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Teheran sotto le bombe: la capitale iraniana si svuota mentre la guerra entra nella città

Gli attacchi di Stati Uniti e Israele hanno aperto una nuova fase del conflitto. Le strade di Teheran si sono svuotate, i rifugi si riempiono e i giornalisti della CNN (Cable News Network) sono entrati nella capitale per documentare i bombardamenti e la vita dei civili

Teheran sotto le bombe: la capitale iraniana si svuota mentre la guerra entra nella città

Teheran sotto le bombe: la capitale iraniana si svuota mentre la guerra entra nella città

Una portiera che sbatte nel silenzio di una strada quasi vuota. Poi una scia luminosa nel cielo e l’eco di un’esplosione che attraversa i quartieri. È in questo scenario che Fred Pleitgen, inviato della CNN (Cable News Network), e la fotogiornalista Claudia Otto sono entrati a Teheran. Non c’è folla, non ci sono le file di auto che di solito bloccano le grandi arterie della capitale iraniana. Il traffico si è diradato, molti negozi hanno abbassato le saracinesche prima del tramonto e il rumore costante della metropoli ha lasciato spazio a sirene, boati e messaggi sui telefoni che indicano rifugi e percorsi sicuri.

Secondo quanto ha confermato la stessa CNN, Fred Pleitgen e Claudia Otto sono arrivati tra il 5 e il 6 marzo 2026, ottenendo un permesso dalle autorità iraniane. Sono stati i primi giornalisti di una televisione statunitense a lavorare dentro l’Iran dall’inizio della guerra. Il conflitto è scoppiato pochi giorni prima, tra il 28 febbraio e il 1° marzo 2026, dopo attacchi coordinati degli Stati Uniti e di Israele contro obiettivi militari e governativi iraniani. Le operazioni hanno colpito più città, inclusa Teheran, e secondo diverse ricostruzioni giornalistiche uno dei raid ha portato alla morte della Guida Suprema Ali Khamenei.

Da allora la capitale vive sotto bombardamenti ripetuti. Le esplosioni sono state documentate in più quartieri e le immagini diffuse dalle agenzie mostrano colonne di fumo e bagliori nel cielo notturno. Nello stesso periodo l’Iran ha lanciato missili e droni contro Israele e contro basi militari alleate nella regione. Il conflitto si è rapidamente trasformato in una guerra regionale con effetti che superano i confini iraniani.

Le immagini raccolte nelle ultime ore mostrano una città cambiata. Le arterie normalmente congestionate scorrono quasi vuote, molti edifici hanno le luci abbassate e gruppi di persone si spostano verso rifugi sotterranei durante gli allarmi. La descrizione di Teheran come “semideserta”, utilizzata dall’inviato della CNN, non è una formula retorica ma il segno di una metropoli che ha sospeso parte delle sue funzioni quotidiane. Gli orari di lavoro sono stati ridotti, molti uffici restano chiusi e numerose famiglie con bambini o anziani hanno lasciato la città per trasferirsi temporaneamente in province considerate meno esposte.

Gli ospedali e le cliniche continuano a lavorare, ma con personale ridotto e procedure di sicurezza rafforzate. La metropolitana funziona in modo intermittente e viene fermata durante gli allarmi aerei. Scuole e università hanno sospeso molte attività o le hanno trasferite online. Nei mercati e nei centri commerciali gli orari sono stati abbreviati e gli spostamenti sono diventati più rapidi e cauti.

Tra le strutture colpite c’è anche la sede della IRIB (Islamic Republic of Iran Broadcasting), la radiotelevisione di Stato iraniana. Le immagini diffuse mostrano studi danneggiati e apparecchiature distrutte dopo un raid. Il bombardamento di una struttura mediatica ha riportato al centro una questione che accompagna ogni guerra moderna: l’informazione come obiettivo strategico. Colpire una redazione significa interrompere la diffusione di notizie, rallentare gli avvisi alla popolazione e influenzare il racconto del conflitto.

In questo contesto la presenza di Fred Pleitgen e Claudia Otto assume un peso particolare. L’ingresso di una rete televisiva statunitense in Iran implica un negoziato con le autorità locali e una gestione controllata dell’accesso alle aree di guerra. Allo stesso tempo non garantisce sicurezza. I giornalisti restano esposti agli stessi rischi dei civili: bombardamenti improvvisi, limitazioni di movimento e possibili interruzioni delle comunicazioni.

Il lavoro della fotogiornalista Claudia Otto serve anche a verificare ciò che accade sul terreno. In una fase in cui circolano video manipolati e immagini fuori contesto, la presenza di reporter permette controlli diretti. Le redazioni internazionali confrontano immagini satellitari, testimonianze locali e dettagli visivi come insegne, edifici e posizione delle ombre per stabilire l’autenticità dei materiali diffusi online.

Le testimonianze raccolte nella capitale descrivono una popolazione che ha modificato le abitudini quotidiane. Molti tengono zaini pronti vicino alla porta di casa, con documenti, batterie di riserva e medicinali. I gruppi di messaggistica tra vicini servono per coordinare l’accesso ai rifugi e condividere informazioni sui bombardamenti. Alcune famiglie trascorrono la notte nei garage sotterranei o nelle stazioni della metropolitana. Altri portano i figli fuori città e rientrano durante il giorno per lavorare o controllare le attività commerciali.

La guerra non si è limitata all’Iran e a Israele. Nei giorni successivi agli attacchi iniziali il conflitto si è esteso ad altri fronti. Hezbollah, il movimento armato libanese sostenuto da Teheran, ha rivendicato il lancio di razzi verso Israeledal confine meridionale del Libano. Gli allarmi si sono estesi anche in Iraq e nel Golfo Persico, dove alcuni governi hanno segnalato intercettazioni di droni e missili vicino a infrastrutture energetiche e portuali.

Sul piano politico la situazione resta incerta. Dopo la morte di Ali Khamenei, la guida temporanea dello Stato iraniano è passata al presidente Masoud Pezeshkian, che ha promesso ritorsioni contro gli attacchi ma ha dichiarato di voler evitare un allargamento diretto della guerra ad altri Paesi se non coinvolti nelle operazioni militari. Dall’altra parte Israele ha annunciato l’intensificazione delle operazioni contro obiettivi considerati strategici all’interno dell’Iran. La Casa Bianca ha parlato di una campagna militare limitata nel tempo, pur lasciando aperti canali diplomatici indiretti per una possibile de-escalation.

Nel frattempo la realtà quotidiana di Teheran resta segnata dagli allarmi aerei e dalle esplosioni. Le notti sono illuminate da traccianti e sistemi di difesa antiaerea. Le strade restano meno affollate e i servizi funzionano a ritmo ridotto. L’arrivo di Fred Pleitgen e Claudia Otto non è soltanto un episodio giornalistico. È un segnale di quanto sia difficile documentare una guerra mentre è ancora in corso e di quanto sia necessario verificare ogni informazione sul terreno.

Fonti:  Associated Press, Al Jazeera, CNN, PBS, Axios, EFE, IRIB (Islamic Republic of Iran Broadcasting).

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