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06 Marzo 2026 - 01:21
Mani e piedi in movimento: comprendere l’artrosi per restare autonomi
Mercoledì 4 marzo, nella Sala Conferenze Trinità di via Milite Ignoto, si è svolto un nuovo appuntamento delle conferenze UNITRE di Cuorgnè, dedicato a un tema di grande interesse: “Le estremità al centro: patologie e trattamento della mano e del piede”.
Relatori dell’incontro sono stati Stefano e Niccolò, professionisti di Massosport Oglianico, che da anni accompagnano i soci dell’Università della Terza Età in un percorso di informazione e prevenzione dedicato alla salute dell’apparato muscolo-scheletrico.
Dopo i saluti iniziali, i docenti hanno ricordato il percorso affrontato negli incontri precedenti: negli anni scorsi l’attenzione si era concentrata sulla colonna lombare, sul ginocchio e sull’anca, strutture fondamentali per postura e movimento. L’appuntamento di quest’anno ha idealmente completato il ciclo, spostando l’attenzione sulle estremità del corpo, mano e piede, parti apparentemente periferiche ma in realtà decisive per l’autonomia e la qualità della vita quotidiana.
L’obiettivo della conferenza non è stato soltanto fornire informazioni teoriche, ma offrire strumenti concreti per comprendere e gestire alcune patologie diffuse, chiarire dubbi e distinguere tra condizioni diverse. Il messaggio principale è stato chiaro e rassicurante: anche di fronte a diagnosi come l’artrosi, il movimento resta quasi sempre la migliore medicina.
Nella prima parte dell’incontro Niccolò ha approfondito le problematiche legate all’artrosi del piede, spiegando come questa patologia sia una condizione degenerativa della cartilagine, il tessuto che riveste le superfici articolari e permette alle ossa di scorrere senza attrito.
Il piede è una struttura complessa, composta da numerose ossa e articolazioni che lavorano insieme in un sistema estremamente sofisticato. Con il tempo la cartilagine può assottigliarsi e perdere parte della sua capacità ammortizzante, dando origine a dolore e rigidità.
È stato sottolineato come l’artrosi non rappresenti semplicemente un inevitabile segno dell’età, ma un processo naturale che può essere gestito e rallentato grazie a interventi mirati e a uno stile di vita adeguato.
Le zone più frequentemente interessate sono l’alluce (come nel caso dell’alluce valgo), il mesopiede e la caviglia. Il piede infatti funziona come un vero ammortizzatore del corpo: distribuisce il peso, assorbe gli urti e contribuisce all’equilibrio.
Quando questo sistema si altera, il corpo invia segnali precisi:
dolore, spesso più intenso al mattino o dopo lunghe camminate
rigidità mattutina che migliora con il movimento
gonfiore articolare
comparsa di deformità, come dita a martello o la cosiddetta “cipolla”.
Ampio spazio è stato dedicato anche alla diagnosi, che parte dall’osservazione della postura e dell’appoggio del piede. Elementi come l’usura delle scarpe o la modalità di cammino possono già fornire indicazioni preziose. Quando necessario si ricorre a radiografie sotto carico, utili per valutare il grado di degenerazione articolare.
In questo percorso il fisioterapista svolge un ruolo centrale, lavorando in collaborazione con il medico per ridurre il dolore, recuperare mobilità, rinforzare la muscolatura di sostegno e prevenire compensi posturali che potrebbero coinvolgere ginocchia e schiena.
Tra gli strumenti terapeutici: terapia manuale, esercizi di mobilità e rinforzo, e terapie fisiche strumentali quando indicate.
Grande attenzione è stata dedicata soprattutto agli esercizi quotidiani, semplici ma efficaci: mobilizzazione della caviglia, esercizi con elastici, stretching del polpaccio. Piccoli gesti costanti che aiutano a mantenere attivo il nostro “ammortizzatore naturale”.
Non è mancato un approfondimento sulla scelta delle calzature: scarpe comode, ammortizzate, con base ampia e tacco moderato possono fare una grande differenza. In alcuni casi una valutazione baropodometrica consente inoltre la realizzazione di plantari personalizzati, utili per migliorare la distribuzione dei carichi.
Nella seconda parte della conferenza Stefano ha guidato i presenti alla scoperta della straordinaria complessità della mano, composta da 27 ossa, oltre 30 articolazioni, muscoli, tendini e nervi.
È stato ricordato come circa il 40% della funzione complessiva della mano dipenda dal pollice, elemento fondamentale per la presa e per i movimenti fini.
Con l’avanzare dell’età anche nella mano la cartilagine può degenerare. Una delle forme più diffuse è la rizoartrosi, ovvero l’artrosi alla base del pollice, che può rendere difficili gesti quotidiani come aprire un barattolo, utilizzare le forbici o girare una chiave.
Con il tempo la cartilagine si assottiglia, l’osso può reagire formando osteofiti, mentre la membrana sinoviale può infiammarsi. I sintomi più comuni sono dolore durante l’uso della mano, rigidità al risveglio, comparsa di noduli articolari e progressiva perdita di forza.
Un passaggio importante della conferenza ha riguardato la distinzione tra artrosi e artrite reumatoide, patologia infiammatoria autoimmune che segue un decorso diverso e richiede una valutazione specialistica reumatologica. A differenza dell’artrosi, che tende a migliorare con il movimento, l’artrite nelle fasi acute può peggiorare con l’attività.
Sono state inoltre ricordate altre condizioni che possono simulare l’artrosi, come la sindrome del tunnel carpale, caratterizzata da formicolio e intorpidimento delle prime tre dita, oppure il dito a scatto. Da qui l’importanza di una diagnosi corretta per individuare il trattamento più adeguato.
Le possibilità terapeutiche comprendono educazione alle corrette attività quotidiane per ridurre il sovraccarico, fisioterapia con esercizi mirati, utilizzo di tutori – soprattutto per il pollice – terapia farmacologica nelle fasi di riacutizzazione e, nei casi più avanzati, il ricorso alla chirurgia.
La conferenza, seguita da un pubblico numeroso e partecipe, si è conclusa con un messaggio condiviso: il dolore non va ignorato, ma non deve nemmeno essere vissuto come una condanna definitiva. L’artrosi è una condizione molto diffusa, ma non necessariamente invalidante.
Il filo conduttore dell’incontro è stato il movimento: muoversi significa nutrire le articolazioni, migliorare la circolazione, mantenere forza e coordinazione. È uno strumento semplice, naturale e accessibile a tutti.
Invecchiare è un processo inevitabile, ma perdere autonomia non lo è necessariamente. Ogni passo consapevole, ogni esercizio svolto con costanza, ogni gesto ripetuto con attenzione rappresenta un investimento sulla propria qualità di vita.
Il corpo cambia con il passare degli anni, ma conserva una straordinaria capacità di adattamento. Non si tratta di fermare il tempo, ma di imparare a camminare insieme ad esso, con mani che continuano a creare e piedi che continuano a portarci avanti.
Foto: Osvaldo Marchetti
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