attenti: sorrisi e complimenti, come si conviene, ma nessuna emulazione o confusione, la quale – lo sanno bene – li porterebbe di filato alla demolizione che sta investendo da sessant’anni a questa parte la Chiesa cattolica e, prima ancora, ha ridotto all’insignificanza le confessioni riformate.

* Frà Martino

Chi è Fra Martino? Un parroco? Un esperto di chiesa? Uno che origlia? Uno che si diverte è basta? Che si tratti di uno pseudonimo è chiaro, così com’è chiaro che ha deciso di fare suonare le campane tutte le domeniche... Ci racconta di vescovi, preti e cardinali fin dentro ai loro più reconditi segreti. E non è una santa messa ma di sicuro una gran bella messa, Amen

Tutti gli articoli di Fra' Martino qui

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