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Settimo Torinese, la città più inquinata della provincia di Torino. Lo dice Legambiente in Mal'Aria

La centralina registra 48 giorni oltre i limiti di PM10. Tra traffico, cemento e verde che scompare l’aria resta una delle peggiori del territorio

Settimo Torinese, la città più inquinata della provincia di Torino

Settimo Torinese, la città più inquinata della provincia di Torino

Lo smog nelle città italiane diminuisce. Ma non abbastanza da cambiare davvero rotta. È la fotografia che emerge dal rapporto “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente. I dati del 2025 registrano un miglioramento: scendono a 13 le città che hanno superato il limite giornaliero di PM10 fissato dalla normativa europea a 50 microgrammi per metro cubo per più di 35 giorni all’anno. Meglio rispetto al recente passato, quando i capoluoghi oltre soglia erano stati 25 nel 2024, 18 nel 2023 e 29 nel 2022.

Sulla carta, dunque, qualcosa si muove. Ma basta allontanarsi dalle statistiche nazionali e avvicinarsi ai territori per capire che la realtà è meno rassicurante.

Nella cintura nord di Torino, tra Settimo Torinese e Borgaro, l’aria continua a raccontare un’altra storia. Qui l’inquinamento non è l’eccezione dei giorni senza vento. È la normalità.

A Settimo Torinese la centralina Vivaldi ha registrato nel 2025 48 giorni di superamento del limite giornaliero di PM10, ben oltre i 35 consentiti dalla normativa europea. La media annuale di PM10 si attesta a 29 microgrammi per metro cubo, il PM2.5 a 17, mentre il biossido di azoto raggiunge 33 microgrammi.

Numeri che non sono soltanto dati tecnici. Sono il racconto di una città attraversata ogni giorno da traffico metropolitano, incastrata tra tangenziali, arterie di collegamento e flussi continui di pendolari. Fabbriche, magazzini, trasporti: sviluppo economico, certo. Ma anche camion, code, emissioni.

E poi c’è l’altra trasformazione, quella che spesso passa sotto silenzio: l’urbanizzazione crescente. Nuovi quartieri, nuovi capannoni. Il cemento che avanza mentre il verde arretra. Alberi e vegetazione spontanea sradicati per lasciare spazio a parchi progettati sulla carta, che prima di diventare veri polmoni avranno bisogno di anni, forse decenni. Nel frattempo, l’aria resta quella di sempre.

DATI

DATI

A Borgaro Torinese la situazione non è molto diversa. Qui le concentrazioni medie registrano 25 microgrammi per metro cubo di PM10 e 17 di PM2.5.

Numeri che oggi rientrano nei limiti di legge, ma che raccontano un problema se si guarda al futuro. Dal 2030, infatti, l’Unione europea abbasserà le soglie: 20 microgrammi per il PM10 e 10 per il PM2.5.

Tradotto: Borgaro è già oggi oltre i limiti che entreranno in vigore tra pochi anni.

Il che conferma una cosa che ormai gli studi ripetono da tempo: l’inquinamento non è più soltanto una questione delle grandi metropoli. Colpisce anche i centri della cintura urbana, quelli che vivono nell’orbita della città principale e ne assorbono traffico, attività produttive e pressione edilizia.

Certo, la Pianura Padana non aiuta. È uno dei territori più critici d’Europa per la qualità dell’aria: una grande conca dove la ventilazione è scarsa e gli inquinanti tendono a ristagnare.

Ma attribuire tutto alla geografia sarebbe troppo comodo.

Secondo Legambiente, le cause sono ben note: traffico veicolare, riscaldamento domestico e attività produttive. Tutti fattori che nella cintura torinese convivono nello stesso spazio: città densamente abitate, aree industriali, snodi logistici e infrastrutture di trasporto.

Se si applicassero già oggi i nuovi limiti europei, la fotografia sarebbe ancora più severa. Il rapporto stima che il 53% dei capoluoghi italiani non rispetterebbe il futuro limite per il PM10 e il 73% quello per il PM2.5.

Torino è tra le città più lontane dall’obiettivo: per rientrare nei parametri del 2030 dovrebbe ridurre le concentrazioni di inquinanti di circa il 30 per cento.

E quando il capoluogo fatica a respirare, anche la cintura paga il conto.

Legambiente parla di miglioramenti reali ma ancora troppo fragili, perché non sostenuti da politiche strutturali sufficientemente incisive. Il nodo resta sempre lo stesso: trasporto pubblico, mobilità sostenibile, riqualificazione energetica degli edifici. Interventi che richiedono investimenti e visione, cioè l’esatto contrario delle soluzioni temporanee.

Nel frattempo, però, le centraline continuano a fare il loro mestiere: registrare.

E tra Settimo e Borgaro, nella cintura nord di Torino, quei numeri raccontano una verità difficile da aggirare.
L’inquinamento è forse l’emergenza più silenziosa della metropoli.

Non si vede.
Ma si respira.

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