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Cuba al buio: una petroliera russa con 200 mila barili sfida l'embargo

La nave Sea Horse è attesa a Cuba con gasolio sufficiente per pochi giorni. Tra sanzioni, crisi strutturale e carenze croniche, l’isola resta senza energia e senza certezze.

Cuba al buio: una petroliera russa con 200 mila barili sfida l'embargo

Cuba al buio: una petroliera russa con 200 mila barili sfida l'embargo

Il mare è calmo, ma sulla rotta dell’Atlantico il tempo scorre veloce. Davanti alla prua della petroliera Sea Horse, battente bandiera di Hong Kong, non c’è soltanto la costa occidentale di Cuba: ci sono interi quartieri senza elettricità, autobus fermi e generatori spenti. Nelle stive della nave ci sono fino a 200.000 barili di gasolio. Una quantità che può tamponare l’emergenza, non risolverla. Secondo l’analista cubano-americano Jorge Piñón, dell’Università del Texas, se il carico arriverà a destinazione coprirà circa dieci giorni di fabbisogno nazionale, con scorte ormai quasi esaurite.

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La nave ha ripreso la navigazione dopo settimane di attesa in Atlantico. A metà settimana si trovava a poco più di 2.100 chilometri dalla costa nord dell’isola, con velocità intorno ai 9,9 nodi. L’arrivo è previsto tra fine settimana e lunedì nei terminal dell’ovest, tra Matanzas e L’Avana. Il carico è composto da gasolio, il combustibile più necessario in questa fase perché alimenta i gruppi elettrogeni diffusi sul territorio, che in condizioni normali garantiscono circa il 40% della produzione elettrica. Serve anche per trasporti e agricoltura. Per questo il suo effetto, anche se limitato nel tempo, può ridurre i blackout e dare un margine operativo all’economia.

Da gennaio 2026 i rifornimenti si sono ridotti drasticamente. L’ultimo arrivo rilevante risale a inizio anno, quando la petroliera Ocean Mariner ha consegnato circa 86.000 barili dal Messico. Da allora solo piccole forniture o consegne di gas domestico. Nel frattempo gli Stati Uniti hanno aumentato la pressione sui flussi legati a Venezuela e Russia, con sequestri di petroliere e minacce di dazi contro i Paesi che commerciano con Cuba. L’arrivo della Sea Horse assume quindi un valore che va oltre l’aspetto logistico.

L’amministrazione statunitense ha intensificato le operazioni contro il trasporto di petrolio venezuelano e dei prodotti raffinati diretti all’isola. Diverse navi sono state sequestrate nei Caraibi. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha parlato di interventi possibili “ovunque”, una posizione che ha irritato armatori e governi della regione. Parallelamente, Washington ha minacciato misure commerciali contro chi rifornisce L’Avana. Il Messico ha continuato a inviare aiuti umanitari, ma ha evitato di aumentare le spedizioni di petrolio per non inasprire i rapporti con gli Stati Uniti. Mosca ha denunciato l’inasprimento delle misure e ha offerto sostegno politico e logistico, invitando a evitare un blocco di fatto.

La crisi energetica ha effetti diretti su tutta l’economia. Senza carburante per i gruppi elettrogeni il sistema elettrico entra in difficoltà: aumentano i deficit di produzione, si moltiplicano i blackout, si riducono trasporti e attività produttive. A metà gennaio il direttore generale dell’elettricità Lázaro Guerra Hernández ha ammesso pubblicamente: “Non abbiamo diesel per la generazione distribuita”. Un segnale della gravità della situazione.

La mancanza di carburante ha colpito anche il trasporto aereo. Il 9 e 10 febbraio le autorità aeroportuali dell’Avanahanno emesso un NOTAM (avviso ai naviganti) annunciando l’indisponibilità di carburante Jet A-1 per circa un mese. Diverse compagnie, tra cui Air Canada, hanno sospeso i voli. Altre hanno organizzato rientri straordinari. Anche l’agenzia russa Rosaviatsia ha pianificato operazioni simili. La crisi ha quindi superato i confini della rete elettrica, coinvolgendo turismo e collegamenti internazionali.

Di fronte alla carenza, il governo cubano ha introdotto una misura inedita: da febbraio ha autorizzato le imprese private e le mipymes (micro, piccole e medie imprese) a importare carburante per uso proprio attraverso società statali. Le prime forniture sono arrivate a metà mese, ma in quantità limitate e con procedure lente. Sono stati anche introdotti incentivi fiscali fino a otto anni per le energie rinnovabili. Si tratta però di interventi che non incidono nell’immediato. Economisti come Pedro Monreal hanno avvertito che l’importazione privata, pagata in valuta forte, può alimentare l’aumento dei prezzi.

Il sistema energetico cubano resta fragile. Negli ultimi anni il Paese ha puntato sulla generazione distribuita con motori alimentati a diesel e fuel oil. Una soluzione flessibile, ma dipendente dalle importazioni. Quando manca il carburante, la rete va in crisi rapidamente. Le centrali termoelettriche, come quella di Antonio Guiteras, soffrono per l’età e la manutenzione insufficiente. Anche il ricorso a centrali galleggianti straniere ha costi elevati e limiti operativi.

Il carico della Sea Horse potrà ridurre temporaneamente i blackout, soprattutto nelle ore serali. Ma l’effetto sarà breve. Il fabbisogno del Paese supera i 100.000 barili al giorno tra petrolio e derivati. Senza nuovi arrivi, il sistema tornerà rapidamente in deficit.

Sul piano internazionale si muovono tre attori. La Russia prova a mantenere un canale di rifornimento, ma deve fare i conti con controlli e pressioni. Il Messico cerca un equilibrio tra aiuti e rapporti con Washington. Gli Stati Uniti puntano a limitare l’accesso dell’isola alle forniture energetiche, lasciando solo margini ridotti per interventi umanitari.

Nel frattempo cresce la tensione sociale. In alcune zone dell’isola l’elettricità manca per molte ore al giorno. Le interruzioni hanno già provocato proteste. Una riduzione temporanea dei blackout può alleggerire la pressione, ma non cambia la percezione di instabilità. Il calo dei voli e la riduzione del turismo aggravano la situazione economica.

Resta l’incertezza su cosa accadrà dopo lo scarico del carico. Non è chiaro se la Sea Horse sia l’inizio di una nuova serie di rifornimenti o un episodio isolato. Molto dipenderà dalle scelte politiche di Washington e dalla disponibilità dei partner internazionali. Senza un flusso regolare di combustibili o investimenti significativi nel sistema energetico, la crisi è destinata a ripetersi.

La nave in arrivo rappresenta una tregua. Dieci giorni di autonomia possono ridurre i disagi, ma non cambiano il quadro. L’isola resta esposta a una crisi energetica che è insieme tecnica, economica e politica.

Fonti: El País, Efe, Università del Texas, dichiarazioni di Jorge Piñón, interventi pubblici di Lázaro Guerra Hernández, analisi di Pedro Monreal, comunicazioni NOTAM autorità aeroportuali cubane, dati operativi compagnie aeree (Air Canada, Rosaviatsia), dichiarazioni ufficiali governo Stati Uniti, Russia, Messico.

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