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11 Marzo 2026 - 14:16
L'architetto Brucco mostra i valori della rilevazione e le antenne 5G in centro
A Chivasso, tra i palazzi del centro storico e le antenne telefoniche che svettano sui tetti, c’è chi sostiene che l’inquinamento elettromagnetico abbia ormai superato livelli tollerabili. A denunciarlo è l’architetto Giuseppe Brucco, che nei giorni scorsi è passato in redazione portando con sé un rilevatore di campi elettromagnetici e una lunga serie di osservazioni che, se confermate da verifiche ufficiali, solleverebbero interrogativi pesanti sulla situazione di piazza Carletti.
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Secondo il professionista, alcuni abitanti della zona lamenterebbero da tempo disturbi come insonnia, stanchezza persistente e palpitazioni. Non si tratta di dati scientifici accertati, ma di segnalazioni che, a suo dire, meriterebbero controlli più approfonditi. “Troppi abitanti del centro storico soffrono di insonnia, di stanchezza e di strani malesseri”, sostiene Brucco, collegando questi disturbi alla presenza ravvicinata di due impianti di telefonia installati sui tetti degli edifici che ospitano le filiali bancarie della zona.
“Sono l’architetto Giuseppe Brucco, abito qua vicino a Piazza Carletti, che è una zona altamente inquinata da effetti elettromagnetici”, afferma. “Ho questa apparecchiatura che riscontra dei livelli decine di volte superiori a quelli tollerati dalla legge. Ad esempio, vediamo qua: dava 236 elettrovolt e quindi estremamente grave per la salute di tutti noi.”
La sua ricostruzione parte da un elemento molto concreto: la distanza tra i due impianti. “Ci sono due antenne, una sopra il San Paolo e l’altra sopra la Cariparma in Piazza Carletti, a distanza di circa 50 metri l’una dall’altra”, racconta. “Insieme creano dei problemi altamente pericolosi per la nostra salute.”
Brucco sostiene che il fenomeno riguarderebbe soprattutto chi abita ai piani alti degli edifici circostanti. “Specialmente i piani alti sono altamente assoggettati a queste onde elettromagnetiche super pericolose”, spiega. “Io abito sopra la bancasella e ho la mia camera da letto a circa 25 metri da una delle antenne. Di notte ho difficoltà a dormire, vengono palpitazioni. E non solo io: sono tanti altri della zona che hanno questo tipo di problemi.”

Antenna 5G in centro a Chivasso
Il punto centrale della denuncia riguarda proprio i livelli di emissione che, secondo le misurazioni effettuate con il suo strumento, potrebbero essere molto superiori ai limiti di legge. “In questo momento arriva a 230, 240”, afferma mostrando il rilevatore. “Sono impulsi frequenti, non continui: è come avere un flash che ci spara in faccia la luce. Non lo vediamo con gli occhi, ma il nostro cervello lo patisce.”
Secondo l’architetto, la presenza contemporanea di antenne 3G, 4G e 5G potrebbe contribuire a un accumulo di emissioni. A suo dire queste onde, lavorando insieme a breve distanza, potrebbero amplificare gli effetti percepiti dagli abitanti. Una tesi che andrebbe però verificata con rilevazioni ufficiali.
Brucco cita anche il quadro normativo. In passato il limite di esposizione in Italia era fissato a 5 volt per metro, ma la legge 214 del 2023 lo ha portato fino a 15 volt per metro per favorire lo sviluppo delle nuove reti. A suo parere questo cambiamento avrebbe reso più difficile individuare situazioni critiche.
“Già la legge consente ai comuni di adottare regolamenti per minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici”, osserva, riferendosi alla normativa nazionale. “Per questo chiediamo di intervenire, al sindaco e all’ARPA, ma facendo le misurazioni ai piani alti e non a livello strada.”
Il tema, sostiene ancora, riguarderebbe anche la tutela dei soggetti più fragili. “I bambini sono maggiormente aggrediti da questo inquinamento elettromagnetico: ricercatori dell’Università dello Utah hanno scoperto che il cervello di un bambino di cinque anni assorbe una quantità di radiazioni quattro volte maggiore rispetto a quello di un adulto.”
Al momento, però, si tratta di affermazioni che dovrebbero essere verificate da controlli tecnici ufficiali. Proprio per questo l’architetto chiede un intervento degli enti competenti. “Bisogna intervenire e fare verifiche serie, perché queste opportunità tecnologiche non devono assolutamente prevaricare la salute dei chivassesi.”
Se le segnalazioni trovassero conferma in misurazioni indipendenti, la questione potrebbe aprire un nuovo fronte nel dibattito cittadino sul rapporto tra sviluppo tecnologico, pianificazione urbana e tutela della salute pubblica.
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