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Referendum sulla giustizia, l'ex sindaco Sampò spiega il suo voto: «L’assenza della separazione delle carriere mi è costata carissima»

La lettera dell’ex primo cittadino di Cavagnolo, coinvolto nel filone piemontese dell’inchiesta “Sanitopoli” e poi assolto: una riflessione personale in vista del referendum

Franco Sampò, ex sindaco di Cavagnolo

Franco Sampò, ex sindaco di Cavagnolo

«Vi auguro di non trovarvi mai in mezzo ad una ingiusta bufera giudiziaria». È una delle frasi più dure contenute nella lettera che Franco Sampò, ex sindaco di Cavagnolo, ha deciso di rendere pubblica alla vigilia del referendum costituzionale sulla giustizia in programma domenica 22 e lunedì 23 marzo. Un intervento che arriva dopo anni di silenzio e che nasce da una vicenda personale che ha segnato profondamente la sua vita politica e privata.

Sampò è stato una figura centrale della politica amministrativa della collina chivassese per oltre un decennio. Eletto sindaco di Cavagnolo nel 2004 e riconfermato nel 2009, guidava il Comune quando, nel 2011, venne coinvolto in un filone dell’inchiesta giudiziaria che i giornali ribattezzarono “Sanitopoli”, un’indagine della Procura di Torino su presunti intrecci tra politica, sanità e interessi privati.

Il caso che riguardava Cavagnolo ruotava attorno alla vendita degli ex capannoni militari comunali di via XXIV Maggio, immobili che avrebbero dovuto essere riconvertiti in una residenza sanitaria assistenziale (RSA) da circa cento posti letto. Secondo l’accusa, l’operazione sarebbe stata pilotata per favorire determinati soggetti privati interessati al progetto. A Sampò venivano contestati, a vario titolo, abuso d’ufficio e turbativa d’asta, ipotizzando che l’amministrazione comunale avesse orientato il bando e la procedura di vendita per agevolare specifici operatori.

L’inchiesta portò nel maggio del 2011 a una serie di arresti che fecero molto rumore in Piemonte. Sampò finì in carcere per alcune settimane e successivamente venne sottoposto a misure restrittive che lo costrinsero a stare lontano dal suo paese. In quei giorni la pressione mediatica fu enorme e il sindaco decise di dimettersi dalla carica, interrompendo bruscamente la propria esperienza amministrativa.

Nel procedimento giudiziario erano coinvolte anche altre figure di rilievo. Tra queste Piero Gambarino, imprenditore del settore sanitario ritenuto uno dei protagonisti dell’operazione immobiliare, e l’allora assessore regionale alla sanità Caterina Ferrero

Il processo si concluse nel 2014 davanti al Tribunale di Torino. La sentenza stabilì per Sampò l’assoluzione con la formula “il fatto non costituisce reato”, chiudendo una vicenda giudiziaria durata anni e che l’ex sindaco ha sempre sostenuto di aver vissuto come una profonda ingiustizia. 

Da allora Sampò ha scelto di intervenire raramente nello spazio pubblico, mantenendo un profilo molto discreto. Nella lettera che segue, però, rompe questo silenzio. Lo fa in occasione del referendum sulla riforma della giustizia, spiegando apertamente per quale opzione voterà e collegando quella scelta alla propria esperienza personale con il sistema giudiziario.

Un racconto che intreccia memoria privata e posizione politica, e che l’ex sindaco affida ai lettori proprio alla vigilia di un voto che riapre, nel dibattito nazionale, il tema del funzionamento della giustizia italiana.

Di seguito la lettera integrale inviata da Franco Sampò.

"Ho sempre scelto il silenzio, anche quando, in un periodo drammatico della mia vita, ho dovuto subire l’umiliazione di un’ingiusta detenzione in carcere e di tutto quello che ne è conseguito per lunghi 9 anni, per me e per la mia famiglia. Ho scelto il silenzio perché credo che l’uomo non debba mai perdere la dignità e che l’onestà intellettuale debba sempre prevalere, anche quando ci sentiamo ingiustamente feriti!

Ora non posso più tacere. In queste settimane, di duro, esagerato ed esasperato confronto di tutte due le parti in pista per il Referendum, ho sentito però dal fronte del “no”, una somma di bugie, inesattezze, strumentalizzazioni e stupidaggini, che mi hanno costernato!!!

I motivi per i quali ho dovuto subire l’umiliazione sopra citata, è fondamentalmente legata a due argomenti palesemente chiari: L’assenza della separazione delle carriere e l’esagerata e sfrontata politicizzazione di una parte della Magistratura. Ripeto “una parte”! Abbiamo tanti Magistrati stupendi che ci invidiano da tutta Europa. Abbiamo Magistrati che sono diventati Eroi per difendere sempre e comunque lo Stato e la giustizia (e, guarda caso, tutti d’accordo alla separazione delle carriere, anche se qualcuno dei colleghi, in queste settimane, ha utilizzato i nomi di questi Magistrati Eroi per dire il contrario!!!). Purtroppo abbiamo però anche una parte estremamente politicizzata e le conseguenze si vedono ogni giorno.....

Il mio stupore, nel sentire certe dichiarazioni, è dovuto al fatto che, la maggior parte di persone che ora urlano il “no”, sino a qualche anno fa erano i primi a sottoscrivere e a volere la separazione delle carriere ed una presenza meno invasiva della politica. Separazione delle carriere che era fortemente voluta dal Padre di questo codice, Vassalli, grande Giurista e Medaglia d’argento della Resistenza. La sua battaglia per superare il codice Rocco (del ventennio fascista) che era di tipo inquisitorio ed introdurre il nuovo sistema di tipo accusatorio, fu totale. Capite, quindi, che l’unica cosa che è rimasta di quel vecchio codice è proprio l’assenza della separazione delle carriere. Cioè, chi oggi meritoriamente lotta per l’antifascismo decide, votando “no”, di non togliere l’unica parte che è rimasta del codice fascista! Che assurdità!!!!!!

Devo però ammettere che forse è meno difficile del previsto capire il perché di tutto questo...: semplicemente perché questa riforma è stata proposta da questo governo!!! In poche parole, per le persone che votano “no”, l’odio nei confronti di questo governo, è più forte dell’amore per la Giustizia e per la verità. E chi se ne frega se migliaia di persone (compreso il sottoscritto e peggio del sottoscritto) hanno sofferto ingiustamente per questa anomalia tutta italiana. L’importante è, con un’onestà intellettuale sotto zero, votare “no”!

In questi giorni ho visto un’intervista al grande giurista Augusto Barbera, ex Presidente della Corte di Cassazione e attivo politico del vecchio PCI (trovate questa intervista su Youtube). In questa intervista, in modo pacato, sereno e semplice, smonta le fake del no (sono parole sue, non mie). Ma è nel finale che mi stupisce fortemente perché esprime i seguenti concetti: “Si giudica il contenuto di un decreto, mai chi l’ha scritto. Nessuno, più di me, è contrario a questo governo e vorrebbe mandarlo a casa ma, votando no, si ottengono due cose: non si manda a casa il Governo (del resto l’esempio di Renzi nel 2016 insegna) e si perde una grande opportunità storica, per rendere più giusta questa Giustizia”. Questa è Onestà intellettuale!!! E non ho preso l’intervista di qualche politico di destra o comunque favorevole a questo Governo, ma l’intervista di questo insigne Giurista, che fa scuola, a tutti!!!

Qualcuno potrebbe dire: non è giusto fare discorsi egoistici e parlare del proprio caso. Bene! Vogliamo allora parlare di quella marea di decisioni, disposizioni, sentenze, viste in questi anni, legate ai più disparati argomenti, come l’immigrazione, i femminicidi, il pericolo integralismo islamico, gli attacchi sconsiderati dei terroristi anarchici durante le manifestazioni, la legittima difesa, l’allontanamento dei bambini dai genitori, ecc.... disposizioni e sentenze che chiaramente si accettano, ci mancherebbe altro, ma che ci fanno vergognare di essere Italiani! E abbiamo il coraggio di dire che non si deve cambiare nulla? Ho sentito dire che la politica vuole assoggettare la Magistratura. Io vedo, da anni, una parte della Magistratura che ha dichiarato guerra alla politica!!!

Ed infine, ho sentito affermate parecchie volte (ogni giorno) che il “no” è necessario per mantenere l’indipendenza della Magistratura. Ma, di quale Nazione state parlando? Ma c’è qualcuno che può eticamente e moralmente affermare che tutta la Magistratura sia indipendente, che una parte di essa non sia invece ampiamente influenzata dalla ideologia politica (nel bene e nel male)? Direi proprio di no, se siamo onesti e sinceri!!!

Se vincerà il “no”, beh, per me non cambia nulla. Questa è democrazia, chi prende un voto in più vince. Ma se questo accadrà, preventivamente, voglio fare un doppio augurio a chi vota “no”: Vi auguro di non trovarvi mai in mezzo ad una ingiusta bufera giudiziaria. Sarebbe per Voi una grande sofferenza. E Vi faccio un secondo augurio, ancora più grande, ancora più forte, quello che, a

finire in una ingiusta bufera giudiziaria, non sia un Vostro caro perché, in quel caso, avreste una doppia sofferenza, quella di riflesso del Vostro caro e quella di sentirvi complici nella genesi di tale sventura, consci del fatto di aver avuto la possibilità di cambiare e di non averla sfruttata, per una discutibile, inutile e pretestuosa ideologia politica!!!

Buona vita a tutti".

Franco Sampo, ex sindaco di Cavagnolo

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