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19 Marzo 2026 - 00:54
Cuba al buio, partono dall’Italia 5 tonnellate di aiuti: chi c’è davvero dietro il convoglio per L’Avana?
All’alba, il nastro dei bagagli speciali scorre lento a Roma Fiumicino. Sui colli di cartone compaiono etichette scritte a pennarello: “siringhe”, “garze”, “antibiotici”, “deflussori”. I volontari controllano le liste, contano le scatole, verificano le destinazioni. «Sono per gli ospedali di provincia, quelli che restano sempre indietro», dice uno di loro. Fuori, la luce di marzo illumina un gruppo che non ha nulla dei turisti in partenza: attivisti, amministratori, operatori sanitari, parlamentari. Tra loro ci sono Mimmo Lucano e Ilaria Salis.
Il 18 marzo 2026 è partito da qui un volo diretto a L’Avana con circa cinque tonnellate di materiale sanitario. L’iniziativa rientra nello European Convoy for Cuba, a sua volta parte del più ampio Nuestra América Convoy to Cuba, una mobilitazione internazionale che prevede l’arrivo coordinato di delegazioni via aria, terra e mare il 21 marzo sul Malecón.
Secondo gli organizzatori italiani, il carico è stato raccolto in poche settimane grazie al lavoro di oltre cinquanta associazioni, tredici movimenti politici e sindacali e rappresentanti di diciannove nazionalità. Tra i promotori figura AICEC (Agenzia per l’interscambio culturale ed economico con Cuba). La portavoce Giorgia Vernetti ha indicato quantità e composizione degli aiuti. Nella delegazione sono presenti anche quattro eurodeputati, tra cui Lucano, già sindaco di Riace, e Salis, insegnante e attivista.
Il convoglio nasce come iniziativa civile sostenuta da una rete internazionale che comprende organizzazioni legate alla Progressive International, a CODEPINK e a The People’s Forum. L’obiettivo dichiarato è portare aiuti urgenti e denunciare l’impatto delle sanzioni statunitensi su Cuba. I promotori parlano apertamente di misure economiche che aggravano la carenza di carburante e di forniture essenziali.
La missione arriva in un momento critico per l’isola. Tra febbraio e marzo 2026 si sono susseguiti blackout estesi. Il 7 febbraio l’azienda statale Unión Eléctrica ha previsto interruzioni fino al 51% del fabbisogno nazionale nelle ore serali, attribuendole alla mancanza di combustibile. Il 5 marzo un guasto ha colpito il Sistema Elettrico Nazionale. Il Ministero dell’Energia e delle Miniere ha parlato di ripristino solo parziale. Nei giorni successivi i disservizi sono continuati in diverse province.
Le cronache internazionali descrivono una crisi strutturale: infrastrutture vecchie, manutenzione insufficiente e carenza di carburante. Nel 2025 milioni di persone sono rimaste senza elettricità in più occasioni. Nei primi mesi del 2026 il rischio di esaurimento delle riserve energetiche è stato segnalato da analisti del settore. Le interruzioni, in alcuni casi durate fino a 24 ore, hanno colpito ospedali, rete idrica e conservazione dei farmaci.
In questo contesto si inserisce il convoglio. Il materiale inviato comprende farmaci di base, dispositivi per medicazioni e strumenti per uso immediato. Sono presenti anche piccoli sistemi energetici, come pannelli solari portatili e batterie, destinati a garantire servizi minimi nelle strutture sanitarie. Non è una soluzione alla crisi, ma può alleggerire la pressione su ambulatori e reparti periferici.
La partenza da Fiumicino ha anche un significato politico. I promotori parlano di “solidarietà attiva” e chiedono la fine delle sanzioni statunitensi, in vigore da oltre sessant’anni e più volte rafforzate. Ritengono che queste misure incidano sui costi e sui tempi di approvvigionamento di carburanti e materiali essenziali.
Non mancano le critiche. Una nota dell’ANSA (Agenzia Nazionale Stampa Associata) ha riportato le contestazioni di settori dell’esilio cubano, in particolare per la presenza di Mariela Castro Espín nel consiglio consultivo dell’iniziativa. Secondo i critici, il coinvolgimento di figure vicine al governo dell’Avana rischia di dare un’impronta politica all’operazione. Gli organizzatori respingono l’accusa e rivendicano il carattere umanitario della missione.
Il convoglio riunisce realtà diverse: sindacati come l’USB (Unione Sindacale di Base), gruppi portuali come il CALP (Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali) di Genova, partiti come Rifondazione Comunista, reti europee e organizzazioni statunitensi. È una mobilitazione eterogenea che unisce attivismo sociale, rappresentanza politica e cooperazione.
Resta il dato di partenza: un volo con aiuti diretti a un sistema sanitario in difficoltà. La verifica sarà nei prossimi giorni, quando il materiale dovrà essere distribuito alle strutture locali. La data indicata è il 21 marzo 2026, quando le diverse delegazioni convergeranno all’Avana.
Se le forniture arriveranno davvero nei reparti più esposti, l’operazione avrà prodotto un risultato concreto. In caso contrario resterà un’iniziativa simbolica, segnata dalle stesse divisioni che attraversano il dibattito internazionale su Cuba.
Fonti:
AICEC
Progressive International
CODEPINK
The People’s Forum
Unión Eléctrica
Ministero dell’Energia e delle Miniere di Cuba
Comunicati del Nuestra América Convoy to Cuba
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