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Propaganda a scuola o semplice lezione? La replica di Lotito sul caso Olivetti

Dopo la polemica nata dalla lettera anonima di alcuni studenti e le verifiche riportate dal giornale, il coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia Ivrea replica alle dichiarazioni della dirigente scolastica e torna sul tema del clima culturale nelle scuole.

Ivrea, studenti dell’Olivetti denunciano “propaganda politica” durante un incontro sul referendum

Ivrea, studenti dell’Olivetti denunciano “propaganda politica” durante un incontro sul referendum

Propaganda per il "No" al Referendum all'Istituto Olivetti di Ivrea? La vicenda della lettera anonima attribuita ad alcuni studenti continua a far discutere. Dopo il comunicato diffuso nei giorni scorsi dal coordinamento cittadino di Fratelli d’Italia Ivrea e le successive verifiche riportate sul nostro giornale, con le dichiarazioni della dirigente scolastica Maria Rosaria Roberti e del docente Edoardo Fiore, interviene ora con una replica il coordinatore cittadino del partito.

Fabrizio Lotito ha inviato alla redazione un testo in cui torna sulla vicenda e risponde ad alcune delle considerazioni emerse nel dibattito di queste ore.

Liborio La Mattina

Riceviamo e pubblichiamo.

In riferimento agli articoli pubblicati sul suo giornale riguardo la lettera anonima di alcuni studenti dell’Istituto Olivetti, se il Direttore – almeno in questo caso – mi consente di replicare a quanto dichiarato dalla dirigente scolastica, dichiarazioni riportate tra virgolette nel suo articolo, la quale afferma di non aver ricevuto alcuna segnalazione in merito, ritengo doveroso formulare alcune precisazioni.

È comprensibile che la dirigente sostenga di non aver ricevuto segnalazioni formali: sarebbe infatti difficile immaginare il contrario, poiché ciò equivarrebbe quasi a riconoscere l’esistenza di un problema. Tuttavia questo non significa automaticamente che il problema non esista. Al contrario, ritengo assolutamente plausibile quanto riportato nella lettera pervenutaci.

È infatti piuttosto diffusa, tra molti studenti e famiglie, la percezione che l’ambiente scolastico sia spesso caratterizzato da un orientamento culturale e politico piuttosto uniforme, generalmente collocato nell’area della sinistra. Una percezione di questo tipo, indipendentemente da quanto corrisponda alla realtà dei fatti, può inevitabilmente scoraggiare segnalazioni o prese di posizione da parte di studenti che abbiano idee diverse e che chiedano semplicemente una scuola realmente pluralista.

In un contesto simile non è difficile comprendere come alcuni ragazzi possano temere – come nel caso di specie – che esprimere opinioni non allineate o sollevare determinate questioni possa rivelarsi per loro controproducente. Ed è proprio questo l’aspetto più preoccupante: la scuola dovrebbe rappresentare il luogo per eccellenza del confronto libero, aperto e democratico tra idee differenti, non uno spazio nel quale qualcuno possa sentirsi a disagio nel manifestare il proprio pensiero.

Di situazioni analoghe mi era già capitato di venire a conoscenza anche in passato, come padre di due ragazzi che hanno frequentato le scuole a Ivrea e che successivamente hanno proseguito il loro percorso universitario a Torino. In entrambi i contesti mi è stato più volte riferito che non sempre era semplice affrontare con serenità e autentico pluralismo discussioni su temi di natura politica o culturale.

Del resto è sotto gli occhi di tutti che, non di rado, alcuni docenti partecipino a manifestazioni o iniziative pubbliche chiaramente riconducibili a una specifica area politica. Si tratta naturalmente di una libertà pienamente legittima nella sfera personale. Tuttavia è altrettanto evidente che una simile esposizione possa contribuire ad alimentare, tra gli studenti, la percezione di un ambiente non del tutto neutrale.

Proprio per questo motivo, di fronte a segnalazioni come quella citata nel suo articolo, forse più che metterne immediatamente in dubbio la fondatezza sarebbe opportuno interrogarsi sulle ragioni che possono portare alcuni studenti a non esporsi apertamente. Se anche solo una parte di questi timori fosse fondata, si tratterebbe di un problema serio che la scuola non dovrebbe sottovalutare né ignorare.

P.S. È sufficiente leggere alcuni dei commenti comparsi sotto i suoi articoli per comprendere quanto il tema sia sensibile. Tra questi vi è anche l’intervento di una docente, la professoressa Barbiera, che, da informazioni reperite nella giornata odierna, risulterebbe essere coinvolta nell’organizzazione dell’evento nonché madre del relatore, Dott. Edoardo Fiore. Inoltre, è facilmente verificabile, anche attraverso i contenuti pubblici del suo profilo social Facebook, come le sue posizioni personali siano chiaramente riconducibili a una precisa area culturale e politica: un elemento in più che contribuisce a comprendere perché alcuni studenti possano preferire non esporsi pubblicamente o evitare di formalizzare determinate segnalazioni.

Il coordinatore cittadino di FdI – Ivrea
Fabrizio Lotito

lettera

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