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Cyberbullismo, un ragazzo su quattro vittima o testimone: solo il 5% chiede aiuto

Parte nelle scuole del Piemonte il progetto “Educyber Generations” della Fondazione CRT e del Moige: coinvolti oltre 6mila studenti

Cyberbullismo, un ragazzo su quattro vittima o testimone: solo il 5% chiede aiuto

Cyberbullismo, un ragazzo su quattro vittima o testimone: solo il 5% chiede aiuto (immagine di repertorio)

Il cyberbullismo continua a crescere tra i giovani e resta in gran parte sommerso. Secondo i dati diffusi dal Moige – Movimento Italiano Genitori, il 23% dei ragazzi dichiara di essere stato vittima o testimone di episodi di violenza online, ma solo una piccola parte trova il coraggio di chiedere aiuto: appena il 5% segnala quanto accaduto a un adulto.

Per contrastare il fenomeno è partito il tour del progetto “Educyber Generations”, iniziativa promossa dal Moige nell’ambito del Progetto Diderot della Fondazione CRT, che porterà incontri e attività formative in oltre 80 scuole del Piemonte, raggiungendo più di 6mila studenti.

Il tour ha preso il via il 2 marzo nei comuni di Lagnasco (Cuneo), Cannobio (Verbano-Cusio-Ossola), Acqui Terme (Alessandria) e Beinasco (Torino) e proseguirà fino a maggio 2026. Dieci istituti saranno raggiunti anche da un’unità mobile con un team di psicologhe del Moige, che durante l’orario scolastico terranno incontri dedicati ai rischi e alle opportunità del mondo digitale. Nel pomeriggio il centro mobile sarà aperto anche alla cittadinanza, con momenti di confronto rivolti a genitori e insegnanti.

«Con il Progetto Diderot la Fondazione CRT è da anni al fianco della scuola per offrire agli studenti occasioni concrete di crescita e consapevolezza», spiega la presidente della Fondazione CRT Anna Maria Poggi. «In un contesto in cui il digitale è sempre più presente nella vita dei ragazzi, è fondamentale fornire strumenti per orientarsi nella rete, sviluppare spirito critico e promuovere comportamenti responsabili».

I dati raccolti dal Moige delineano un quadro preoccupante. Il 7% degli studenti afferma di essere stato vittima diretta di cyberbullismo, mentre il 16% ha assistito a episodi di violenza online. Tra i comportamenti più diffusi figurano esclusioni da gruppi digitali, pettegolezzi, insulti e hate speech: situazioni che il 29% dei ragazzi dice di aver vissuto o osservato e che per un ulteriore 36% avvengono almeno occasionalmente.

Il problema più grave resta però il silenzio. Solo il 12% dei ragazzi interviene in difesa della vittima e appena il 5% segnala l’episodio a un adulto, mentre il 7% preferisce non fare nulla. Per questo il Moige ha attivato anche nuovi strumenti di supporto: il numero di messaggistica 333 11 22 11 2 e il numero verde 800 93 70 70, dedicati a genitori, insegnanti e minori che chiedono aiuto.

Il contesto digitale in cui crescono gli adolescenti è sempre più intenso. Il 55% dei ragazzi trascorre almeno tre ore al giorno online fuori dall’orario scolastico e il 14% supera le cinque ore quotidiane. Lo smartphone è il dispositivo principale per il 93% degli studenti.

I social network sono frequentati regolarmente dal 94% dei giovani: WhatsApp è utilizzato dall’87%, seguito da TikTok (58%), Instagram (57%) e YouTube (55%). Oltre il 60% dei ragazzi si dichiara molto attivo sulle piattaforme social.

Emergono però anche segnali di vulnerabilità. Il 30% dei giovani accetta richieste di amicizia da sconosciuti online e il 23% ha incontrato di persona qualcuno conosciuto solo in rete, percentuale che sale al 31% tra i ragazzi di 15-17 anni.

L’indagine evidenzia inoltre un uso crescente dell’intelligenza artificiale tra gli studenti: il 51% la utilizza regolarmente e il 29% la impiega spesso per fare i compiti. Tuttavia solo il 21% dei ragazzi ha ricevuto una formazione adeguata sui rischi e sulle opportunità di questi strumenti.

Anche sul fronte dell’informazione online emergono criticità: il 48% dei ragazzi è caduto almeno occasionalmente in fake news, mentre solo il 35% ritiene davvero affidabili i contenuti che legge sul web.

Secondo Antonio Affinita, direttore generale del Moige, il fenomeno è legato anche alla ricerca di visibilità sui social. «I minori trascorrono sempre più tempo online, dove follower e popolarità diventano misura del valore personale. Per inseguire questa visibilità abbassano la guardia, mettendo a rischio sicurezza e privacy. Serve un impegno condiviso che insegni ai ragazzi a usare responsabilmente gli strumenti digitali».

Il progetto Educyber Generations punta proprio a questo: promuovere una vera cultura della cittadinanza digitale. In ogni scuola verranno infatti formati gruppi di studenti che, insieme a docenti, famiglie e forze dell’ordine, lavoreranno per sensibilizzare i coetanei sui rischi della rete e contrastare episodi di cyberbullismo.

L’obiettivo è costruire una nuova generazione di cittadini digitali consapevoli, capaci di utilizzare la tecnologia senza diventarne vittime. Un lavoro educativo che, secondo i promotori, deve coinvolgere scuola, famiglie e istituzioni per non lasciare soli i ragazzi di fronte alle sfide del mondo online.

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