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Pesce remo in spiaggia in Messico: il “pesce dell’apocalisse” riappare davvero prima dei terremoti?

Due esemplari sono emersi vicino a Cabo San Lucas e i video hanno fatto il giro del mondo. Ma cosa significa davvero vedere un Regalecus glesne, il pesce osseo più lungo del pianeta, vicino alla riva? Cosa dice la scienza e perché questi animali arrivano in superficie

Pesce remo in spiaggia in Messico: il “pesce dell’apocalisse” riappare davvero prima dei terremoti?

Pesce remo in spiaggia in Messico: il “pesce dell’apocalisse” riappare davvero prima dei terremoti?

Una pinna rossa che affiora tra le onde, un corpo lungo e lucente che si contorce nella risacca. Sulla spiaggia vicino a Cabo San Lucas, all’estremità meridionale della Baja California Sur, in Messico, decine di persone hanno assistito a una scena rarissima: due esemplari di pesce remo sono emersi dall’acqua e si sono arenati per alcuni minuti sulla battigia. I presenti hanno provato a spingerne uno verso il largo mentre altri filmavano con il telefono. Le immagini, diffuse il 10 marzo 2026, hanno fatto rapidamente il giro del mondo.

Nei video si vede un animale dal corpo sottile e serpentiforme, lungo circa tre metri, con una pinna dorsale cremisi che corre lungo tutto il dorso. Tra i testimoni citati dai media internazionali compaiono le sorelle Monica Pittenger e Katie Pittenger, presenti sulla spiaggia al momento dell’episodio. Le ricostruzioni pubblicate da diverse testate coincidono: due pesci sono arrivati fino alla riva e almeno uno è stato filmato mentre i bagnanti tentavano di riportarlo in mare. Il comportamento ricorda altri casi registrati negli ultimi anni lungo la stessa costa.

pesce reno

Il pesce remo appartiene alla famiglia dei Regalecidi (Regalecidae). È un pesce osseo dal corpo nastriforme, estremamente lungo e sottile. La specie più nota, Regalecus glesne, è considerata il pesce osseo più lungo esistente. Gli esemplari meglio documentati hanno raggiunto circa otto metri di lunghezza; in alcuni casi sono state segnalate misure superiori, fino a undici metri, anche se più rare. Gli individui osservati vicino alla costa sono quasi sempre più piccoli: tre o quattro metri, come nel caso comparso sulla spiaggia messicana.

Il movimento dell’animale è particolare. La pinna dorsale, composta da centinaia di raggi molli, ondula lungo tutto il corpo e genera la spinta che gli permette di avanzare. Gli ittiologi definiscono questo tipo di locomozione “movimento amiiforme”. Il pesce spesso mantiene il corpo quasi verticale nella colonna d’acqua e si nutre di krill, piccoli crostacei e zooplancton.

Il suo ambiente naturale non è la superficie. Le osservazioni scientifiche collocano la specie soprattutto nella fascia mesopelagica dell’oceano, tra circa 200 e 1.000 metri di profondità. È uno dei motivi per cui gli incontri con l’uomo sono rari. Quando un pesce remo appare vicino alla riva, spiegano i biologi marini, di solito qualcosa non va. Molti degli esemplari osservati in acque basse mostrano ferite, segni di parassiti o evidenti difficoltà di orientamento.

Anche le condizioni dell’oceano possono contribuire a spingerlo verso la costa. Tempeste, mareggiate o cambiamenti nelle correnti e nella temperatura dell’acqua — come quelli associati al fenomeno El Niño — possono alterare la distribuzione di specie pelagiche e aumentare la probabilità di incontri insoliti. Ogni episodio però ha cause specifiche e non esiste una spiegazione unica.

La comparsa del pesce remo alimenta spesso una leggenda molto diffusa. In Giappone l’animale è chiamato talvolta “messaggero del Palazzo del Dio del Mare” e nella cultura popolare internazionale è diventato il cosiddetto “pesce dell’apocalisse”. Secondo il racconto, la sua apparizione annuncerebbe terremoti o tsunami. La ricerca scientifica non ha trovato prove a sostegno di questa idea. Uno studio statistico pubblicato nel 2019, basato su dati raccolti in Giappone tra il 1928 e il 2011, non ha rilevato correlazioni significative tra le apparizioni di pesci di profondità e i grandi terremoti. Anche analisi e verifiche giornalistiche internazionali hanno concluso che non esistono evidenze di un legame tra questi animali e l’attività sismica.

Proprio perché vive a grande profondità, il pesce remo è ancora poco studiato. Le osservazioni dirette sono difficili e solo negli ultimi anni i ROV (veicoli operati a distanza) utilizzati nelle esplorazioni oceanografiche hanno permesso di filmarlo vivo nel suo ambiente naturale. Ogni spiaggiamento diventa quindi un’occasione preziosa per raccogliere dati su dieta, parassiti, anatomia e genetica.

Negli ultimi due anni diversi ritrovamenti sono stati segnalati lungo la costa pacifica del Nord America. In alcuni casi gli esemplari sono comparsi in California o in Baja California Sur. Secondo Ben Frable, curatore della collezione di vertebrati marini presso la Scripps Institution of Oceanography, queste apparizioni non indicano necessariamente un fenomeno straordinario. Cambiamenti nelle condizioni oceaniche possono modificare temporaneamente la distribuzione di specie pelagiche rare, rendendole più visibili.

Le immagini arrivate da Cabo San Lucas raccontano soprattutto l’incontro inatteso tra l’uomo e un animale che vive lontano dalla superficie. Il pesce remo non è un presagio né un mistero irrisolto. È un abitante degli strati profondi dell’oceano che, per cause ancora da chiarire, ogni tanto emerge davanti agli occhi di chi si trova sulla riva.

Fonti: The Guardian, AFP Fact Check, Scripps Institution of Oceanography, studio pubblicato su Bulletin of the Seismological Society of America (2019).

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