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07 Marzo 2026 - 09:40
Via Torino a ivrea, la strada dimenticata: buio, incidenti e allagamenti. E il Comune? Tace!
C’è una domanda che da qualche tempo circola tra i residenti di San Grato, e in particolare tra chi vive lungo via Torino. Una domanda semplice, ma scomoda: questa strada fa ancora parte di Ivrea oppure no?
Via Torino non è una via qualunque. È uno degli assi principali di accesso alla città, zona di passaggio verso il sito UNESCO e tratto urbano che conserva importanti tracce dell’architettura olivettiana. Qui sorge anche la chiesa del Sacro Cuore, uno dei pochi esempi italiani di brutalismo religioso. Dovrebbe essere una porta, una vetrina. Ma oggi, per molti residenti, non lo è più.
Il problema più evidente è la sicurezza stradale. Gli incidenti degli ultimi anni non si riescono neanche a contare. La strada è lunga, rettilinea e invita alla velocità. Il limite dei 30 chilometri orari esiste sulla carta, ma nella pratica spesso resta uno slogan. Auto e moto continuano a transitare a velocità ben superiori. Succede tutto questo in una via dove si affacciano scuole, abitazioni e servizi frequentati soprattutto da una popolazione mediamente anziana.
E poi l'altro giorno arriva una email. E' di un ingegnere, ex dirigente Olivetti. Abita da queste parti. Si chiama Roberto Masoero.
«Il limite dei trenta all’ora non può restare solo un cartello. Se poi le auto sfrecciano indisturbate, diventa una semplice operazione di facciata», ci dice e ci scrive.
Dice di aver inviato un dossier tecnico all’Amministrazione comunale per documentare come in molti tratti il pedone diventi praticamente invisibile nelle ore serali, a causa dell’illuminazione diffusa e della segnaletica deteriorata.
In strada Masoero ha contato e fotografato almeno tredici punti critici con situazioni diverse ma tutte accomunate da un fattore: illuminazione insufficiente, attraversamenti pedonali poco visibili.
«La documentazione fotografica è molto chiara: in molti punti il pedone si confonde completamente con lo sfondo. Non è una percezione, è un dato tecnico», sostiene Masoero.
Il dossier non si limita a denunciare il problema. Propone soluzioni. Tecnologie già adottate in diverse città italiane che rendono gli attraversamenti pedonali più visibili grazie a sistemi di illuminazione a “contrasto positivo”. In pratica il pedone viene illuminato da una luce verticale che lo rende chiaramente distinguibile rispetto allo sfondo della strada. Secondo i dati tecnici riportati nello studio, questo sistema può aumentare sensibilmente il tempo di reazione degli automobilisti e ridurre il rischio di incidente.

E i costi non sarebbero proibitivi: poche migliaia di euro per attraversamento, cifre che — osserva Masoero — sono paragonabili a quelle di molti interventi di arredo urbano.
«Mettere in sicurezza alcuni attraversamenti costa quanto installare un elemento di arredo urbano. Non stiamo parlando di opere impossibili», spiega.
Ma via Torino non soffre solo di traffico e scarsa illuminazione. Il quartiere convive da anni con un’altra criticità: gli allagamenti. Durante i temporali più intensi l’acqua tende a convergere lungo la strada, trasformando alcuni tratti in veri e propri punti di raccolta. Secondo un altro studio allegato al dossier, la configurazione altimetrica dell’area convoglia le acque provenienti dalle zone più alte verso il punto più basso della via, dove possono accumularsi rapidamente volumi d’acqua molto consistenti.
Un problema noto da tempo e mai realmente risolto.
Nel dossier vengono anche indicate alcune possibili soluzioni tecniche. Tra queste la realizzazione di vasche di laminazione modulari interrate, capaci di accumulare temporaneamente l’acqua piovana durante i temporali più intensi, e la creazione di uno scolmatore per convogliare parte delle acque verso aree di deflusso più idonee. Interventi pensati per agire direttamente sul punto critico della strada e ridurre il rischio di allagamenti senza dover rifare l’intera rete fognaria cittadina.
«Non servono opere faraoniche. Esistono soluzioni modulari, già utilizzate altrove, che permettono di intervenire rapidamente e con costi sostenibili», sostiene Masoero.
Nel frattempo la manutenzione è carente. I marciapiedi in diversi punti sono dissestati e gli stencil “Ivrea Facile” appiccicati sulle pavimentazioni deteriorate vengono percepiti da molti come una beffa, soprattutto da parte di anziani e persone con disabilità.
«Quel marchio su marciapiedi pieni di buche è quasi ironico. Per un anziano o per una persona con disabilità attraversare qui non è affatto facile», osserva Masoero.
La risposta più frequente ricevuta negli anni da sindaci e assessori è: mancano le risorse. Una spiegazione che Masoero contesta apertamente. Nei dossier consegnati al Comune di Ivrea e alla Città Metropolitana sostiene che molti interventi sarebbero economicamente sostenibili e potrebbero essere realizzati in tempi relativamente brevi. Non solo: alcune delle soluzioni proposte potrebbero rientrare anche nei programmi di finanziamento dedicati alla sicurezza urbana e alla resilienza infrastrutturale.
«Dire che non ci sono risorse è troppo facile. Molti interventi hanno costi contenuti e potrebbero essere realizzati in tempi brevi. Le soluzioni esistono», sostiene.
Per questo motivo Masoero ha anche chiesto di discutere pubblicamente la situazione.
«Dal Sindaco però, almeno finora, silenzio assoluto. Ho chiesto un’audizione consiliare, ma devo dire che ho poche speranze», afferma.
L’iniziativa, spiega, ha comunque raccolto il pieno appoggio del Comitato di Quartiere. La documentazione è stata inviata anche a SMAT — con una risposta arrivata direttamente dall’amministratore delegato — e all’Autorità d’Ambito TO3.
«Alla Città Metropolitana ho proposto l’avvio di un progetto pilota che permetta di risparmiare risorse pubbliche e mettere fine alla giungla di soluzioni fai-da-te che spesso risultano inefficaci o addirittura pericolose», spiega Masoero.
Il tema delle risorse resta comunque centrale nel dibattito.
«Si continua a dire che non ci sono fondi. Ma con l’aiuto dell’intelligenza artificiale abbiamo analizzato i bilanci della SMAT e del Comune di Ivrea per capire se davvero la situazione fosse così critica. I risultati sono molto interessanti», racconta.
Secondo Masoero, il tema non riguarda solo la manutenzione urbana ma un approccio più ampio alla sicurezza.
«Io parlo di sicurezza integrata. Forse qualcuno non vede i trend in corso: la microcriminalità è in aumento e nel Canavese si registrano periodiche razzie. La sicurezza non si costruisce con qualche pattuglia ogni tanto o con chilometri di piste ciclabili scollegate dal contesto», stigmatizza.
«Oggi servono tecnologie moderne, sistemi intelligenti e capacità di analizzare i dati. Anche l’intelligenza artificiale può diventare uno strumento utile per migliorare la gestione urbana».
C’è anche un elemento di amarezza. Ivrea è stata per decenni uno dei principali centri italiani dell’innovazione tecnologica grazie all’esperienza Olivetti. Una città che ha costruito la propria identità sull’idea di modernità e progettazione urbana avanzata.
«Fa una certa impressione vedere come una città che è stata un laboratorio di innovazione oggi fatichi anche su problemi concreti come sicurezza e manutenzione urbana», osserva.
«Da ex dirigente Olivetti provo una certa tristezza nel vedere come un luogo che era un centro di eccellenza tecnologica sia diventato una città ricca soprattutto di slogan».
Il Comitato di Quartiere non chiede interventi miracolosi ma l’avvio di un percorso metodologico serio che parta dal Progetto Pilota proposto.
«Non chiediamo l’elemosina. Chiediamo semplicemente rispetto per un quartiere che fa parte della città come tutti gli altri. Le soluzioni esistono: basta seguire l’esempio dei Comuni virtuosi», conclude Roberto Masoero.
"Siamo certi - si legge nei dossier - che questa Amministrazione saprà cogliere l'occasione per passare dalla gestione dell'emergenza alla cultura della prevenzione, dimostrando il rispetto che la comunità di Ivrea merita e volontà di fare in modo che le “brutte periferie” diventino luoghi vivibili e sicuri...".
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