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Il Victor Favria si ritrova dopo trent’anni: una squadra, mille ricordi

Cena amarcord alla Terrazza sul Canavese per i protagonisti delle stagioni d’oro: dai secondi posti del 1995/96 e 1996/97 alla storica vittoria del campionato di Seconda Categoria nel 1997/98

Il Victor Favria si ritrova dopo trent’anni: una squadra, mille ricordi

Il Victor Favria si ritrova dopo trent’anni: una squadra, mille ricordi

Venerdì 6 marzo, al ristorante La Terrazza sul Canavese, il tempo ha fatto un passo indietro. Non con il ticchettio degli orologi, ma con quello delle risate, degli abbracci e dei ricordi che riaffiorano quando gli amici si ritrovano attorno a un tavolo. È stata una serata speciale, una rimpatriata carica di emozioni per gli uomini che, quasi trent’anni fa, scrissero una delle pagine più belle della storia del Victor Favria.

Attorno alla tavolata sedevano volti che il calcio locale non ha mai dimenticato: il presidente Gabriele Fassa, l’allenatore Guido Roberto, il dirigente e fedelissimo Tris Barbierato e molti dei protagonisti di quegli anni straordinari. Stagioni rimaste nella memoria: i due secondi posti nei campionati 1995/96 e 1996/97 e poi la grande gioia del 1997/98, quando il Victor Favria conquistò il campionato di Seconda Categoria.

Tra i promotori dell’incontro c’era Beppe Parisi, uno di quelli che, anche vivendo lontano, non ha mai davvero lasciato Favria. Perché certe squadre non si abbandonano mai: restano dentro, come una casa alla quale si torna sempre con il pensiero. E per quei ragazzi di allora, oggi uomini con vite e strade diverse, ritrovarsi dopo quasi trent’anni è stato come riaprire la porta di uno spogliatoio pieno di vita.

Insieme avevano vissuto tutto: le promozioni sfiorate, le domeniche amare e quelle indimenticabili in cui il pallone sembrava voler entrare in porta da solo. Ma soprattutto avevano condiviso ciò che solo chi ha passato anni nello spogliatoio può capire davvero: amicizia, sacrificio e fiducia reciproca. Sotto la guida tecnica di Guido Roberto, allenatore capace di dare identità e carattere alla squadra, quel gruppo ha costruito un percorso che il tempo non ha cancellato.

La rinascita era iniziata qualche anno prima. Nella stagione 1993/94 Gabriele Fassa era subentrato a Giuseppe Cravero alla presidenza della società. L’anno successivo, nel 1994/95, sulla panchina arrivò Guido Roberto al posto di Carlo Fioretta. Fu l’inizio di un ciclo importante: due campionati chiusi al secondo posto, dietro alla Gabetto e al Saint Christopher, e poi la straordinaria cavalcata del 1997/98 culminata con la vittoria del campionato. In quella stagione la presidente era M.R. Rolle e tra i dirigenti figurava anche Franco Jacontino, uomo che ha dedicato una vita intera alla società e al calcio di Favria.

Durante la serata sono riaffiorati tanti ricordi. Alcuni nitidi come se fossero accaduti ieri, altri raccontati tra una battuta e l’altra. Uno, in particolare, ha strappato più di un sorriso. Una domenica, dopo un periodo lontano dal Comunale di Favria, tornai a vedere la partita. Quel giorno il Favria perse. A fine gara Guido Roberto, scherzando, disse a Bruno Magliano: «Fammi un favore, non venire più». La battuta fece ridere tutti, ma per scaramanzia non andai alle due partite successive… che il Favria vinse. Tornai all’ultima di campionato, quella della festa, per celebrare insieme alla squadra nella quale avevo fatto il segretario per tanti anni.

Perché, in fondo, questo è il bello dello sport e della vita: non restano soltanto i risultati o le classifiche. Restano le persone. Restano le domeniche di sole e quelle di pioggia, le trasferte, gli scherzi nello spogliatoio, le vittorie gridate e le sconfitte digerite insieme.

Venerdì sera, a Muraglio, non si è celebrato soltanto un passato glorioso. Si è celebrato qualcosa di più profondo: il tempo che passa ma non cancella, l’amicizia che resiste agli anni e quella strana magia per cui un pallone, rotolato su un campo tanti anni fa, continua ancora oggi a far battere il cuore.

Perché i ricordi, quando sono veri, non invecchiano mai. Cambiano forma, diventano racconti, fotografie nella memoria, sorrisi condivisi. E in fondo al cuore lasciano sempre la stessa cosa che avevano allora: la speranza di quando eravamo ragazzi e pensavamo che il futuro fosse grande quanto un campo da calcio.

E forse, in fondo, lo è ancora.

 

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