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SETTIMO TORINESE
22 Marzo 2026 - 08:40
Serena Saracino, aveva 23 anni
Sono trascorsi dieci anni esatti da quel 20 marzo 2016. Dieci anni da quando il sogno di Serena Saracino, ventitreenne di Settimo Torinese con il sorriso luminoso e il libretto universitario impeccabile, si è spezzato sull’asfalto dell’autostrada AP-7 a Freginals, vicino a Tarragona. Serena era in Spagna per l'Erasmus, un’esperienza che doveva essere il coronamento del suo percorso in Farmacia e che invece è diventata il capitolo finale di una tragedia che ha sconvolto la città.
Oggi, nel 2026, l’Università di Torino onora la sua memoria con un bando di studio, ma la ricorrenza del decennale porta con sé anche l'amaro sapore di una ferita giudiziaria mai rimarginata.
Per la famiglia Saracino e per i genitori delle altre sei ragazze italiane vittime dello schianto, l’ultimo decennio non è stato solo quello del lutto, ma anche quello di una battaglia estenuante contro la giustizia spagnola.
La vicenda giudiziaria è stata un susseguirsi di archiviazioni e riaperture che hanno rasentato il paradosso. L’unico imputato, l’autista del bus che trasportava gli studenti di ritorno dal Festival delle Lanterne di Valencia, è stato più volte sollevato dalle accuse di omicidio colposo. Secondo le perizie iniziali, l’uomo avrebbe ceduto a un colpo di sonno, ma la difesa ha giocato per anni sulla mancanza di prove tecniche schiaccianti e su presunti difetti di manutenzione del mezzo.
Nonostante i numerosi ricorsi presentati dai legali delle famiglie e il sostegno del governo italiano, il processo ha subito ritardi biblici, rimpalli tra tribunali e archiviazioni provvisorie che il papà di Serena, Alessandro Saracino, ha più volte definito come "uno schiaffo alla memoria di queste ragazze". A dieci anni di distanza, la sensazione che la giustizia non abbia saputo o voluto dare un nome alle responsabilità definitive resta una macchia indelebile su questa tragedia.
Il 6 aprile 2023, l'assurda conclusione della vicenda è diventata certa per la morte, causa infarto, di Santiago Rodriguez Jimenez, l'autista del mezzo che trasportava 57 studentesse dell'Erasmus.
Se i tribunali hanno faticato a dare risposte, l’Università di Torino ha invece scelto la via della continuità e della speranza. È stato infatti pubblicato il nuovo bando per il Premio di studio Serena Saracino, dedicato a chi, come lei, crede nel valore del viaggio e dello scambio culturale.
Il premio è rivolto a studentesse e studenti che abbiano svolto una mobilità internazionale (Erasmus+ per studio, traineeship o International Credit Mobility) nell'anno accademico 2024-2025. Quest'anno, il tema scelto per l'elaborato creativo richiesto ai candidati è più attuale che mai: "Attraversare i confini in un mondo che li rialza".
"In un contesto internazionale segnato dal riemergere di conflitti e nuove barriere," si legge nel bando, "l’esperienza di mobilità assume un significato di resistenza. Attraversare i confini non è solo un atto geografico, ma culturale ed emotivo."
È proprio questo il messaggio che Settimo vuole tramandare: Serena non è solo la vittima di un incidente o di una giustizia lenta; è il simbolo di una generazione che non ha paura di superare le barriere, fisiche e mentali.
I giovani settimesi iscritti a UniTo che hanno vissuto l'esperienza Erasmus nell'ultimo anno possono onorare la memoria della loro concittadina partecipando al concorso.
Scadenza: I termini per la presentazione degli elaborati (testi, video, opere artistiche) sono indicati sul portale dell'ateneo.
Requisiti: Aver svolto la mobilità tra il 1° giugno 2024 e il 30 settembre 2025.
Finalità: Tre premi di studio per sostenere il percorso accademico dei vincitori.
Dieci anni dopo, il vuoto lasciato resta incolmabile. Ma finché ci saranno studenti pronti a partire con una valigia piena di sogni e il desiderio di "attraversare i confini", Serena continuerà a viaggiare con loro.
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