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Chi difende le donne iraniane bombardando una scuola? 160 bambine morte e la guerra che usa il femminismo

All’Assemblea della Comunità di Madrid, Manuela Bergerot accusa la destra di usare i diritti delle donne per giustificare gli attacchi contro l’Iran. Al centro della polemica il bombardamento della scuola Shajareh Tayyebeh di Minab, con oltre 160 studentesse uccise. Il governo di Pedro Sánchez dice no alla guerra e rifiuta l’uso delle basi militari spagnole

Chi difende le donne iraniane bombardando una scuola? 160 bambine morte e la guerra che usa il femminismo

Manuela Bergerot

Un’aula dell’Assemblea della Comunità di Madrid, un microfono acceso e una frase che ha attraversato la politica spagnola come un colpo secco. «Così la destra difende i diritti delle donne iraniane: celebrando l’assassinio di 160 ragazze». A pronunciarla è stata Manuela Bergerot, capogruppo di Más Madrid, mentre in Europa cresceva lo scontro politico sugli attacchi militari contro l’Iran e sul possibile coinvolgimento dei Paesi alleati.

Le sue parole sono arrivate poche ore dopo la diffusione delle immagini provenienti da Minab, città della provincia iraniana di Hormozgan. Le televisioni internazionali hanno mostrato file di fosse scavate nel terreno e i resti di una scuola elementare femminile distrutta da un bombardamento. In quel luogo si è concentrata la polemica politica: l’uso del linguaggio dei diritti delle donne per giustificare un’operazione militare che ha colpito proprio bambine e studentesse.

La dichiarazione di Bergerot è arrivata dentro un contesto politico preciso. Nelle stesse ore il governo guidato da Pedro Sánchez ha ribadito la posizione della Spagna contro l’escalation militare. Il 4 marzo 2026 il premier ha dichiarato in televisione che la linea dell’esecutivo si riassume in «tre parole: no alla guerra». Il governo ha rifiutato l’utilizzo delle basi militari congiunte di Rota e Morón, installazioni condivise con gli Stati Uniti, per operazioni legate ai raid sull’Iran.

Il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha confermato la stessa posizione: la Spagna non ha autorizzato attività militari oltre gli accordi esistenti né operazioni prive di mandato delle Nazioni Unite (ONU, Organizzazione delle Nazioni Unite).

Nel frattempo l’episodio di Minab è diventato il punto più controverso del conflitto. La mattina del 28 febbraio 2026 la scuola femminile Shajareh Tayyebeh è stata colpita durante l’orario delle lezioni. Le prime ore hanno prodotto numeri contrastanti, ma le stime diffuse da varie testate internazionali hanno indicato un bilancio superiore alle 160 vittime, quasi tutte bambine.

UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura) ha definito l’episodio una grave violazione del diritto umanitario internazionale. Uffici delle Nazioni Unite e organizzazioni per la tutela dell’istruzione hanno chiesto un’indagine indipendente e completa.

Le ricostruzioni giornalistiche indicano che il bombardamento potrebbe essere avvenuto durante la prima giornata dell’offensiva militare condotta da Stati Uniti e Israele contro obiettivi iraniani. Washington ha annunciato verifiche interne sulla dinamica dell’attacco. Fonti israeliane hanno parlato di un possibile errore operativo. Le indagini restano in corso, ma gli organismi internazionali hanno già indicato la gravità dell’episodio.

È proprio su questo punto che si concentra la critica di Manuela Bergerot. Secondo la leader di Más Madrid, parte della destra spagnola avrebbe usato la difesa delle donne iraniane come argomento politico per sostenere o giustificare l’azione militare. La sua accusa è che il femminismo venga trasformato in un elemento retorico capace di legittimare un’operazione armata che produce vittime civili, comprese donne e bambine.

Il dibattito si è rapidamente allargato. In diversi interventi televisivi Bergerot ha accusato il leader del Partido Popular, Alberto Núñez Feijóo, di usare i diritti delle donne come argomento per criticare il rifiuto del governo di collaborare militarmente con l’offensiva contro l’Iran.

La polemica si è accesa ulteriormente quando la presidente della Comunità di Madrid, Isabel Díaz Ayuso, ha commentato il tema della condizione femminile in Iran con una frase ironica sull’idea di «andare a Teheran da sole e ubriache». Le parole hanno alimentato lo scontro politico e mediatico.

Il video dell’intervento di Bergerot è stato rilanciato a livello internazionale dall’emittente Al Jazeera, trasformando una polemica regionale in un elemento del più ampio dibattito occidentale sull’uso del linguaggio dei diritti nelle crisi geopolitiche.

La questione centrale riguarda la coerenza tra principi e azioni. L’attacco a una scuola rappresenta uno dei casi più sensibili nel diritto umanitario internazionale. Colpire deliberatamente strutture educative o esporle a rischi prevedibili senza adeguate precauzioni può costituire una violazione grave delle norme di guerra.

Le convenzioni internazionali impongono tre principi fondamentali nelle operazioni militari: distinzione tra obiettivi civili e militari, proporzionalità nell’uso della forza e precauzione per evitare vittime civili. Gli organismi delle Nazioni Unite hanno richiamato proprio questi criteri nel commentare l’attacco di Minab.

La polemica politica in Spagna si è concentrata anche su un altro punto: il rapporto tra la difesa dei diritti delle donne e l’uso della forza militare. Bergerot sostiene che parlare di emancipazione femminile mentre si appoggia un’offensiva armata crea una contraddizione evidente.

Nessuno nel dibattito nega le violazioni dei diritti delle donne in Iran. Organizzazioni internazionali hanno documentato repressioni, limitazioni delle libertà personali e persecuzioni contro attiviste e manifestanti. Ma l’episodio di Minab ha riportato una domanda scomoda: cosa significa difendere i diritti delle donne quando le operazioni militari producono vittime tra le stesse persone che si dice di voler proteggere.

Il governo di Pedro Sánchez ha cercato di trasformare questa posizione in una linea politica concreta. Il rifiuto di concedere l’uso delle basi militari è stato accompagnato da richieste diplomatiche per ridurre l’escalation e riaprire il confronto internazionale.

In Europa la posizione spagnola è apparsa isolata. Alcuni governi hanno utilizzato un linguaggio più prudente o si sono concentrati sulle possibili rappresaglie iraniane. La scelta di Madrid ha invece puntato sulla legalità internazionale e sulla richiesta di indagini indipendenti.

Intanto l’inchiesta sull’attacco alla scuola di Minab prosegue. Le cifre definitive non sono ancora state stabilite e la ricostruzione tecnica del bombardamento richiede l’analisi dei sistemi di puntamento, delle catene di comando e dei tracciati missilistici.

Le verifiche saranno decisive per stabilire eventuali responsabilità giuridiche. Tuttavia l’impatto politico e morale dell’episodio è già evidente. La discussione pubblica in Spagna ha mostrato quanto il linguaggio utilizzato per parlare di diritti possa diventare un’arma politica.

La frase pronunciata da Manuela Bergerot ha avuto proprio questo effetto. Ha spostato l’attenzione dalle dichiarazioni diplomatiche alle conseguenze concrete della guerra. In mezzo alla polemica rimane il dato che nessun discorso politico riesce a cancellare: una scuola distrutta e decine di bambine uccise.

La discussione su diritti, guerra e responsabilità internazionale continua. Ma le immagini provenienti da Minab hanno imposto una domanda che attraversa governi, partiti e opinione pubblica: se la difesa dei diritti delle donne diventa un argomento per giustificare un bombardamento, il rischio è che i diritti stessi diventino uno strumento di propaganda.

Fonti: Al Jazeera, UNESCO, Nazioni Unite (ONU), dichiarazioni del governo spagnolo di Pedro Sánchez, interventi pubblici di Manuela Bergerot, dichiarazioni di José Manuel Albares, interventi mediatici di Alberto Núñez Feijóo, dichiarazioni pubbliche di Isabel Díaz Ayuso.

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