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Punto Rosso

Case di Comunità: il franchising della sanità

Case di comunità in Piemonte a rischio: promesse vuote, strutture senza personale e privatizzazione mascherata

Case di Comunità: il franchising della sanità

Matteo Chiantore, Federico Riboldi

Quanto stiamo leggendo in queste settimane riguardo all’avvio delle Case di Comunità in Piemonte è la conferma di un’operazione politica fondata sulle false promesse. Mentre l’assessore regionale Federico Riboldi annuncia solennemente il superamento della “medicina a gettone”, il suo Governo nazionale firma proroghe e provvedimenti che ne stabilizzano l’uso. È il gioco delle parti: si predica il pubblico, ma si pratica il privato.

Senza medici e infermieri assunti stabilmente, le Case di Comunità resteranno scatole vuote, nuove strutture destinate al declino precoce. Del resto, se oggi si registra un deficit drammatico di personale nei presidi principali, negli ospedali e nei pronto soccorso, come pensano i soloni in Regione di far funzionare queste nuove unità se non con il ricorso massiccio al privato?

Viene così svelato il vero volto di questa gestione: una privatizzazione che passa per il depauperamento programmato della sanità pubblica. Da questo paradosso non si salva nemmeno Ivrea: in Corso Nigra, i cittadini vedono un cantiere in movimento: impalcature e cartelli che annunciano l’Ospedale e la Casa di Comunità. Ma la ristrutturazione di un vecchio edificio non basta a fare sanità di prossimità se non sostenuta da un organico strutturato e costantemente presente.

L’assessore parla di “soluzioni transitorie” riferendosi ai gettonisti, ma la realtà è che non c’è ombra di volontà politica per aumentare gli organici. I numeri, d'altronde, parlano chiaro.

Il PNRR prevede la realizzazione di 1.430 Case di Comunità in tutta Italia entro il 2026. In Piemonte ne sono previste 82, ma il rischio che diventino cattedrali nel deserto è altissimo: secondo le stime sindacali, mancherebbero all'appello oltre 30.000 infermieri a livello nazionale per coprire i nuovi standard assistenziali.

Per questo continuiamo ad affermare che queste strutture rischiano di essere gusci senza una reale integrazione con il territorio. La sanità che si sta delineando nella nostra regione somiglia sempre più a un franchising sanitario, allontanandosi dal modello di presidio pubblico e universale.

La salute dei piemontesi e degli eporediesi non può essere merce di scambio per spot elettorali. Dobbiamo pretendere che si smetta di recitare questo copione dell'assurdo, scritto solo per nascondere lo smantellamento del diritto alla cura. Servono programmazione, concorsi veri e personale dipendente. La sanità deve essere realmente territoriale e pubblica, non un paravento per il profitto privato.

L'opposizione a questo modello di smantellamento, per chi crede nel diritto alla salute, deve essere totale.

Cosa ne pensa la Conferenza dei Sindaci e il suo presidente Sindaco di Ivrea Matteo Chiantore?

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