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A Ivrea, ciottoli in piazza del Teatro, panchine "marce" in tutta la città

Il consigliere Paolo Noascone (lista civica Sertoli Sindaco) segnala sedute deteriorate tra piazza Freguglia e piazza Rondolino: «Legno ormai a fine vita e potenziali rischi per i cittadini»

A Ivrea, ciottoli in piazza del Teatro, panchine rotte in tutta la città

In foto il consigliere Paolo Noascone

A Ivrea si cambiano le sedute. Quelle nuove,  “ciottoli” di piazza del Teatro, ad esempio: oggetti urbani contemporanei, pensati per sedersi, sostare, chiacchierare. Piccole sculture civiche, diciamo così.

Poi però basta fare qualche centinaio di metri per ritrovare un’altra Ivrea. Meno architettonica e più quotidiana. Quella delle panchine vere, di legno, che non finiscono nei post su Facebook ma nella vita di tutti i giorni. Ed è proprio su queste che si concentra un’interpellanza che sarà discussa nel prossimo Consiglio comunale, primo firmatario il consigliere Paolo Noascone della lista civica Sertoli Sindaco.

Il tema sono le panchine dei giardini tra piazza Freguglia, corso Massimo d’Azeglio e piazza Rondolino. Un argomento che, a prima vista, potrebbe sembrare marginale. In fondo si tratta di panchine. Ma chi frequenta i giardini pubblici sa che le panchine sono l’arredo urbano più democratico che esista: non chiedono niente, non fanno selezione, non hanno orari. Ci si siedono gli anziani, i genitori mentre aspettano che i bambini finiscano di giocare, chi passa per caso e chi invece ci torna tutti i giorni.

Il problema, segnalano i consiglieri, è che "molte di queste sedute hanno ormai raggiunto la fine della loro vita utile". Non per vandalismo, ma per semplice logorio.

"Il legno è deteriorato, consumato dall’umidità e dagli anni di esposizione alle intemperie. Alcune assi sono spezzate, altre presentano crepe profonde, con il rischio concreto che la seduta diventi instabile o addirittura pericolosa." 

Insomma sono "marce".

Le fotografie allegate all’interpellanza sono piuttosto eloquenti: listelli sfondati, panchine piegate, pezzi mancanti. In una delle immagini qualcuno ha appoggiato un cartone sulla seduta per evitare che la fessura nel legno trasformi il momento di riposo in un piccolo esercizio di equilibrismo. Un rimedio artigianale, più vicino allo spirito di sopravvivenza urbana che a quello dell’arredo pubblico.

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I firmatari spiegano di aver effettuato un sopralluogo insieme ad alcuni cittadini che avevano segnalato la situazione. L’obiettivo era verificare se il problema fosse dovuto a vandalismi recenti. Non è così. Il deterioramento, sostengono, è semplicemente il risultato dell’età delle strutture e della mancanza di manutenzione nel tempo.

E non si tratta soltanto delle panchine. Nell’interpellanza vengono segnalate anche altre criticità nei giardini. In particolare le bordure metalliche che delimitano i diversi tipi di pavimentazione e le aiuole attorno agli alberi: in alcuni punti sono uscite dalla loro sede, creando piccoli dislivelli che possono diventare un rischio per chi passa. Lo stesso vale per alcuni ciottoli della pavimentazione che risultano sconnessi o spostati.

Questioni minime, si potrebbe pensare. Ma spesso la qualità di una città si misura proprio nelle cose minime. E sono proprio quelle che, quando si accumulano, cambiano la percezione di uno spazio pubblico. Non nei grandi ma nella possibilità di sedersi qualche minuto all’ombra di un albero senza il timore che la panchina ceda sotto il peso degli anni.

C’è poi un’altra osservazione contenuta nell’interpellanza: "tra i giardini citati e la zona verso il Naviglio, di panchine praticamente non ce ne sono". Nemmeno nelle vicinanze dell’ufficio postale. Un paradosso urbano: il luogo dove le persone spesso aspettano — per una lettera, una raccomandata, un turno allo sportello — è anche quello dove non esiste un posto per sedersi.

Infine la nota quasi simbolica. In corso Botta, accanto all’edicola e al punto informativo dedicato alla Via Francigena di Sigerico, è stata installata una cosiddetta “panchina intelligente”. Quelle dotate di tecnologie, ricariche e servizi digitali. Secondo quanto segnalato nell’interpellanza, però, risulterebbe scollegata. Un oggetto tecnologico che, per il momento, sembra più una panchina normale. Solo con un nome più ambizioso.

Da qui le domande rivolte al sindaco e all’assessore competente: "l’amministrazione è a conoscenza della situazione? Sono previsti interventi di manutenzione o sostituzione delle panchine? Verranno sistemate le bordure metalliche e i ciottoli sconnessi?."

Perché alla fine una panchina serve solo a una cosa: fermarsi un momento. E una città che non permette di fermarsi è una città che corre troppo. Anche quando non serve.

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