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Sudan, droni sui mercati e ospedali pieni di morti: cosa sta succedendo davvero nel Kordofan

Nel Kordofan del Sud almeno 28 morti e 60 feriti a Dilling in un giorno. In tutta la regione le vittime sono oltre 50 in 24 ore. La guerra tra Forze Armate Sudanesi (SAF) e Forze di Supporto Rapido (RSF) cambia volto: droni, città assediate, carestia e corridoi umanitari bloccati

Sudan, droni sui mercati e ospedali pieni di morti: cosa sta succedendo davvero nel Kordofan

Sudan, droni sui mercati e ospedali pieni di morti: cosa sta succedendo davvero nel Kordofan

All’ospedale di Dilling il segnale delle emergenze non è più il campanello. I medici raccontano che da mesi arriva prima un ronzio metallico dal cielo, seguito da esplosioni brevi. Sono i droni. Nelle corsie il personale sanitario ha registrato feriti con schegge e ustioni mentre fuori i vetri tremavano per i colpi di artiglieria. Alla fine della giornata, secondo una rete sanitaria locale, almeno 28 persone sono morte e 60 sono rimaste ferite nella città del Kordofan del Sud. Sommando gli scontri registrati in tutta la regione nelle stesse ore, le strutture mediche hanno stimato 51 vittime nelle ultime ventiquattro ore.

Il dato non descrive un episodio isolato. Racconta una strategia: bombardamenti su aree urbane, mercati colpiti mentre sono affollati, rifornimenti bloccati e un uso sempre più frequente di droni contro zone densamente popolate.

Negli ultimi mesi il Kordofan è diventato uno dei principali fronti della guerra sudanese. Il conflitto oppone le Forze Armate Sudanesi (SAF, Sudanese Armed Forces) e le Forze di Supporto Rapido (RSF, Rapid Support Forces), mentre nei Monti Nuba rimane influente il Movimento/Partito Popolare di Liberazione del Sudan-Nord (MPLS-N, Sudan People’s Liberation Movement-North) guidato da Abdelaziz al-Hilu. In quest’area passano i collegamenti tra il centro del Paese e il Darfur, i corridoi degli aiuti umanitari e le strade che portano a città strategiche come El-Obeid, Kadugli e Dilling. Le Nazioni Unite hanno avvertito che la guerra è entrata in una fase più letale: artiglieria e droni aumentano le perdite civili mentre intere comunità restano isolate.

Le informazioni che arrivano dal terreno sono frammentarie. Alcune fonti citate dall’agenzia Agence France-Presse (AFP) hanno indicato 32 morti nello stesso arco di tempo in cui le reti sanitarie parlano di 51 vittime. La differenza riflette le difficoltà di comunicazione: linee telefoniche interrotte, strade chiuse e ospedali che registrano i decessi con ritardo. Ciò che rimane costante è il bersaglio degli attacchi. I mercati e le aree civili sono stati colpiti più volte.

A Dilling, seconda città del Kordofan del Sud, i medici hanno lavorato con scorte limitate di anestetici e materiale chirurgico. I bombardamenti hanno colpito diversi quartieri e il mercato principale. Il bilancio di 28 morti e 60 feritipotrebbe aumentare perché molti feriti non riescono a essere trasferiti. Attacchi simili erano stati documentati anche all’inizio di gennaio 2026, quando raid aerei e droni avevano provocato decine di vittime e messo in crisi le strutture sanitarie locali. L’Ufficio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha segnalato che dall’autunno 2025 gli attacchi con droni nel Kordofan sono aumentati in modo significativo.

Mentre Dilling subiva i bombardamenti, sul piano militare l’esercito sudanese ha annunciato di aver riconquistato la città di Bara, nel Kordofan del Nord. La città è un nodo stradale che collega El-Obeid con il Darfur e con il centro del Sudan. Il controllo di Bara influenza i rifornimenti militari e il passaggio degli aiuti umanitari. Alcune fonti internazionali avevano già indicato una riconquista della città nel settembre 2025, mentre comunicazioni più recenti delle SAF parlano di un consolidamento del controllo durante le operazioni del 2026. In ogni caso, il valore strategico della città resta chiaro: controllare Bara significa controllare le strade che uniscono il centro e l’ovest del Paese.

L’introduzione massiccia dei droni ha cambiato il modo in cui si combatte. Molti sono dispositivi improvvisati o kamikaze, talvolta prodotti all’estero e adattati localmente. Il tempo tra l’individuazione di un obiettivo e l’attacco si è ridotto a pochi secondi. Nel dicembre 2025 attacchi con droni contro scuole, ospedali e mercati nel Kordofan hanno provocato oltre 100 morti, tra cui diversi bambini.

Le responsabilità restano oggetto di accuse reciproche. Le RSF sono state indicate da più organizzazioni come responsabili di attacchi con droni su aree civili nel Kordofan del Sud, soprattutto a Dilling. Anche le SAF sono state accusate di raid con UAV (Unmanned Aerial Vehicle, velivoli senza pilota) che hanno colpito mercati nel Kordofan del Nord. Il 18 febbraio 2026 l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Türk, ha dichiarato che almeno 57 civili sono stati uccisi in due giorni di attacchi con droni in diverse regioni del Sudan, incluso il Kordofan.

Il bilancio reale della guerra non si limita alle vittime immediate. Gli ospedali funzionano a capacità ridotta, molte strade sono impraticabili e i servizi essenziali si sono interrotti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha segnalato che tra le vittime degli attacchi recenti ci sono numerosi bambini. La sospensione delle vaccinazioni, delle cure per le malattie croniche e dell’assistenza materno-infantile sta aumentando i decessi che non compaiono nelle statistiche ufficiali.

Tra gennaio e febbraio 2026 convogli umanitari guidati dal Programma Alimentare Mondiale (WFP, World Food Programme), dal Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF, United Nations Children’s Fund) e dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR, United Nations High Commissioner for Refugees)hanno raggiunto Dilling e Kadugli con cibo, medicinali e acqua per oltre 130.000 persone. Gli stessi organismi hanno avvertito che gli accessi restano sporadici e insicuri. Quasi metà della popolazione di Dilling è sfollata e molte vie di comunicazione restano chiuse.

La crisi alimentare aggrava la situazione. La classificazione IPC (Integrated Food Security Phase Classification) ha confermato nel 2025 condizioni di carestia a Kadugli e in altre aree del Kordofan, con Dilling tra le città a rischio elevato. Negli ospedali arrivano bambini con malnutrizione acuta e donne con anemia grave. Organizzazioni come Action Against Hunger hanno parlato di condizioni simili a un assedio in ampie zone della regione.

Il peso strategico delle città coinvolte spiega l’intensità dei combattimenti. Bara controlla le principali rotte verso El-Obeid e il Darfur, mentre Dilling rappresenta un punto logistico e sanitario per il Kordofan del Sud e per i Monti Nuba. Quando le strade vengono chiuse o bombardate, le evacuazioni mediche si fermano e il traffico di farmaci entra nel mercato nero.

La guerra nel Kordofan è accompagnata da una battaglia parallela sui numeri. Le fonti mediche locali parlano di 51 morti nelle ultime ventiquattro ore nella regione. Altre fonti, citando AFP, indicano 32 vittime nello stesso periodo. Le differenze derivano spesso da conteggi incompleti o da morti registrati dopo il ricovero. In molti casi le cifre includono aree diverse sotto la stessa denominazione geografica.

Le Nazioni Unite hanno richiamato tutte le parti coinvolte — SAF, RSF e altri gruppi armati — al rispetto del Diritto Internazionale Umanitario. Gli attacchi indiscriminati contro civili, il bombardamento di mercati e ospedali e l’assedio che impedisce l’accesso a cibo e cure possono configurare gravi violazioni e, in alcuni casi, crimini di guerra. Le strutture delle Nazioni Unite e diverse organizzazioni civiche stanno raccogliendo prove sugli attacchi registrati negli ultimi mesi nel Kordofan.

Sul terreno, però, il conflitto continua a muoversi senza una prospettiva politica chiara. Le offensive si alternano: l’esercito rafforza il controllo su Bara, mentre le RSF mantengono la pressione su Dilling e su altri centri urbani. Senza un accordo credibile per proteggere i civili e garantire l’accesso agli aiuti, ogni tregua rischia di durare poco. Nel frattempo cresce il rischio che la guerra si estenda lungo i corridoi commerciali verso Sud Sudan e Ciad.

Nel Kordofan la contabilità delle vittime cambia ogni giorno. I numeri raccolti negli ospedali — 51 morti in un giorno nella regione, 28 vittime e 60 feriti a Dilling, decine di bambini uccisi in altri attacchi — descrivono una guerra che non si combatte solo sulle linee del fronte. Si combatte nei mercati, nelle strade e nei centri abitati dove i droni arrivano prima dei soccorsi.

Fonti: Nazioni Unite, Ufficio dell’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, Organizzazione Mondiale della Sanità, World Food Programme, UNICEF, UNHCR, Action Against Hunger, Agence France-Presse, reti sanitarie locali del Kordofan.

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