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20 Marzo 2026 - 14:44
L’ultimo rombo per Davide: Settimo saluta Gastaldello tra lacrime e motori accesi
SERVIZIO FOTOGRAFICO A CURA DI TANCREDI PISTAMIGLIO
Non è stato un funerale qualunque quello celebrato questa mattina a Settimo Torinese. È stato il racconto corale di una vita vissuta a tutta velocità, fino all’ultimo, e di un vuoto che oggi pesa su un’intera comunità.
A salutare per l’ultima volta Davide Gastaldello, 61 anni, la chiesa di Santa Maria non è bastata. Le panche piene, la gente in piedi lungo le pareti, il silenzio denso di chi non trova parole. Fuori, nel piazzale, una folla altrettanto numerosa: amici, conoscenti, motociclisti arrivati da tutta la zona, richiamati non da un invito formale ma da qualcosa di più forte, quasi istintivo.
Perché Davide Gastaldello era così: uno che lasciava il segno.
La sua storia si è interrotta pochi giorni fa, lungo una strada del Monferrato, a Piagera di Gabiano, in un incidente che non gli ha lasciato scampo. Era in sella alla sua moto, quella passione che lo definiva e che oggi, in modo quasi simbolico, ha accompagnato anche il suo ultimo viaggio.
Dentro la chiesa, il rito ha seguito il suo corso, ma a parlare davvero sono stati gli sguardi. Quelli della famiglia, stretta attorno al feretro coperto di fiori rossi e bianchi. Quelli degli amici, che tra una preghiera e l’altra si cercavano, come per condividere il peso di una perdita difficile da accettare.
Don Antonio Marino ha ricordato un uomo “capace di vivere con intensità”, ma le parole più vere sono arrivate da chi lo conosceva davvero. Nei messaggi letti, nelle lettere dei nipoti, nelle frasi sussurrate tra le panche: Davide come “lo zio sempre in pole position”, quello per cui “tutto era una gara”, ma anche quello capace di accendere ogni festa, di trascinare tutti con la sua energia, di esserci sempre.
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Un uomo che sapeva essere rumoroso e travolgente, ma anche presente nei momenti che contano. “Dimostrava la sua vicinanza anche in silenzio, con un abbraccio”, si legge in uno dei ricordi.
E poi c’è l’altra immagine, quella che forse più di tutte lo rappresenta: libero, felice, in sella alla sua moto.
Fuori dalla chiesa, quella libertà si è trasformata in suono.
Al termine della funzione, quando il feretro è stato portato all’esterno, il silenzio è durato solo un attimo. Poi, all’improvviso, il rombo dei motori. Decine e decine di motociclette accese insieme, un’onda sonora potente che ha riempito il piazzale e si è diffusa nelle vie attorno.
Non un gesto organizzato, ma spontaneo. Un saluto tra chi parla la stessa lingua, quella dell’asfalto, della passione, della strada. Il modo più autentico per dire addio a Davide Gastaldello.
Molti si sono fermati in silenzio, qualcuno ha abbassato la testa, altri hanno lasciato scendere le lacrime senza nasconderle. In quel momento, il rumore non copriva il dolore: lo raccontava.
Attorno alla famiglia — ad Anna, a Giulia, ai parenti più stretti — si è stretta una comunità intera. Non solo quella di Settimo Torinese, ma anche quella, più ampia, fatta di amici, di compagni di strada, di persone incontrate lungo la vita.
Una presenza che oggi si misura proprio così: nella quantità di gente, certo, ma soprattutto nell’intensità dei ricordi.
Alla fine, un lungo applauso ha accompagnato l’uscita del feretro. Un applauso composto, continuo, che sembrava non voler finire. Come se nessuno avesse davvero voglia di lasciarlo andare.
E mentre i motori si spegnevano lentamente, restava una sensazione chiara, condivisa da tutti.
Che Davide Gastaldello, in fondo, continuerà a correre.
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