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07 Marzo 2026 - 23:54
A Miami si chiude una settimana che ridisegna i rapporti di Washington con l’America Latina: trattative con Cuba, riconoscimento ufficiale a Caracas e una nuova alleanza regionale contro il narcotraffico con l’impegno a “scatenare la potenza militare”.
L’urlo dei gabbiani sopra Doral, il quartiere di Miami che ospita il resort presidenziale, si è mescolato agli applausi quando Donald Trump ha pronunciato la frase destinata a rimbalzare da L’Avana a Caracas: «Cuba è nei suoi ultimi momenti di vita». Era il 7 marzo 2026 e, dal palco del vertice Shield of the Americas, il presidente degli Stati Unitinon si è limitato alla retorica. Ha aggiunto che Washington e L’Avana stanno parlando e che «si può arrivare a un accordo molto facilmente». Nello stesso intervento ha annunciato il riconoscimento del governo venezuelano guidato da Delcy Rodríguez e la nascita della Coalición contra los Cárteles en las Américas (CCCA, Coalizione contro i cartelli nelle Americhe), un nuovo dispositivo di sicurezza regionale contro il narcotraffico. Diplomazia, energia e strategia militare si sono sovrapposte nello stesso discorso, delineando un cambio di linea nella politica statunitense nel continente.

Sul palco di Doral, Trump ha insistito sull’idea che un accordo con Cuba sarebbe «facile». Ha definito il sistema politico dell’isola «ai suoi ultimi momenti di vita» e ha lasciato intendere che esistono contatti ad alto livello tra i due governi. Il messaggio è apparso calibrato: pressione politica accompagnata dalla disponibilità a negoziare. Negli stessi giorni il presidente aveva parlato di una possibile «presa amichevole» su Cuba, senza fornire dettagli. Il segnale è stato interpretato come parte di una strategia più ampia per riaffermare l’influenza statunitense nell’emisfero occidentale attraverso leve economiche, energetiche e di sicurezza.
Le parole sulla possibile fine del sistema cubano arrivano mentre l’isola affronta una crisi economica profonda. L’economia ha risentito del calo del turismo, della carenza di energia e della perdita del sostegno petrolifero proveniente dal Venezuela. Le proteste sociali sono riemerse a più riprese negli ultimi anni. Le autorità cubane hanno denunciato anche tentativi di infiltrazione via mare da parte di gruppi anti-castristi, un segnale della tensione crescente attorno al paese.
Il secondo annuncio della giornata ha riguardato Caracas. Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno riconosciuto ufficialmente il governo guidato da Delcy Rodríguez e che le relazioni diplomatiche tra i due paesi, interrotte nel 2019, sono state ripristinate. Il cambiamento è arrivato dopo settimane di contatti politici e visite di funzionari statunitensi nella capitale venezuelana.
L’elemento più concreto riguarda il settore minerario. Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha concesso una licenza per autorizzare transazioni con Minerven, la compagnia aurifera statale venezuelana. La decisione permette la vendita di oro venezuelano a operatori e raffinatori statunitensi entro regole di tracciabilità e conformità finanziaria. Fonti governative e operatori del settore hanno parlato di un possibile accordo iniziale fino a una tonnellata di metallo prezioso, un’operazione stimata intorno ai 165 milioni di dollari ai prezzi attuali. Tra gli intermediari citati compare il trader globale Trafigura. Per Washington l’obiettivo dichiarato è sottrarre l’oro venezuelano ai circuiti illegali e riportarlo in canali commerciali controllati.
Il riavvicinamento economico si inserisce in un dialogo più ampio che coinvolge il settore petrolifero e minerario del Venezuela. Gli Stati Uniti puntano a stabilizzare il paese e a garantire accesso a materie prime strategiche, mentre Caracas cerca valuta estera, investimenti e un ritorno graduale nei mercati internazionali dopo anni di sanzioni. La licenza concessa a Minerven non rappresenta un allentamento generale delle restrizioni ma un’autorizzazione limitata e condizionata a controlli finanziari e alla tracciabilità delle forniture.
Il terzo pilastro dell’intervento di Trump è stato la sicurezza regionale. Il presidente ha annunciato la creazione della Coalición contra los Cárteles en las Américas (CCCA, Coalizione contro i cartelli nelle Americhe), una piattaforma di cooperazione militare e di intelligence tra paesi del continente contro narcotraffico e criminalità organizzata. Accanto a lui è intervenuto il segretario alla Difesa Pete Hegseth, che nei giorni precedenti aveva invitato i governi dell’area a «passare all’offensiva» contro i cartelli della droga.
Il primo vertice tecnico dell’iniziativa si è svolto tra il 4 e il 5 marzo 2026 presso il Comando Sud degli Stati Uniti(U.S. Southern Command, SOUTHCOM) a Miami. Sul palco di Doral erano presenti leader di diversi paesi latinoamericani che hanno sostenuto l’iniziativa. Secondo le dichiarazioni ufficiali, almeno una dozzina di governi hanno aderito o manifestato interesse a partecipare. Tra i grandi assenti figurano Messico, Brasile e Colombia, tre attori chiave nella lotta al narcotraffico.
L’idea della coalizione richiama i modelli utilizzati negli ultimi anni in operazioni internazionali contro gruppi armati e organizzazioni terroristiche. L’obiettivo dichiarato è coordinare intelligence, controllo delle frontiere, operazioni marittime e azioni contro le infrastrutture dei cartelli. Restano aperti diversi interrogativi: quale quadro giuridico verrà utilizzato per le operazioni congiunte, quali risorse metteranno a disposizione i governi coinvolti e fino a che punto i paesi partner saranno disposti a sostenere interventi militari contro organizzazioni criminali.
Le tre questioni — Cuba, Venezuela e la nuova coalizione anti-cartelli — si intrecciano nella stessa strategia regionale. La pressione politica su L’Avana si combina con il riavvicinamento a Caracas, mentre la cooperazione militare contro il narcotraffico diventa il collante per una rete di alleanze nel continente. Il messaggio di Trump secondo cui il sistema cubano sarebbe vicino al collasso resta una previsione politica più che un dato verificabile. Non sono emersi segnali pubblici di fratture irreversibili negli apparati di sicurezza dell’isola, ma la crisi economica e l’emigrazione crescente hanno ridotto i margini di manovra del governo cubano.
La licenza concessa per l’oro venezuelano rappresenta invece un passaggio concreto. Gli Stati Uniti hanno cercato di sottrarre il commercio del metallo ai circuiti informali che negli ultimi anni hanno coinvolto mercati in Turchia, Emirati Arabi Uniti e Africa occidentale. Il meccanismo prevede controlli sulla provenienza del metallo e verifiche sulla catena di custodia. Il successo dell’operazione dipenderà dalla capacità delle istituzioni venezuelane di garantire tracciabilità e sicurezza nelle zone minerarie, in particolare nell’area dell’Arco Minero del Orinoco.
La coalizione contro i cartelli dovrà invece dimostrare la propria efficacia sul terreno. I governi coinvolti hanno parlato di scambio di intelligence, cooperazione finanziaria contro il riciclaggio e operazioni di interdizione marittima e aerea. La credibilità dell’iniziativa sarà misurata nei risultati: riduzione dei flussi di droga verso Nord America, sequestri di precursori chimici e arresti di dirigenti delle organizzazioni criminali.
Le reazioni diplomatiche sono attese nelle prossime settimane. L’Avana potrebbe respingere pubblicamente le dichiarazioni di Trump, pur mantenendo contatti discreti con Washington su migrazione e sicurezza. Caracas ha interesse a trasformare il riconoscimento politico e la licenza sull’oro in benefici economici visibili per la popolazione. I governi latinoamericani che hanno sostenuto la nuova coalizione cercheranno maggiore assistenza militare e tecnologica dagli Stati Uniti, mentre altri paesi potrebbero mantenere una posizione prudente.
La giornata di Doral ha mostrato una linea strategica precisa: diplomazia accompagnata da pressione economica e cooperazione militare. Le dichiarazioni di Trump hanno aperto scenari che coinvolgono tre crisi diverse ma interconnesse. I risultati non dipenderanno dagli annunci, ma da decisioni operative, accordi economici e dalla stabilità politica dei paesi coinvolti.
Fonti: Casa Bianca, Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, U.S. Southern Command, Reuters, Associated Press, Bloomberg, The Washington Post, BBC, Al Jazeera, Financial Times.
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