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07 Marzo 2026 - 10:38
Stefano Varalda
C’è un momento nella vita in cui le sfide smettono di essere semplici obiettivi e diventano un vero e proprio percorso di crescita personale. Per Stefano Varalda, 50 anni, project manager nel settore informatico e residente a Verolengo, quel momento è arrivato nel 2024, quando ha completato una delle prove di endurance più dure al mondo: l’Ironman.
Ma la sua storia non parla soltanto di sport. Racconta un cammino fatto di cadute, ripartenze, errori, costanza e soprattutto della volontà di non arrendersi mai. Ed è proprio da questa esperienza che nasce il suo libro: “Never Give Up”.

Stefano Varalda
Un libro nato come sfida personale
L’idea di mettere nero su bianco il proprio percorso nasce quasi come una sfida: “L’idea di scrivere un libro è nata quasi come una sfida personale,” racconta Stefano. “A un certo punto mi sono chiesto: ‘Sarò capace di scrivere un libro?’ e ho deciso di provarci. Ma più scrivevo e più capivo che non stavo raccontando solo una gara o un’esperienza sportiva. Stavo raccontando un percorso fatto di errori, cadute, ripartenze e piccoli progressi. Ed è lì che ho capito che quella storia poteva essere utile anche ad altri.”
Così prende forma Never Give Up, un libro che non è rivolto solo agli sportivi, ma a chiunque stia affrontando una propria sfida personale.
Tutto nasce da una corsa sulla spiaggia
Il viaggio di Stefano inizia in modo semplice e quasi casuale, durante una vacanza a Caorle nell’estate del 2016: “Un amico mi propose di correre lungo la spiaggia. Io non ero allenato, non ero un runner e non avevo nessuna ambizione sportiva particolare. Eppure quella corsa mi lasciò una sensazione positiva, quasi una scintilla. Da lì ho iniziato a correre sempre di più, spesso sbagliando tutto: allenamenti improvvisati, piccoli infortuni, errori tipici di chi parte da zero. Ma ogni errore è diventato un passo in più verso qualcosa di più grande.”
Da quel momento lo sport diventa una presenza costante nella sua vita, fino alla decisione di affrontare l’Ironman.
Il significato di “Never Give Up”
Il titolo sintetizza il cuore del progetto: “Non è un libro per sportivi. È un libro per chiunque abbia un ‘Ironman’ da affrontare. Per qualcuno è una gara sportiva, per altri può essere una malattia, una scelta difficile o un progetto da ricominciare. Spesso il primo avversario non sono i chilometri o la fatica, ma la voce dentro la testa che dice: ‘Non ce la fai’. Questo libro è per chi vuole imparare a non ascoltarla.”
Per Stefano la vera sfida non è stata soltanto fisica, ma mentale. Ripensando al proprio percorso, sottolinea un cambiamento profondo.
“Prima vedevo le sfide come qualcosa di difficile, da rimandare o evitare. Oggi ho imparato che spesso il segreto non è fare un gesto straordinario, ma ripetere ogni giorno piccoli gesti con costanza. Allenarsi per un Ironman significa svegliarsi presto, uscire quando piove, continuare anche quando non si ha voglia. Questo atteggiamento entra nella vita quotidiana: nel lavoro, nelle relazioni, nei progetti. In fondo ho capito una cosa semplice: la costanza batte quasi sempre il talento.”
È questa consapevolezza ad aver cambiato il suo modo di affrontare ogni sfida. Il cammino non è stato lineare.
“All’inizio della mia avventura nella corsa ho sbagliato praticamente tutto: scarpe non adatte, allenamenti improvvisati e sempre alla stessa velocità. Il risultato? Dolori alle ginocchia e ai tendini che mi hanno costretto a fermarmi e ripartire da zero.”
Quello che sembrava un fallimento si è trasformato in una lezione fondamentale.
“Sembrava un fallimento, ma col tempo ho capito che è stato uno dei passaggi più importanti. Mi ha costretto a chiedere aiuto, a studiare meglio come allenarmi e a capire che nello sport – come nella vita – non basta la buona volontà: serve metodo. Spesso pensiamo che il successo nasca da scelte perfette, ma in realtà nasce dalla capacità di imparare dagli errori e ripartire.”
Il momento decisivo: il mezzo Ironman di Cervia
Tra gli episodi più significativi raccontati nel libro c’è il mezzo Ironman di Cervia. Durante la frazione in bici, dopo circa metà gara, accade un imprevisto. “Ho commesso un errore banale cambiando rapporto nel momento sbagliato. La catena si è bloccata e la ruota posteriore è uscita dai perni: la bici era praticamente inutilizzabile.”
In quell’istante la gara sembra finita: “Avevo davanti ancora decine di chilometri e l’unica alternativa sembrava camminare per chilometri con le scarpe da ciclismo. Per fortuna mi sono fermato, ho cercato di ragionare e ho chiesto aiuto alle persone lungo il percorso. Un addetto dell’organizzazione interviene, sistema provvisoriamente il cambio e consiglia di continuare senza più cambiare marcia fino alla fine: “Ho ripreso la gara. Con fatica, ma ho continuato. E sono riuscito a terminarla.”
Quel momento rappresenta perfettamente il messaggio del libro: anche quando tutto sembra compromesso, fermarsi, riflettere e reagire può cambiare l’esito finale.
Scrivere questo libro è stato per Stefano un nuovo inizio: “Direi decisamente un nuovo inizio. Mi ha permesso di fermarmi un momento e guardare indietro al percorso fatto. Ma allo stesso tempo mi ha fatto capire che il vero valore non è la gara o la medaglia. Il traguardo non è il punto finale: è la conseguenza della persona che diventi lungo il cammino. Se questo libro riuscirà a far nascere in qualcuno la voglia di fare il primo passo verso una sfida personale, allora avrò raggiunto il mio vero traguardo.”
Stefano conclude con una convinzione chiara e diretta: “Non importa quale sia la tua sfida. Il punto non è non cadere mai, ma sapersi rialzare. Ogni piccolo passo conta. Ogni errore insegna. E se non molli, se continui a provare, allora nulla è impossibile. Never Give Up.”
Con queste parole invita anche il pubblico alla presentazione ufficiale del libro: “Vi aspetto mercoledì 25 marzo alle ore 18.00 presso la sede di Vita Tre a Verolengo per presentare il mio libro ‘Never Give Up’.”

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