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Cuba al buio: la centrale Antonio Guiteras si ferma e due terzi dell’isola restano senza elettricità

Il collasso della principale centrale termoelettrica cubana ha fatto crollare il Sistema Elettrico Nazionale: blackout da Camagüey a Pinar del Río, Avana paralizzata e crisi aggravata dalla carenza di carburante legata alle tensioni tra Stati Uniti e Venezuela

Cuba al buio: la centrale Antonio Guiteras si ferma e due terzi dell’isola restano senza elettricità

Cuba al buio: la centrale Antonio Guiteras si ferma e due terzi dell’isola restano senza elettricità

Cuba è rimasta senza elettricità in gran parte del territorio dopo l’arresto improvviso della centrale termoeletrica Antonio Guiteras. A metà giornata i semafori dell’Avana si sono spenti insieme ai frigoriferi dei mercati e agli impianti elettrici nelle case. Il blackout si è propagato rapidamente lungo la rete nazionale, dalla provincia di Camagüey fino a Pinar del Río, lasciando al buio circa due terzi del Paese. Il collasso è iniziato quando l’impianto di Matanzas, il più grande del sistema elettrico cubano, ha smesso di funzionare per una chiusura definita “imprevista”. La disconnessione ha destabilizzato il Sistema Elettrico Nazionale (SEN, Sistema Eléctrico Nacional) e ha provocato una reazione a catena che ha fatto scattare le protezioni della rete e disconnettere linee e centrali.

Secondo la compagnia elettrica statale Unión Eléctrica (UNE, Unión Eléctrica de Cuba) e i media ufficiali, almeno dieci delle quindici province cubane sono rimaste senza elettricità. L’arresto della Antonio Guiteras, che produce una quota significativa dell’energia termoelettrica del Paese, ha ridotto immediatamente la capacità di generazione. Quando un impianto di queste dimensioni si ferma, la rete perde stabilità e altre infrastrutture si disconnettono per protezione. Alcune unità, tra cui Felton 1, sono rimaste in funzione nell’oriente dell’isola per sostenere la frequenza della rete mentre venivano avviate le procedure di ripristino.

Fonti locali hanno indicato un possibile guasto alla caldaia dell’impianto di Matanzas, ipotesi compatibile con lo stop di sicurezza che ha fermato la centrale. I tempi di riparazione sono stati stimati in diverse decine di ore, anche se una diagnosi tecnica definitiva non è stata ancora resa pubblica. Il problema si inserisce in un sistema elettrico che da anni opera con macchinari vecchi e manutenzioni rinviate. In queste condizioni anche un guasto circoscritto può provocare effetti molto più ampi.

La centrale Antonio Guiteras ha un ruolo determinante nell’equilibrio energetico dell’isola. L’impianto rappresenta uno dei pilastri della generazione termoelettrica e quando si ferma il sistema perde gran parte della riserva disponibile. Episodi simili si sono già verificati negli ultimi anni. Nel 2024 un arresto della stessa centrale ha preceduto un blackout nazionale che ha richiesto giorni per il completo ripristino della rete. Nel 2025 almeno quattro grandi interruzioni elettriche si sono verificate nel giro di sei mesi. In alcuni casi il guasto iniziale ha riguardato sottostazioni di trasmissione, segno che la fragilità riguarda l’intera filiera elettrica: produzione, trasmissione e distribuzione.

Dietro i guasti tecnici c’è anche un problema di approvvigionamento energetico. Cuba dispone di impianti che funzionano principalmente con combustibili importati e negli ultimi mesi le forniture sono diventate più difficili. Il Paese dipende in larga parte dal petrolio proveniente dal Venezuela, ma il traffico di greggio nella regione è stato colpito da una serie di sanzioni e operazioni di sequestro navale da parte degli Stati Uniti. Diverse petroliere legate alle esportazioni venezuelane sono state intercettate o sottoposte a controlli, riducendo il numero di carichi che raggiungono i porti cubani. Con meno carburante disponibile diminuisce la produzione elettrica e aumentano i razionamenti programmati.

L’effetto sulla popolazione è stato immediato. Nell’Avana si sono fermati ascensori, bancomat e sistemi di pagamento elettronico. I trasporti urbani hanno subito rallentamenti e le telecomunicazioni hanno registrato interruzioni. Nei quartieri già abituati a tagli programmati della corrente, il blackout improvviso ha creato nuove difficoltà per la conservazione degli alimenti e per l’attività di negozi e officine. Strutture sanitarie e servizi pubblici hanno dovuto attivare generatori di emergenza.

Avana

Il Ministero dell’Energia e delle Miniere di Cuba (MINEM, Ministerio de Energía y Minas) e la Unión Eléctricahanno annunciato l’attivazione dei piani di ripristino per rialimentare gradualmente la rete. Le squadre tecniche hanno lavorato per stabilizzare la dorsale occidentale del sistema e ridurre il carico nelle ore serali. Alcune stime diffuse da media statali hanno parlato di circa settantadue ore necessarie per riportare la centrale Antonio Guiteras in condizioni operative stabili in caso di danno alla caldaia, anche se tempistiche simili in passato si sono spesso allungate a causa della mancanza di pezzi di ricambio.

La crisi energetica cubana non riguarda solo la generazione. Molti impianti del parco termoelettrico hanno superato l’età prevista di esercizio e operano con manutenzioni minime. Anche la rete di trasmissione lavora vicino ai limiti tecnici. Quando domanda elevata, scarsa riserva e infrastrutture logorate si combinano, basta la perdita di un singolo nodo per destabilizzare l’intero sistema. L’esperto energetico Jorge Piñón, dell’Università del Texas (University of Texas at Austin), ha spesso descritto il sistema elettrico cubano come una catena di domino: se un elemento cade, gli altri seguono rapidamente.

Nel medio periodo l’isola sta valutando un aumento della produzione da fonti rinnovabili. Impianti solari ed eolici possono ridurre la dipendenza dai combustibili importati, ma non garantiscono stabilità immediata alla rete. Senza sistemi di accumulo e riserve di generazione flessibile, le rinnovabili non sono sufficienti per gestire la ripartenza dopo un grande blackout. Per questo motivo la ricostruzione del sistema continua a dipendere soprattutto dalle centrali termoelettriche.

Nelle prossime settimane la priorità sarà il ritorno alla piena operatività della centrale Antonio Guiteras. Finché l’impianto non tornerà a produrre alla massima capacità, la Unión Eléctrica potrebbe mantenere ampie finestre di interruzioni programmate per evitare nuovi collassi della rete. Allo stesso tempo il governo cubano sta cercando forniture alternative di carburante e nuovi accordi logistici per garantire l’arrivo di petrolio e diesel destinati alla produzione elettrica.

L’episodio che ha lasciato al buio gran parte dell’isola mostra come la crisi energetica cubana sia il risultato di più fattori: infrastrutture invecchiate, scorte di carburante ridotte, sanzioni internazionali e una rete elettrica con margini di sicurezza molto limitati. Quando uno di questi elementi cede, l’intero sistema perde equilibrio e il blackout diventa inevitabile.

Fonti: Unión Eléctrica de Cuba, Ministerio de Energía y Minas de Cuba, BBC, Al Jazeera, University of Texas Energy Institute, Granma.

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