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Sempre meno medici di famiglia, sempre più pazienti: in Italia ne mancano oltre 5.700

Oltre 5.700 in meno rispetto al fabbisogno. In molte regioni trovare un medico è già una corsa a ostacoli

Medici di famiglia

Medici di famiglia, l’Italia scopre il vuoto: sempre meno, sempre più pazienti

C’è un momento preciso in cui il problema diventa evidente: quando si cerca un medico di famiglia e non si trova. Non perché manchi la volontà, ma perché, semplicemente, non ce ne sono abbastanza. È il segnale più concreto di una crisi che non è più solo nei numeri, ma nella vita quotidiana di milioni di cittadini.

Secondo l’analisi della Fondazione Gimbe, in Italia mancano oltre 5.700 medici di base, una carenza che riguarda 18 regioni su 20 e che colpisce soprattutto le aree più popolose. Lombardia, Veneto, Campania, ma anche Piemonte e Toscana: territori diversi, accomunati da un vuoto che si sta progressivamente allargando.

Il punto non è soltanto quanti medici mancano, ma quanti pazienti sono costretti a seguire quelli che restano. Oggi un medico di famiglia assiste in media 1.383 persone, ben oltre la soglia considerata ottimale, fissata a 1.200 assistiti. Un dato che, tradotto nella pratica, significa meno tempo per ogni paziente, visite più rapide, difficoltà nel garantire continuità e attenzione. In alcune regioni la situazione è ancora più evidente. In Lombardia ogni medico arriva a seguire oltre 1.500 pazienti, numeri che raccontano una sanità territoriale sempre più sotto pressione.

È qui che il problema diventa strutturale. Perché il medico di famiglia non è solo il primo punto di accesso al sistema sanitario, ma anche il filtro che evita il sovraccarico degli ospedali. Quando questa figura viene meno, o è costretta a lavorare in condizioni di saturazione, l’intero sistema ne risente.

Le conseguenze si vedono già: tempi più lunghi per ottenere un appuntamento, difficoltà a cambiare medico, cittadini costretti a spostarsi o a rinunciare alla continuità assistenziale. E soprattutto, una progressiva erosione di quel rapporto diretto e fiduciario che è sempre stato il cuore della medicina territoriale.

A rendere il quadro ancora più complesso è il fatto che i dati, per loro natura, non riescono a raccontare tutte le sfumature. Anche nelle regioni dove la carenza non emerge in modo evidente, esistono zone scoperte, aree interne o periferiche dove trovare un medico è già oggi un problema concreto. Il rischio è quello di una sanità a due velocità: da una parte i territori meglio serviti, dall’altra quelli dove l’assistenza diventa sempre più fragile.

Dietro questa situazione ci sono fattori noti: il numero insufficiente di nuovi medici formati, i pensionamenti non compensati, un sistema organizzativo che fatica ad adattarsi ai cambiamenti demografici.

Ma c’è anche un elemento meno visibile e forse più profondo: la trasformazione stessa del ruolo del medico di famiglia. Un lavoro sempre più complesso, con carichi burocratici crescenti e responsabilità che vanno ben oltre la semplice visita ambulatoriale. Il risultato è un sistema che regge, ma con fatica crescente.

E mentre si discute di riforme e modelli organizzativi, il problema resta lì, tangibile: cittadini senza medico, studi saturi, professionisti costretti a gestire numeri che rendono difficile mantenere la qualità dell’assistenza. Non è una crisi improvvisa, ma una lenta erosione. E proprio per questo, forse, ancora più difficile da affrontare.

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