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05 Marzo 2026 - 22:18
L'assesora Gabriella Colosso
Il centro storico torna sotto i riflettori. E questa volta l’obiettivo dichiarato è chiaro: fermare quella lenta ma evidente trasformazione che negli ultimi anni ha svuotato alcune delle vie più simboliche della città. Serrande abbassate, locali sfitti, meno passaggio. Un fenomeno che riguarda soprattutto l’asse tra via Arduino e il Borghetto. Ora l’amministrazione comunale - almeno a parole - prova a cambiare passo con un progetto che punta a rimettere al centro “commercio di prossimità, qualità urbana e partecipazione”.
Il primo passaggio ufficiale sarà martedì 10 marzo 2026 alle ore 11. In Sala Dorata è infatti in programma una conferenza su un progetto che nasce da un’analisi delle trasformazioni deegli ultimi anni.
In teoria non sarà un semplice intervento estetico ma un percorso che punta a individuare azioni concrete sullo spazio pubblico, migliorando il decoro urbano e la percezione degli spazi. Un lavoro che partirà dal confronto diretto con chi quelle strade le vive ogni giorno: commercianti, imprese e operatori economici.
Sono previsti tavoli di confronto e incontri con chi vive e lavora sul territorio, con l’obiettivo di raccogliere osservazioni, proposte e criticità.
"L’idea - dicono a "palazzo" - è trasformare bisogni e problemi in priorità condivise, costruendo un percorso partecipativo che accompagni la definizione delle future scelte urbanistiche e commerciali. La fase di sperimentazione dovrebbe svilupparsi nei prossimi mesi e concludersi a settembre, quando verrà elaborata una proposta definitiva e un investimento strutturale attraverso un bando pubblico.
Alla presentazione interverranno Gabriella Colosso, assessora con deleghe tra cui commercio e processi partecipativi della Città di Ivrea, e Carlo Chiama, direttore di Confesercenti Torino e Provincia, associazione che da tempo collabora con il Comune sui temi del commercio urbano.
Il progetto non arriva all’improvviso. Nell’estate del 2025 la Giunta ha approvato una delibera, la numero 245 del 7 agosto, destinando 15 mila euro a un primo studio promosso insieme a Confesercenti dal titolo che non lascia spazio a interpretazioni: “Se vive il commercio, vive la città”. Un’iniziativa che individuava proprio nell’area compresa tra via Arduino, via Gozzano, via Guarnotta e piazza Gioberti il punto da cui partire per contrastare quella che molti definiscono ormai senza mezzi termini la desertificazione commerciale del centro storico.
Il problema, del resto, è sotto gli occhi di tutti. Negli ultimi anni diverse attività hanno chiuso e molti locali sono rimasti vuoti. In alcuni casi si tratta di affitti considerati troppo alti, in altri di vecchi contenziosi tra proprietari e gestori che impediscono di rimettere rapidamente sul mercato gli spazi commerciali. Il risultato è un ricambio imprenditoriale che fatica a decollare e intere porzioni di strada che hanno progressivamente perso vitalità.
Proprio per provare a invertire questa tendenza l’amministrazione sta lavorando anche a un piano più ampio di valorizzazione commerciale. Tra le misure allo studio figura uno stanziamento di 120 mila euro di contributi a fondo perduto destinati a nuovi imprenditori o attività interessate ad aprire. Non solo: il Comune ha affidato l’incarico a uno studio specializzato in sviluppo locale, chiamato a elaborare strategie e proposte per favorire la riattivazione economica e urbana del quartiere.

Tra le ipotesi allo studio c’è anche la possibilità di utilizzare alcune vie per eventi e iniziative di animazione urbana. In particolare via Gozzano potrebbe diventare uno degli spazi destinati a questo tipo di iniziative.
Il progetto guarda inoltre a una maggiore integrazione tra il centro storico e il Borghetto, due aree vicine ma spesso percepite come separate dal punto di vista commerciale e urbano. Rafforzare il collegamento tra queste zone potrebbe contribuire a creare un sistema più dinamico e attrattivo, capace di riportare movimento nelle strade e sostenere le attività esistenti.
Negli ultimi mesi il Comune ha già testato alcune soluzioni per capire come ripensare l’utilizzo dello spazio pubblico. Durante la Settimana europea della mobilità del 2025, ad esempio, è stato organizzato un weekend pedonale al Borghetto, con la zona temporaneamente liberata dal traffico e trasformata in uno spazio dedicato alla socialità, ai dehors e alle iniziative commerciali. Un esperimento pensato per ridurre il traffico e rendere l’area più vivibile, ma anche per valutare nuove modalità di utilizzo delle strade. Un test che, nelle intenzioni dell’amministrazione, si inserisce in una strategia più ampia che coinvolge anche via Arduino e piazza Maretta.
Non tutti, però, guardano con entusiasmo a queste prospettive. Alcuni commercianti temono che le pedonalizzazioni possano ridurre ulteriormente il passaggio di clienti e aggravare una situazione già complicata. Il rischio, secondo alcuni operatori, è che interventi pensati per migliorare la qualità urbana possano trasformarsi in un problema per le attività se non accompagnati da misure concrete di sostegno economico e promozione commerciale.
È proprio su questo equilibrio – tra riqualificazione urbana e rilancio del commercio – che si gioca la partita per il futuro dell’asse via Arduino–Borghetto.
La sfida è ambiziosa. Perché non si tratta soltanto di riqualificare alcune vie, ma di restituire centralità a una parte della città che per troppo tempo ha visto spegnersi lentamente il proprio ruolo commerciale e sociale. E se davvero il centro storico tornerà a vivere, come recita lo slogan dell’iniziativa avviata lo scorso anno, allora a beneficiarne sarà l’intera città. Perché, in fondo, se vive il commercio, vive Ivrea.
La parola del momento è “partecipazione”. È una parola bellissima, quasi magica. Quando appare in un comunicato dell'Amministrazione comunale, tutti tirano un sospiro di sollievo: bene, finalmente si ascolteranno i cittadini, i commercianti, chi vive le strade tutti i giorni. Finalmente le decisioni non arriveranno dall’alto, già confezionate. Finalmente si discuterà davvero.
Il problema è che la "partecipazione" è come il parmigiano grattugiato: la si mette un po’ dappertutto e nessuno controlla mai quanto ce n’è davvero. Un po' come i "protocolli" si firmano e si dimenticano dopo cinque minuti.
Nel progetto di rilancio del centro storico – quello che riguarda via Arduino, piazza Gioberti, via Gozzano e il collegamento con il Borghetto – l'assessora Gabriella Colosso parla di tavoli di confronto con le imprese e con gli attori locali. Ottimo. I tavoli, in teoria, sono una buona idea: ci si siede, si discute, si ascoltano proposte diverse, si cerca una sintesi. È così che dovrebbe funzionare una città che decide il proprio futuro.
Il punto, però, è capire che tipo di tavoli saranno e, fino ad ora, quelli dell'assessora Gabriella Colosso, spalmati in tutte le deleghe possedute (quartieri, animali e commercio) hanno lasciato un po' a desiderare
La verità è che in Italia – e Ivrea non fa eccezione – la partecipazione spesso è una forma di teatro civile: si convocano riunioni, si ascoltano interventi, si prendono appunti. Tutti parlano. Tutti si sentono ascoltati. Poi, qualche settimana dopo, esce la decisione finale. E guarda caso è esattamente quella che qualcuno aveva già deciso prima ancora che il primo tavolo si riunisse.
Non è partecipazione. È cortesia istituzionale.
La partecipazione vera funziona in modo molto più semplice e molto più faticoso. Primo: si portano ai tavoli proposte concrete, non suggestioni generiche. Secondo: quelle proposte si discutono e si votano. Terzo: si mettono nero su bianco verbali chiari, in cui si capisce chi ha proposto cosa, chi ha votato cosa e come si è arrivati alla decisione finale.
Se non succede questo, i tavoli sono soltanto una forma elegante di anestesia civica: si fa parlare tutti, così nessuno può dire di non essere stato ascoltato. Ma la decisione resta dove è sempre stata, cioè nelle mani di chi l’aveva già in tasca.
E sarebbe un peccato. Perché il problema del centro storico è serio. Via Arduino non ha bisogno di simulazioni democratiche, ma di idee e decisioni che funzionino davvero. I commercianti non chiedono di essere invitati a un tavolo e poi eventualmente alla firma di un protocollo: chiedono di capire se quello che diranno servirà a qualcosa.
Insomma, i tavoli vanno benissimo. Ma a una condizione semplice: che non siano tavoli apparecchiati.
Altrimenti non sono partecipazione. Sono soltanto prese per i fondelli.
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