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Settimo, la città “bella da vivere” (se schivi le buche)

Auto danneggiata, mesi di carte e alla fine la risposta del Comune: colpa del cittadino. Intanto tra storytelling istituzionale e realtà quotidiana, l’asfalto racconta un’altra storia

Settimo, la città “bella da vivere” (se schivi le buche)

Settimo, la città “bella da vivere” (se schivi le buche)

A Settimo, guidare è diventata un’attività interpretativa. Non basta rispettare i limiti o tenere gli occhi sulla strada: serve intuito, fantasia e forse anche un pizzico di preveggenza.

Lo racconta Danilo V. Sul gruppo Facebook del Comune prova a segnalare una situazione piuttosto concreta: prende una buca, rompe un cerchio, arrivano i vigili, verbalizzano tutto. Insomma, non esattamente un racconto campato per aria. Parte la trafila: mesi di documenti, richieste, attese. Finché arriva la risposta ufficiale, che è anche la parte più interessante.

La colpa è sua.

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Non della buca, che evidentemente si è formata per spirito d’iniziativa. Non della strada, che avrà avuto una giornata no. No, del cittadino. Che avrebbe dovuto evitarla. Come? Non è dato sapere. Forse rallentando oltre il rallentabile, forse zigzagando, forse semplicemente scegliendo un’altra vita.

Nel frattempo, le strade restano fedeli a se stesse: creative, dinamiche, mai banali. E mentre si sistemano dettagli più visibili — quelli che stanno bene nelle foto — l’asfalto continua a raccontare un’altra storia, meno instagrammabile ma decisamente più concreta. Marciapiedi dissestati, erba che cresce senza troppe interferenze nei parchi, alberi che hanno smesso da tempo di dare segni di vitalità e qualche topo che, nelle isole ecologiche, sembra aver trovato un ambiente piuttosto accogliente.

Eppure, sulla carta, Settimo resta una città “bella da vivere”, come viene raccontata con entusiasmo dalla sindaca Elena Piastra in ogni occasione utile. Una narrazione curata, ripetuta, diffusa. E in effetti qualcosa da mostrare c’è: la biblioteca modello, quella che — a sentire i racconti — ci invidierebbe mezzo pianeta, e all’orizzonte la futura scuola “più figa d’Europa”. Un progetto ambizioso, senza dubbio. Poi, certo, nel frattempo bisogna fare attenzione a dove si mettono le ruote e anche i piedi, ma sono dettagli.

Il risultato è un piccolo capolavoro amministrativo: il danno lo subisci tu, la responsabilità pure. Un sistema efficiente, se l’obiettivo è non pagare mai.

La prossima volta, più che la patente, conviene portarsi una sfera di cristallo.

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