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Longevità femminile, vivere più a lungo non basta: salute, alimentazione e solitudine al centro dell’incontro di Brandizzo

All’incontro promosso da Donne e Diritti con Unitre l’8 marzo, dietista e psicologa hanno analizzato le sfide della salute femminile: dalla nutrizione ai meccanismi del cervello, fino al peso dell’isolamento sociale e delle demenze

Donne & Diritti

Virginia Miceli (al centro), Dott.ssa Marina Spanuu (a sinistra ) Dott.ssa Debora Cambiano (a destra).

Il dato statistico è incontrovertibile: le donne vivono in media più degli uomini, ma dietro questa longevità si nasconde spesso una «corsa segnata dalla rinuncia», fatta di fragilità cronica e povertà sanitaria.
Durante l'incontro avvenuto a Brandizzo l’8 marzo, promosso dall’ODV Donne e Diritti con UNITRE, è emerso un quadro difficile: la sopravvivenza femminile non coincide necessariamente con il benessere.
Alla serata, moderata da Virginia Miceli, presidente di Donne e Diritti, hanno partecipato Marina Spanu (dietista SSN) e  Debora Cambiano (psicologa e neuropsicologa).
La serata ha preso vita grazie a un pubblico partecipe, composto in stragrande maggioranza da donne, che non si sono limitate all'ascolto. Molte partecipanti hanno rotto il ghiaccio offrendo testimonianze personali, trasformando l'incontro in uno spazio di autentica condivisione e riflessione su di sé.

La nutrizione come strategia, non come opzione

Marina Spanu ha scalfito la superficie delle abitudini alimentari, rivelando come il declino del benessere sorga da una disconnessione culturale prima ancora che biochimica.
Il caso dei legumi è emblematico dei falsi miti: descritti come proteine nobili, sostenibili ed economiche, un tempo pilastro della dieta mediterranea, sono oggi i grandi assenti dalle tavole. La resistenza al loro consumo viene celata da presunte intolleranze, che Spanu ha ricondotto a una perdita di consuetudine dell'organismo e a una resa davanti alla gestione del tempo.
«Il problema non è l'alimento, ma il metodo», ha incalzato la dietista, spiegando che l'infiammazione e il disagio digestivo derivano spesso da preparazioni approssimative o da una flora intestinale non allenata.
Tuttavia, l'intestino è un organo estremamente adattabile che può essere rieducato gradualmente attraverso un lungo ammollo e l'uso di erbe carminative nella preparazione dei legumi.

Riguardo ai carboidrati, la distinzione cruciale non è la quantità, ma la velocità di trasformazione in zuccheri.  Quelli complessi e integrali agiscono come un freno che evita picchi insulinici, mentre i raffinati alimentano lo stato di infiammazione.
Spanu ha inoltre messo in guardia contro la tirannia del carico glicemico di abitudini apparentemente sane come le macedonie, che possono contenere fino a 40 grammi di zucchero.
La prevenzione non è una restrizione, ma un'organizzazione domestica, pur richiedendo poi  personalizzazioni in presenza di patologie come il colon irritabile e la diverticolite
Un altra è il pregiudizio sull’inscatolato in lattina e il surgelato. Oggi questa differenza con i freschi praticamente non esiste più.

La neurobiologia del piacere e il peso dell'isolamento

Debora Cambiano ha esplorato i meccanismi cerebrali che rendono difficile il cambiamento. Il cuore del problema risiede nel circuito dopaminergico, un meccanismo legato alla sopravvivenza dell'umanità preistorica che oggi lavora contro di noi tramite i junk food (cibo spazzatura).
Questi prodotti
ultra-processati sfruttano il triangolo strategico tra zucchero, sale e grassi per inviare segnali biochimici irresistibili, offrendo una consolazione neurologica che la sola forza di volontà fatica a contrastare. La salute mentale è il motore della longevità.
L'isolamento sociale agisce come un acceleratore del deterioramento cerebrale e fisico, mentre l'elemento ludico e la curiosità sono protocolli terapeutici essenziali. Il cervello non è statico: la sua
plasticità, ovvero la capacità di riorganizzarsi attraverso stimoli esterni, permette di mantenere funzioni attive e rallentare il declino più efficacemente di molti farmaci.

Dottoressa Cambiano

Verso una nuova cultura della longevità

Superare lo stigma legato alla salute mentale è fondamentale, poiché vergogna e tabù impediscono spesso di chiedere aiuto. Per le donne, il ruolo di caregiver complica il quadro: la tendenza a dare priorità alla cura degli altri causa un sistematico disinvestimento sulla propria salute, portando a ignorare i sintomi fino a situazioni gravi.
In questo contesto si inserisce la gestione del dolore cronico e della fibromialgia, condizioni prevalentemente femminili spesso ridotte a fatti psicosomatici.
La psicoterapeuta ha evidenziato come il dolore persistente alteri l'equilibrio psicologico, alimentando isolamento e depressione. Tecniche come l'EMDR sono oggi strumenti preziosi per resettare un sistema nervoso ipersensibilizzato dalla sofferenza.

Comprendere il declino e reagire: le diverse forme di demenza

Identificare correttamente la natura del declino cognitivo è il primo passo per una stimolazione mirata. La Dott.ssa Cambiano ha illustrato le principali varianti

  • Alzheimer: la forma più comune, caratterizzata dalla perdita progressiva della memoria a breve termine e delle funzioni cognitive.
  • Demenza Vascolare: causata da un ridotto afflusso di sangue al cervello (come piccoli ictus), che colpisce spesso la velocità di pensiero e la concentrazione.
  • Demenze Fronto-temporali: che colpiscono principalmente il linguaggio e il comportamento, alterando la personalità dell'individuo.
  • Demenze a Corpi di Lewy: caratterizzate da fluttuazioni cognitive, disturbi del sonno e talvolta allucinazioni visive.

È altrettanto vitale distinguere tra demenza e depressione: quest'ultima può simulare gravi difficoltà mnemoniche (pseudodemenza) ma, a differenza delle malattie neurodegenerative, è curabile attraverso la cooperazione tra farmaci e psicoterapia.
L'incontro si è chiuso con una riflessione politica: la longevità femminile resta una sfida qualitativa. Rivendicare il diritto alla salute è un atto di protagonismo necessario.
«Il benessere non è un colpo di fortuna», è stato il messaggio finale rivolto alla sala: è una costruzione metodica che inizia ogni giorno, tra le mura della propria cucina e nei luoghi della condivisione umana.

L'impegno dell'Associazione Donne & Diritti

La serata la conclude Virginia Miceli che, dopo aver ringraziato le ospiti e l’Unitre, ha spiegato lo scopo della ODV. Questo evento conferma la realtà dell'associazione come un punto di ascolto e comprensione dove donne e uomini si uniscono per difendere i diritti della collettività.
«La nostra associazione nasce dalla necessità di denunciare un modello culturale patriarcale che ancora oggi permea la nostra società.
Un modello che subordina la donna, la scredita e la rende vittima di violenza. 
Quasi a confermare l’insistere della mentalità patriarcale c’è da evidenziare un dato su cui riflettere: l'assenza quasi totale degli uomini alla serata.
Nonostante si parlasse della salute delle loro compagne, madri e mogli, e nonostante i consigli sulla neuroplasticità e la nutrizione fossero universali, la “metà” maschile del territorio ha latitato.

È il segno di un retaggio culturale ancora radicato, dove la cura della salute sembra restare un "affare di donne per le donne", come se il benessere della propria compagna, moglie, fidanzata, madre, non riguardasse anche chi le sta accanto.
Per dare concretezza a questa visione, l'associazione persegue obiettivi chiari: mappare le disuguaglianze, promuovere la parità attraverso il dibattito, l'ascolto, creare reti di supporto con ASL e Comuni e combattere l’abuso e l’isolamento sociale, questo definito la vera malattia sociale moderna, particolarmente accentuata nella donne di terza età.











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