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07 Marzo 2026 - 23:52
Trump minaccia missili contro i cartelli e mette il Messico sotto pressione: nasce la coalizione militare delle Americhe
All’alba, la luce piatta della Florida ha illuminato le facciate color sabbia del Trump National Doral, il resort di proprietà di Donald Trump. Sui green quasi deserti si sono mossi convogli di sicurezza, bandiere e delegazioni straniere. In quel contesto, il presidente degli Stati Uniti ha presentato un nuovo progetto di sicurezza regionale: Escudo de las Américas.
Davanti a una platea composta da capi di Stato e ministri dell’America Latina politicamente vicini alla sua agenda, Trump ha impostato il discorso su un doppio registro. Ha definito il Messico l’epicentro della violenza dei cartelli e ha accusato le organizzazioni criminali di controllare parti del territorio. Subito dopo ha rivolto parole concilianti alla presidente messicana Claudia Sheinbaum, definendola “una persona molto buona” e imitando perfino la sua voce mentre raccontava le telefonate tra i due leader. Il contrasto tra l’attacco politico al sistema messicano e il complimento personale alla presidente ha segnato l’intero intervento.

Nel discorso di apertura del vertice del 7 marzo 2026, Trump ha sostenuto che i cartelli rappresentano una minaccia diretta alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Secondo il presidente, i gruppi criminali governano di fatto alcune aree del Messico e la risposta dovrà essere più dura, fino alla possibilità di utilizzare “missili estremamente precisi” contro obiettivi legati al narcotraffico. Le parole hanno proseguito una linea politica già annunciata nei mesi precedenti dalla nuova amministrazione di Washington: trattare i cartelli come un problema di sicurezza nazionale e spingere i governi della regione verso un approccio più militare.
L’annuncio principale è stato la creazione della Coalizione contro i cartelli nelle Americhe, una struttura regionale guidata dagli Stati Uniti che dovrebbe coordinare intelligence, operazioni e cooperazione tra governi. L’iniziativa si inserisce nel progetto Escudo de las Américas, che Trump ha presentato come una piattaforma più ampia per la sicurezza dell’emisfero occidentale. Nelle intenzioni della Casa Bianca, questa nuova architettura dovrebbe sostituire o superare programmi precedenti come la Iniziativa Mérida (programma di cooperazione di sicurezza tra Stati Uniti e Messico avviato nel 2008) e altri accordi bilaterali.
La platea presente al Trump National Doral ha mostrato anche la natura politica dell’iniziativa. Tra i leader presenti figuravano Javier Milei, presidente dell’Argentina, Nayib Bukele, presidente di El Salvador, Daniel Noboa, presidente dell’Ecuador, Luis Abinader, presidente della Repubblica Dominicana, Santiago Peña, presidente del Paraguay, Rodrigo Chaves, presidente del Costa Rica, José Raúl Mulino, presidente di Panamá, Nasry Asfuradell’Honduras, Mohamed Irfaan Ali della Guyana e la premier di Trinidad e Tobago, Kamla Persad-Bissessar. Era atteso anche il presidente eletto del Cile, José Antonio Kast.
L’assenza di Brasile, Messico e Colombia ha avuto un peso politico evidente. Si tratta delle tre economie più grandi della regione e di Paesi centrali nella geografia del narcotraffico. La loro mancata partecipazione ha reso l’alleanza più omogenea dal punto di vista ideologico, ma potenzialmente più fragile sul piano operativo.
Il vertice si è svolto in un resort appartenente allo stesso Trump, un dettaglio che ha alimentato critiche negli Stati Uniti per l’intreccio tra ruolo istituzionale e interessi privati. Accanto al presidente erano presenti alcuni dei principali membri del governo: Marco Rubio, segretario di Stato; Pete Hegseth, segretario alla Difesa; Kristi Noem, segretaria alla Sicurezza interna (Department of Homeland Security); e Jamieson Greer, rappresentante per il Commercio (United States Trade Representative). Negli stessi giorni il Pentagono ha organizzato a Miami la prima Conferenza anticartello delle Americhe, che ha riunito militari e funzionari della sicurezza del continente.
Nel mezzo della retorica più dura, Trump ha riservato parole positive a Claudia Sheinbaum. Il presidente ha raccontato alcune telefonate con la leader messicana e ha imitato il suo tono di voce davanti alla platea. Il gesto ha suscitato reazioni contrastanti ma ha evidenziato una strategia precisa: mantenere un canale personale con la presidente del Messico mentre aumenta la pressione politica sul governo di Città del Messico.
La posizione di Sheinbaum è rimasta costante negli ultimi mesi. La presidente ha ribadito più volte che il Messico è disposto a collaborare con gli Stati Uniti, ma non accetterà interventi militari stranieri sul proprio territorio. Dopo le dichiarazioni più aggressive provenienti da Washington, la leader messicana ha ricordato che la cooperazione non può trasformarsi in ingerenza e che le operazioni contro i cartelli devono restare sotto il controllo delle autorità messicane.
Il confronto si è intensificato quando l’amministrazione Trump ha classificato diversi cartelli messicani come organizzazioni terroristiche, tra cui il Cartello di Sinaloa e il Cartello Jalisco Nueva Generación. In risposta, Sheinbaum ha sottolineato che la collaborazione con gli Stati Uniti deve avvenire nel rispetto della sovranità nazionale. Il governo messicano ha anche valutato riforme costituzionali per rafforzare la tutela della sovranità e ha rilanciato azioni legali contro l’industria delle armi negli Stati Uniti, accusata di alimentare il traffico illegale verso il Messico.
La Coalizione contro i cartelli nelle Americhe resta, per ora, una struttura politica più che operativa. Secondo i piani annunciati dalla Casa Bianca, dovrebbe coordinare operazioni congiunte, addestramento tra forze armate e forze di polizia, condivisione di dati di intelligence e nuove tecnologie di sorveglianza. Nel suo intervento al Doral, Trump ha citato anche l’uso di droni e di armi di precisione per colpire leader del narcotraffico. Tuttavia, l’applicazione concreta di queste misure richiederebbe accordi bilaterali specifici e una copertura giuridica internazionale che molti governi della regione non hanno ancora accettato.
Definire il Messico l’epicentro della violenza dei cartelli semplifica una realtà più complessa. Negli ultimi anni il panorama criminale si è frammentato. Le catture di alcuni leader storici hanno prodotto una moltiplicazione di gruppi locali più piccoli e spesso più violenti. Le organizzazioni criminali non operano più solo nel narcotraffico: gestiscono estorsioni, traffico di persone, estrazioni minerarie illegali, furti di combustibile e controllo delle rotte migratorie. Questa trasformazione rende la cooperazione internazionale più necessaria ma allo stesso tempo più difficile.
Tra il 2025 e il 2026 i contatti tra Trump e Sheinbaum si sono intensificati. Diverse ricostruzioni giornalistiche hanno parlato di telefonate tese, nelle quali Washington ha spinto per un’azione militare più aggressiva mentre Città del Messico ha difeso la propria linea. Una conversazione di circa quindici minuti nel gennaio 2026 ha contribuito a ridurre le tensioni pubbliche, ma non ha modificato le posizioni di fondo. La sovranità territoriale resta il punto di scontro principale.
Per Washington, il progetto Escudo de las Américas ha anche un valore strategico più ampio. L’iniziativa permette agli Stati Uniti di rafforzare un blocco di governi latinoamericani favorevoli alla cooperazione militare, riportare l’attenzione della politica estera sulla regione e limitare l’influenza di potenze rivali come la Cina. La presenza al vertice di figure come Marco Rubio, Pete Hegseth e Kristi Noem ha indicato che l’amministrazione vuole coordinare politica estera, difesa e sicurezza interna in una strategia unica.
Nel suo intervento, Trump ha citato anche Cuba, sostenendo che il regime castrista sarebbe vicino al collasso. Il riferimento si inserisce in una narrativa più ampia che coinvolge anche il Venezuela, dopo l’operazione con cui gli Stati Uniti hanno arrestato l’ex presidente Nicolás Maduro e lo hanno trasferito negli Stati Uniti per rispondere ad accuse legate al narcotraffico. Per diversi osservatori, questi passaggi indicano la volontà di Washington di riaffermare la propria leadership politica e militare nel continente.
Molti governi e analisti sostengono però che la sola risposta militare non può risolvere il problema del narcotraffico. Le reti criminali funzionano grazie a flussi finanziari globali, traffico di armi e domanda di sostanze negli Stati Uniti. La strategia proposta dal governo messicano insiste su un approccio più ampio: operazioni di polizia mirate, cooperazione giudiziaria, controllo dei flussi di armi verso il Messico e politiche di prevenzione.
Nel breve periodo la nuova coalizione potrebbe tradursi in esercitazioni militari congiunte, maggiore condivisione di intelligence e uso più esteso di tecnologie di sorveglianza lungo rotte marittime e terrestri. Tuttavia l’assenza di Brasile, Messico e Colombia limita la portata operativa dell’iniziativa. Senza il coinvolgimento di questi Paesi, che rappresentano una parte significativa della popolazione e delle capacità di sicurezza della regione, l’alleanza rischia di restare soprattutto uno strumento politico.
Il vertice del 7 marzo 2026 ha lasciato quindi due immagini opposte. Da una parte Washington ha mostrato la volontà di costruire una nuova alleanza regionale contro i cartelli. Dall’altra i principali attori della regione hanno ribadito i propri limiti alla cooperazione militare. Nel mezzo resta la relazione tra Donald Trump e Claudia Sheinbaum, fatta di pressioni pubbliche, telefonate diplomatiche e una linea di confine che il Messico continua a difendere: collaborazione sì, intervento straniero no.
Fonti: Reuters, Associated Press, The Washington Post, The New York Times, BBC News, CNN, Al Jazeera, El País, Departamento de Estado de los Estados Unidos, Presidencia de México
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