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A Romano elezioni sì, ma tra un anno ...

Elezioni rinviate di un anno: dimissioni tardive, commissariamento prefettizio e la ricandidatura di Ferrero

A Romano elezioni sì, ma tra un anno ...

Andrea Peruzzi, Stefan Avanzi e Emanuela Casotti

A Romano Canavese la vicenda politica che ha portato alla caduta dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Oscarino Ferrero non è ancora finita. Anzi, col passare dei giorni assume contorni nuovi, quasi paradossali. Perché mentre il paese si prepara al commissariamento prefettizio e alla prossima campagna elettorale, emerge un dettaglio che cambia completamente lo scenario: le elezioni non si terranno tra pochi mesi, ma con ogni probabilità tra un anno.

Un passaggio tecnico, ma con conseguenze politiche enormi.

Secondo le norme che regolano lo scioglimento dei Consigli comunali, per votare nella finestra elettorale di maggio i consiglieri avrebbero dovuto dimettersi entro la fine di febbraio, tra il 24 e il 27. Le dimissioni dell’opposizione – protocollate il 3 marzo – sono arrivate troppo tardi. Di pochi giorni, ma abbastanza per far slittare il ritorno alle urne alla tornata successiva.

Tradotto: Romano Canavese sarà guidato da un commissario prefettizio per circa un anno.

Una prospettiva che nessuno, almeno ufficialmente, aveva messo in conto..

«Siamo un po’ dispiaciuti perché non avremmo voluto bloccare l’amministrazione per un anno», ammettono ora dalle file dell’opposizione. Una presa d’atto tardiva delle conseguenze di una scelta politica che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto restituire la parola ai cittadini nel giro di pochi mesi.

In realtà la vicenda è più complessa.

Le dimissioni in blocco dei consiglieri Stefano Avanzi, Emanuela Rosa Casotti e Andrea Peruzzi della lista “Il paese da vivere” insieme a Riccardo Porrini di “Civicamente con la gente per la gente” hanno effettivamente staccato la spina all’amministrazione Ferrero. Un gesto definito dagli stessi protagonisti «ponderato e sofferto», motivato da mesi di tensioni politiche, accuse reciproche e una frattura sempre più evidente tra maggioranza e opposizione.

Nei documenti diffusi nei giorni scorsi i dimissionari parlano apertamente di «assenza di visione strategica», «confusione organizzativa» e «conflittualità interna», sostenendo che non esistessero più «le condizioni minime per amministrare con efficacia, trasparenza e programmazione».

Oscarino Ferrero

Oscarino Ferrero

Il bersaglio politico era chiarissimo: il sindaco Oscarino Ferrero.

Secondo la ricostruzione dell’opposizione, la crisi non nasce all’improvviso ma affonda le radici in mesi di frizioni interne, rimpasti di giunta, sedute consiliari complicate e rapporti politici sempre più deteriorati. Dal voto sul Dup con astensioni nella stessa maggioranza alle dimissioni del capogruppo, passando per il valzer degli assessori e dei vice-sindaci che negli ultimi mesi ha ridisegnato più volte la geografia della giunta.

Poi la vicenda del bar Drop-In, esplosa a febbraio, con discussioni su opportunità politica, legami personali e uscite dall’aula durante le sedute. Un episodio che ha ulteriormente irrigidito il clima.

Il 10 febbraio alcuni consiglieri di maggioranza avevano addirittura scritto formalmente al sindaco chiedendo una riorganizzazione della giunta «per ripristinare linearità, trasparenza e autorevolezza», indicando Antonio Rao come possibile nuovo vicesindaco. Una richiesta che non è stata accolta e che ha segnato un punto di non ritorno nei rapporti politici.

In questo contesto sono arrivate le dimissioni dell’opposizione. Quattro firme, un effetto immediato: la decadenza del Consiglio comunale.

Ma la crisi non è iniziata quel giorno.

A Romano Canavese, negli ultimi mesi, si è consumata una lenta erosione politica. Dimissioni, astensioni, rimpasti, sedute interrotte per mancanza di numeri. Un clima che ha progressivamente svuotato di stabilità l’azione amministrativa.

Le dimissioni sono state, per usare un’espressione che circola ormai apertamente nei corridoi della politica locale, soltanto la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Un vaso che era già pieno.

Per questo la lettura della vicenda non è univoca. L’opposizione rivendica la scelta come un atto di responsabilità istituzionale: «Quando non esistono più le condizioni politiche per governare, l’atto più corretto è restituire la parola ai cittadini».

Nel frattempo il sindaco Oscarino Ferrero ha già fatto la sua mossa politica.

Con una lettera ai cittadini diffusa il 4 marzo ha annunciato la sua intenzione di ricandidarsi alla guida del paese. Una scelta che suona come una risposta diretta a chi ne ha provocato la caduta.

«Nel rispetto della fiducia che due anni fa mi avete accordato ritengo doveroso informarvi fin da ora della mia intenzione di ricandidarmi alla carica di Sindaco», ha scritto.

Un messaggio che segna l’inizio, di fatto, della nuova partita politica.

Ferrero non entra nel merito delle accuse sollevate dai dimissionari ma rivendica l’esperienza amministrativa e parla della necessità di presentarsi davanti agli elettori con «una squadra realmente coesa», capace di affrontare un intero mandato con stabilità.

Parole che suonano inevitabilmente come una risposta alle fratture interne che hanno segnato gli ultimi mesi di amministrazione.

E così Romano Canavese entra in una fase particolare della sua vita istituzionale. Nei prossimi giorni arriverà il commissario prefettizio che guiderà il Comune nella gestione ordinaria fino alle nuove elezioni.

La macchina amministrativa continuerà a funzionare con il supporto dei dipendenti comunali, ma la guida politica del paese resterà sospesa.

Resta una constatazione difficilmente contestabile: l’amministrazione Ferrero è caduta dopo appena due anni di mandato, nel pieno di una crisi politica che aveva ormai attraversato maggioranza e opposizione.

Al sindaco, va riconosciuto, non è mai mancata una certa resistenza politica. Ha attraversato mesi complicati tra astensioni nella sua stessa maggioranza, dimissioni, rimpasti di giunta e sedute consiliari difficili.

Coraggio politico, direbbe qualcuno. Oppure, per usare un’espressione che circola con più ironia nei bar del paese, una notevole "faccia di tola". In ogni caso la partita non è chiusa. È solo rimandata.

E quando Romano Canavese tornerà alle urne, tra un anno, gli elettori non dovranno soltanto scegliere un nuovo sindaco e un nuovo Consiglio comunale. Dovranno anche dare un giudizio su questi due anni di amministrazione e su una crisi politica che ha cambiato il corso della legislatura.

La campagna elettorale, in fondo, è già cominciata. Anche se il voto è ancora lontano.

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