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“Le nostre vite valgono”: 60 piazze in Italia per l’8 marzo, mobilitazione contro violenza, guerra e Ddl Bongiorno

Non una di Meno chiama allo sciopero transfemminista e a un weekend di protesta in tutta Italia. Nel mirino le politiche del governo, la guerra e la riforma sulla violenza sessuale

Il corteo delle scorso anno

Il corteo delle scorso anno

Sessanta piazze in tutta Italia per dire che “le nostre vite valgono”. Con questo slogan il movimento Non una di meno chiama a raccolta donne e attiviste per un weekend lungo di mobilitazione l’8 e il 9 marzo, tra cortei, manifestazioni e uno sciopero generale che si definisce transfemminista. Al centro della protesta ci sono le politiche del governo sul contrasto alla violenza di genere, le conseguenze economiche della guerra e il contestato Ddl Bongiorno.

GIULIA BONGIORNO - PRESIDENTE COMMISSIONE GIUSTIZIA SENATO

L’iniziativa si svolgerà in due giornate. L’8 marzo sono previsti cortei e mobilitazioni in 60 città italiane, mentre il 9 marzo si terrà lo sciopero generale proclamato da diversi sindacati e sostenuto dal movimento femminista. Lo slogan scelto è chiaro: «le nostre vite valgono. Noi scioperiamo».

Tra i temi principali della mobilitazione c’è la protesta contro il Ddl Bongiorno, che propone modifiche alla normativa sulla violenza sessuale. Secondo Non una di meno, le conseguenze della riforma potrebbero essere “molto gravi nei contesti familiari e coniugali, per le giovani e giovanissime che con le loro denunce fanno registrare un aumento vertiginoso dei casi (dati Istat 2025), nei contesti lavorativi e in condizioni di ricattabilità, nei tribunali dove chi denuncia è già esposta a vittimizzazione secondaria”. Il movimento riassume la propria posizione con lo slogan: «Sorella, io ti credo! Senza consenso è stupro!».

La piattaforma di rivendicazioni include anche critiche alle politiche sociali ed economiche del governo. Tra i punti contestati ci sono la bocciatura del congedo retribuito ai padri, l’eliminazione di Opzione Donna e i dati sul gender pay gap, che secondo il movimento “smascherano un governo che fa propaganda sulla natalità e la conciliazione vita-lavoro ma non le sostiene”.

Nel documento diffuso dagli organizzatori compare anche una forte denuncia contro i conflitti armati e la crescente militarizzazione. «La guerra è sempre più vicina: la respiriamo nella nostra quotidianità, nell'incertezza del futuro, nella precarietà delle nostre esistenze, nelle crisi industriali della riconversione bellica», affermano le attiviste, che chiedono di fermare la guerra e di ricostruire reti di solidarietà internazionale. L’obiettivo dichiarato è quello di sostenere uno sciopero globale transfemminista che unisca la protesta dal lavoro produttivo e riproduttivo, dal consumo e dai ruoli di genere. «Vogliamo ricostruire reti di solidarietà internazionale e di lotta comune. Raccogliamo la sfida dello sciopero globale transfemminista, che tiene insieme lo sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo, dal consumo e dai ruoli di genere, per fermare la guerra perchè non vogliamo essere né vittime né complici».

Nella Capitale il corteo di Non una di meno dell’8 marzo partirà alle 17 da piazza Ugo La Malfa, nei pressi del Circo Massimo, mentre il 9 marzo la mobilitazione riprenderà la mattina con partenza da piazzale Ostiense.

Sempre a Roma, l’8 marzo alle 19, alla Nuvola di FuKsas, sarà inaugurata anche la mostra fotografica “Women for Women Against Violence”, ideata dall’Associazione Consorzio Umanitas. L’esposizione affronta due emergenze che colpiscono il mondo femminile: la violenza di genere e il tumore al seno. Ventuno ritratti fotografici di grande formato raccontano storie reali di donne che hanno vissuto queste esperienze, affiancate da testimonial. La mostra sarà aperta gratuitamente al pubblico dal 9 al 13 marzo 2026.

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