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21 Marzo 2026 - 15:29
Doveva morire da bambina, ha trovato Dio a 70 anni: oggi suor Annamaria ne ha 106
Ha compiuto 106 anni il 10 marzo scorso, nel silenzio raccolto del monastero delle Adoratrici del Santissimo Sacramento di Seregno, in Brianza. Una vita lunga, certo. Ma ridurla a un numero sarebbe quasi un errore. Perché quella di suor Annamaria, al secolo Anna Perfumo, nata nel 1920 a Rocca Grimalda, piccolo centro dell’Alessandrino, è una storia che sembra attraversare il tempo senza appartenergli del tutto. Una storia fatta di attese, di resistenze silenziose, di svolte arrivate quando ormai nessuno le avrebbe più immaginate.
Eppure tutto comincia in modo fragile. A quattro mesi, una broncopolmonite la porta a un passo dalla morte. Il medico, senza illusioni, dice alla madre di non tornare il giorno dopo: non ce ne sarà bisogno. Qualche anno più tardi, a quattro anni, un’altra malattia grave, lo scorbuto, e ancora una volta una diagnosi che sembra chiudere tutto. In entrambi i casi, però, quella bambina resta. Sopravvive. Senza clamore, senza spiegazioni. Come se la sua vita dovesse imparare fin da subito a non seguire le previsioni.
Cresce in un’Italia che cambia, attraversa la guerra, il dopoguerra, la ricostruzione. Studia, diventa maestra elementare. Insegna ai bambini, li accompagna nei primi passi della loro formazione. È una presenza concreta, affidabile. Non una figura eccezionale, ma una di quelle persone su cui si costruiscono, giorno dopo giorno, comunità intere. Poi la vita la porta a Genova e a Rapallo, dove lavora come educatrice dei figli della famiglia Costa, legata al mondo armatoriale. Anche lì, il suo ruolo resta lo stesso: educare, accompagnare, prendersi cura.
Accanto a questo, c’è un impegno costante nella vita della Chiesa. Catechista negli asili parrocchiali, presenza discreta ma continua. E soprattutto un lungo periodo — circa trent’anni — accanto a un sacerdote malato, che assiste con dedizione quotidiana. Non si tratta di un episodio isolato, ma di una scelta di vita: restare, esserci, sostenere. È in questi anni che prende forma, lentamente, una vocazione che non si impone mai con urgenza, ma non scompare neppure.
Perché dentro Anna Perfumo cresce il desiderio della clausura. Non come fuga, ma come approdo. Un desiderio che però resta sospeso per molto tempo. Ci sono responsabilità familiari, prima fra tutte quella della madre, che vive fino a 98 anni e che lei accudisce fino alla fine. Ci sono limiti economici, difficoltà pratiche. E così quella chiamata resta in attesa, custodita, mai abbandonata.
Sr. Annamaria ha reso lode a Dio e a tutti coloro che l'hanno accompagnata con la preghiera e hanno partecipato all Santa Messa di ringraziamento per i suoi 106 anni. pic.twitter.com/bCxJeRBWMm
— Adoratrici Perpetue Seregno (@suoreadoratrici) March 17, 2026
Quando finalmente entra in monastero, ha più di settant’anni — tra i 70 e i 72. Un’età in cui la maggior parte delle persone guarda indietro, lei invece sceglie di cominciare. Non c’è nulla di spettacolare in questo passaggio. Nessuna rottura, nessuna fuga improvvisa. È piuttosto il compimento di qualcosa che esisteva da sempre. Una porta che si apre dopo decenni. Lei stessa, parlando della sua esperienza, userà parole essenziali: servono “fede e pazienza”. Due termini semplici, ma che nel suo caso racchiudono una vita intera.
Da quel momento, la clausura diventa il suo spazio. Il monastero di Seregno la accoglie e diventa la sua casa definitiva. Sono passati più di trent’anni da allora, oltre trentacinque secondo alcune ricostruzioni. Un tempo lungo, vissuto dentro un perimetro ristretto ma mai chiuso davvero. Perché anche lì la sua vita continua a essere attiva, concreta. Si occupa delle consorelle, soprattutto di quelle più anziane e fragili. Partecipa alla preghiera, all’adorazione continua che caratterizza l’ordine. Svolge piccoli compiti quotidiani che tengono insieme la comunità.
Oggi, a 106 anni, viene descritta come lucida, presente, ancora capace di partecipare alla vita del monastero. Non è una figura simbolica, ma una persona che continua a esserci. E in questo c’è forse uno degli aspetti più sorprendenti della sua storia: la continuità. Nessuna cesura netta tra prima e dopo. La stessa attenzione agli altri, la stessa fedeltà, attraversano tutte le fasi della sua vita.
C’è poi un elemento che rompe l’immaginario più tradizionale della clausura. Suor Annamaria usa i social. Con discrezione, senza esposizione eccessiva, ma li usa. In questi giorni ha pubblicato messaggi per ringraziare degli auguri ricevuti. In passato ha condiviso su YouTube riflessioni sul Vangelo. Parole semplici, mai elaborate per colpire, ma pensate per accompagnare. Un modo per restare in relazione anche con chi è fuori, senza tradire la scelta della clausura.
La sua storia, proprio per questa combinazione di elementi — longevità, vocazione tardiva, presenza nel mondo digitale — ha attirato l’attenzione anche oltre i confini italiani. Portali cattolici internazionali come EWTN e Catholic News se ne sono occupati, raccontando una vicenda che, pur nella sua semplicità, ha qualcosa di raro.
Eppure, al centro, resta una vita senza effetti speciali. Una vita che non ha mai cercato scorciatoie. Che ha saputo aspettare senza trasformare l’attesa in frustrazione. Che ha accettato i tempi della realtà — quelli della famiglia, della malattia, delle responsabilità — senza rinunciare a ciò che sentiva come essenziale.
Quando le viene chiesto quale sia il segreto di una vita così lunga, la risposta non cambia tono. Non parla di diete, di abitudini particolari. Dice piuttosto di affidarsi al Signore e di ringraziare, ogni giorno, dal risveglio alla sera. È una risposta che non pretende di spiegare tutto, ma che restituisce il senso di una coerenza profonda.
In un’epoca che tende a comprimere tutto, a cercare risultati immediati, la storia di Anna Perfumo procede in direzione opposta. Non c’è fretta, non c’è bisogno di anticipare. Ogni cosa arriva quando può arrivare. Anche una vocazione, anche una scelta radicale come la clausura, può attendere settant’anni senza perdere forza.
E forse è proprio questo che resta, alla fine. Non tanto l’eccezionalità di un’età così avanzata, quanto la qualità del tempo attraversato. Una vita che non si è mai piegata all’urgenza, che ha saputo restare fedele a se stessa anche quando sembrava rimandata. Una storia che, senza alzare la voce, continua a parlare. Anche oggi, da una cella di monastero, a chi vive fuori e corre.
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