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08 Marzo 2026 - 15:43
Ivrea, studenti dell’Olivetti denunciano “propaganda politica” durante un incontro sul referendum
Una lettera di alcuni studenti dell’Istituto Olivetti di Ivrea accende il dibattito sul ruolo della scuola nel trattare temi politici e di attualità. Il documento, inviato alla casella di posta elettronica di Fratelli d’Italia Ivrea e reso pubblico dal partito con un comunicato diffuso l’8 marzo, denuncia quello che gli autori definiscono un episodio di propaganda politica avvenuto durante l’orario di lezione.
Secondo quanto riportato nella lettera, il 18 febbraio all’interno dell’istituto sarebbe stato organizzato un incontro con Edoardo Fiore dal titolo “Costituzione, tipologie di referendum e processo penale”, rivolto alle classi quarte e quinte. Un appuntamento che, nelle intenzioni dichiarate, avrebbe dovuto rappresentare un momento di approfondimento giuridico su alcuni strumenti fondamentali della democrazia costituzionale e sul funzionamento del processo penale.
Tuttavia, nella ricostruzione degli studenti che hanno firmato il documento, l’iniziativa avrebbe assunto un carattere diverso da quello atteso.
«Già dal nome dell’iniziativa immaginavamo che si sarebbe entrati nel merito del referendum della fine di marzo», scrivono gli autori della lettera. «Ciò che ci ha indignati è stata la narrazione a senso unico a favore del No».
Nel testo gli studenti sostengono che durante l’incontro non sarebbe stato previsto alcuno spazio per il confronto o per l’espressione di opinioni alternative rispetto a quelle del relatore. In particolare, lamentano l’assenza di contraddittorio e di un vero momento di dialogo tra studenti, relatori e organizzatori.
«Non sono state ammesse obiezioni e pareri contrari, così come non si è instaurato alcun tipo di dialogo con il relatore e gli organizzatori», si legge ancora nella lettera.
Secondo la denuncia degli studenti, le due ore dedicate all’incontro si sarebbero quindi trasformate in un momento di comunicazione politica più che in un’occasione di approfondimento giuridico. «Due ore di propaganda politica e non di approfondimento giuridico, come invece avremmo potuto immaginare», scrivono.
Il nodo centrale della contestazione riguarda il ruolo della scuola come luogo di formazione e di confronto pluralista.
«La scuola non può essere utilizzata come luogo di imposizione di qualsiasi tipo di idea», affermano gli studenti, che richiamano esplicitamente il principio di libertà di opinione e la necessità di garantire pluralismo politico, soprattutto durante una campagna referendaria.


Gli autori della lettera spiegano anche la scelta di non firmare il documento con nome e cognome.
«Siamo purtroppo costretti a mantenere l’anonimato», scrivono, «dal momento che il clima che si è costruito lascia ipotizzare spiacevoli conseguenze sul piano scolastico a chi si schieri in maniera diversa». Una motivazione che, nelle loro intenzioni, non dovrebbe tuttavia mettere in discussione il contenuto della denuncia. «Non possiamo però rimanere zitti».
Nel documento viene anche avanzata una proposta: organizzare un ulteriore incontro che consenta di affrontare il tema in modo più equilibrato. Gli studenti chiedono infatti che venga invitato anche un relatore favorevole al “Sì” al referendum, così da garantire un confronto più ampio e pluralista.
«Chiediamo a gran voce che simili situazioni non si ripetano in futuro e che anzi venga al più presto organizzato un incontro con esponenti a favore del Sì, per garantire che il tema venga affrontato nel modo più ampio e plurale possibile».
La vicenda è stata rilanciata dal coordinamento locale di Fratelli d’Italia con un comunicato diffuso l’8 marzo, il partito definisce quanto denunciato «gravissimo».
«La scuola deve essere un luogo di formazione e di confronto libero, dove il pluralismo delle idee sia sempre garantito», si legge nella nota. «La scuola deve restare uno spazio di libertà e non diventare occasione di propaganda politica».
Nel comunicato, Fratelli d’Italia parla di un fenomeno che, a loro giudizio, si starebbe verificando con sempre maggiore frequenza negli istituti scolastici e che attribuisce alla presenza di iniziative promosse da ambienti politici di sinistra.
Al momento non risultano repliche ufficiali da parte della dirigenza dell’Istituto Olivetti né da parte degli organizzatori dell’incontro citato nella lettera. Resta dunque da chiarire la dinamica dell’iniziativa e se l’evento fosse stato strutturato come una lezione informativa, un seminario di approfondimento o un intervento con una precisa impostazione interpretativa.
Il caso riporta comunque al centro una questione ricorrente nel dibattito pubblico: fino a che punto la scuola può e deve affrontare temi politici e istituzionali di attualità.
Da un lato, molti ritengono che la scuola debba essere uno spazio in cui studenti e studentesse imparano a confrontarsi con il dibattito pubblico e con i temi della vita democratica. Dall’altro, emerge la necessità che questo confronto avvenga in un contesto pluralista, nel quale opinioni diverse possano essere presentate e discusse in modo equilibrato.
È proprio su questo equilibrio – tra educazione civica, approfondimento culturale e pluralismo delle idee – che si gioca la polemica sollevata dalla lettera degli studenti dell’Olivetti. Una vicenda che, nelle prossime settimane, potrebbe alimentare ulteriori discussioni non solo all’interno dell’istituto, ma più in generale nel dibattito cittadino.
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