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Repole alla guida dei vescovi piemontesi e valdostani... Al centro del dibattito: la "pazienza"

Il cardinale arcivescovo di Torino eletto presidente della Conferenza episcopale di Piemonte e Valle d’Aosta durante la sessione dei vescovi riunita a Susa

Repole alla guida dei vescovi piemontesi e valdostani

L'Arcivescovo Repole

La Conferenza episcopale di Piemonte e Valle d’Aosta ha un nuovo presidente. Il cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, è stato eletto il 3 marzo 2026 durante la sessione ordinaria dei vescovi riuniti a Susa, nella due giorni di lavori dell’organismo che riunisce i presuli della regione ecclesiastica. Il suo mandato durerà cinque anni. Repole succede a monsignor Franco Lovignana, vescovo di Aosta, che aveva guidato la Conferenza dal 2022 e che ora assume il ruolo di vicepresidente. Confermato invece monsignor Egidio Miragoli, vescovo di Mondovì, come segretario della Conferenza episcopale regionale.

La scelta è maturata nel corso della sessione primaverile dei vescovi piemontesi e valdostani, svoltasi presso Villa San Pietro a Susa, sede abituale degli incontri della Conferenza episcopale regionale. La riunione ha rappresentato uno dei momenti periodici di confronto tra i presuli del territorio, chiamati a condividere orientamenti pastorali e a coordinare l’azione delle diocesi di Piemonte e Valle d’Aosta. L’organismo rappresenta infatti il luogo di collaborazione tra i vescovi della regione ecclesiastica e si occupa di definire linee pastorali comuni, promuovere iniziative ecclesiali condivise e mantenere il dialogo con le istituzioni civili su questioni sociali, culturali ed educative.

Torinese, classe 1967, Repole è sacerdote dal 1992 ed è stato nominato arcivescovo di Torino e vescovo di Susa nel 2022, due diocesi unite “in persona episcopi”. Teologo di formazione e per molti anni docente alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, ha svolto un’intensa attività accademica e di ricerca, dedicandosi in particolare alla teologia sistematica e all’ecclesiologia. Negli ultimi anni ha assunto un ruolo sempre più rilevante nella Chiesa italiana. Papa Francesco lo ha creato cardinale nel concistoro del 7 dicembre 2024, e oggi è membro del Dicastero per la Dottrina della Fede e del Dicastero delle Cause dei Santi. Ha inoltre partecipato al conclave del 2025 che ha eletto papa Leone XIV. All’interno della stessa Conferenza episcopale piemontese, Repole era già stato eletto vicepresidente nel 2022, incarico che ha ricoperto fino alla nuova elezione.

La Conferenza episcopale di Piemonte e Valle d’Aosta riunisce i vescovi delle diocesi della regione ecclesiastica piemontese e valdostana, tra cui Torino, Vercelli, Novara, Ivrea, Asti, Alba, Alessandria, Biella, Mondovì, Saluzzo, Pinerolo, Susa e Aosta. Nel complesso il territorio comprende oltre 4,5 milioni di abitanti, più di duemila parrocchiee alcune migliaia tra sacerdoti, religiosi e operatori pastorali impegnati nelle comunità locali. Le riunioni periodiche dei vescovi servono a coordinare l’attività pastorale sul territorio e a confrontarsi sulle principali questioni che riguardano la presenza della Chiesa nella società, dall’organizzazione delle diocesi al rapporto con il mondo della scuola, dal sostegno alle attività caritative alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale ecclesiastico.

Negli ultimi mesi i lavori della Conferenza episcopale regionale hanno affrontato anche alcune questioni pastorali di rilievo, tra cui il rinnovamento delle comunità parrocchiali, la formazione dei laici e dei giovani, il ruolo delle associazioni ecclesiali e l’accompagnamento delle famiglie. Un’attenzione particolare è stata dedicata anche alla riorganizzazione della presenza ecclesiale sul territorio, tema che interessa molte diocesi italiane e che riguarda soprattutto il progressivo calo del numero dei sacerdoti e la necessità di ripensare strutture e modalità di presenza pastorale.

La sessione di inizio marzo che ha portato al rinnovo delle cariche ha rappresentato dunque non solo un passaggio istituzionale ma anche un momento di riflessione sulle prospettive della Chiesa piemontese nei prossimi anni. Con l’elezione del cardinale Repole, i vescovi del Piemonte e della Valle d’Aosta affidano la guida della loro Conferenza a una figura relativamente giovane nel collegio cardinalizio ma ormai centrale nella vita ecclesiale italiana, chiamata ora a coordinare il cammino pastorale delle diocesi della regione ecclesiastica in una fase di cambiamento per la Chiesa locale e per il contesto sociale del territorio.

repole

La pazienza della Chiesa

Tra le molte cose che distinguono la Chiesa cattolica dal mondo contemporaneo ce n’è una piuttosto evidente: la pazienza. Mentre fuori tutto cambia in fretta – relazioni, famiglie, parole, persino le promesse – dentro la Chiesa si continua a ragionare con tempi lunghi, documenti, orientamenti, linee pastorali. Non è lentezza: è proprio un altro modo di stare nel tempo.

Non sorprende allora che, durante la sessione della Conferenza episcopale di Piemonte e Valle d’Aosta riunita a Susa, i vescovi abbiano dedicato parte del loro confronto a due testi dal titolo non esattamente da bestseller: “Orientamenti pastorali e norme in ordine alla preparazione e celebrazione del sacramento del matrimonio” e “Radicati e costruiti in Cristo: linee di orientamento per il cammino delle Chiese italiane nei prossimi anni”. Titoli lunghi, inevitabilmente solenni, che però raccontano un problema molto concreto.

Il primo riguarda il matrimonio, e basta guardarsi attorno per capire perché sia tornato al centro della riflessione ecclesiale. In un Paese in cui i matrimoni diminuiscono, le convivenze aumentano e le promesse eterne fanno sempre più paura, la Chiesa continua ostinatamente a parlare di un sacramento che dovrebbe durare tutta la vita. È quasi una provocazione culturale. Ma forse è proprio questo il punto: mentre tutto diventa reversibile, qualcuno prova ancora a difendere l’idea che alcune scelte meritino di essere pensate con calma.

Per questo i vescovi parlano di preparazione al matrimonio. Non solo qualche incontro prima delle nozze, ma un accompagnamento più serio, più lungo, più reale. In fondo l’idea è semplice: se il matrimonio è una cosa grande, vale la pena prepararsi sul serio. Anche perché, a giudicare dalle statistiche civili, l’improvvisazione non sta dando risultati memorabili.

Il secondo documento, con il suo titolo teologico – “Radicati e costruiti in Cristo” – sembra invece un invito alla Chiesa stessa. In anni in cui la società cambia velocemente e la religione non occupa più lo spazio pubblico di una volta, la tentazione potrebbe essere quella di inseguire ogni novità. Il testo dice più o meno il contrario: prima di tutto serve una radice. Poi si può anche costruire.

Detta in termini meno ecclesiastici: se non sai bene chi sei, difficilmente saprai cosa dire agli altri.

È una questione che riguarda anche le diocesi del Piemonte e della Valle d’Aosta, dove le parrocchie continuano a essere una presenza capillare ma dove la vita delle comunità cambia insieme alla società. I sacerdoti diminuiscono, le comunità invecchiano, le nuove generazioni guardano altrove. Non è una crisi improvvisa: è una trasformazione lenta, che costringe la Chiesa a ripensare il proprio modo di stare "al mondo".

Ed è forse qui che torna utile quella virtù un po’ fuori moda: la pazienza. Mentre la politica rincorre l’urgenza del giorno e i social quella dell’ora, la Chiesa continua a discutere di matrimonio e di radici. Può sembrare anacronistico. Ma a volte, proprio le cose che sembrano fuori tempo sono quelle che resistono più a lungo.

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