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Elkann molla La Stampa. O meglio: "ha mandato tutti a fanculo"!

Dopo oltre un secolo nell’orbita Agnelli il quotidiano torinese cambia strada. L’operazione comprende attività digitali, centro stampa e rete pubblicitaria. In redazione scattano i timori per il futuro e i sindacati chiedono garanzie.

Elkann molla La Stampa: Gedi firma la cessione al gruppo Sae

Elkann molla La Stampa: Gedi firma la cessione al gruppo Sae

La notizia oggi è questa! Il Gruppo Gedi e il Gruppo Sae hanno firmato il contratto preliminare per la cessione de La Stampa, storico quotidiano torinese fondato nel 1867 e per oltre un secolo legato alla città e alla famiglia Agnelli. La notizia è arrivata con una nota ufficiale del gruppo editoriale controllato dalla holding Exor di John Elkann.

Insomma Elkann si è finalmente disfatto de La Stampa

Naturalmente la versione ufficiale è molto più elegante. Si parla di “riorganizzazione delle attività editoriali”, di “nuove prospettive industriali” e di “progetto sostenibile di lungo periodo”. Tradotto dal linguaggio dei comunicati stampa: il gruppo Gedi ha deciso di cedere uno dei suoi gioielli storici a un altro editore.

La cessione – spiegano da Gedi – comprende non solo la testata ma anche le attività digitali collegate, il centro stampa, la rete commerciale per la raccolta pubblicitaria locale e le attività di staff e supporto alla redazione. L’operazione dovrebbe avvenire attraverso una società veicolo di nuova costituzione controllata dal Gruppo Sae (Sapere Aude Editori), guidato dall’imprenditore Alberto Leonardis. Nel progetto è previsto anche l’ingresso di investitori legati al territorio del Nord-Ovest, così da mantenere – almeno nelle intenzioni – il giornale radicato nella sua area storica.

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Il gruppo Sae negli ultimi anni ha già fatto parecchio shopping nel mondo dell’editoria locale. Dal portafoglio Gedi sono infatti passate nelle sue mani diverse testate: Il Tirreno, La Nuova Sardegna, La Nuova Ferrara, Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio e La Provincia Pavese

Secondo quanto comunicato dalle due società, l’esperienza maturata da Sae nel settore dell’informazione rappresenta una base solida per costruire un progetto editoriale sostenibile e di lungo periodo. L’obiettivo dichiarato è garantire continuità nel posizionamento storico della testata, preservandone l’indipendenza editoriale e rafforzando il legame con il territorio. Frasi che in queste occasioni non mancano mai.

Dietro l’operazione, però, ci sono anche i retroscena di una trattativa che negli ambienti editoriali circolava già da settimane. Prima di concedere l’esclusiva al gruppo Sae, Gedi avrebbe valutato altre manifestazioni di interesse, tra cui quella del gruppo Nem (Nord Est Multimedia). Alla fine l’offerta presentata da Leonardis è stata ritenuta la più convincente, sia dal punto di vista economico sia per il piano industriale. Alcune ricostruzioni parlano di una cifra intorno ai 22 milioni di euro.

L’eventuale uscita de La Stampa dall’orbita del gruppo controllato dalla famiglia Agnelli-Elkann rappresenta comunque un passaggio simbolico importante. Per decenni il quotidiano torinese è stato considerato, nel bene e nel male, il giornale della Fiat e uno dei pilastri dell’informazione legata al sistema industriale piemontese.

L’annuncio della vendita ha subito acceso il dibattito all’interno della redazione. Il Comitato di redazione de La Stampa ha chiesto garanzie precise sul piano industriale e sulla tutela dei posti di lavoro. I giornalisti vogliono capire quali siano le reali intenzioni del possibile nuovo editore e quali investimenti verranno messi sul tavolo. Nessuno, insomma, ha intenzione di firmare cambiali in bianco.

I sindacati chiedono che il passaggio di proprietà garantisca la salvaguardia dell’occupazione e del patrimonio professionale della testata. Il timore, nemmeno troppo nascosto, è che un gruppo editoriale più piccolo rispetto a Gedi possa valutare riorganizzazioni e ridimensionamenti.

La vicenda ha inevitabilmente attirato anche l’attenzione della politica. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’editoria Alberto Barachini, nei giorni scorsi, ha parlato di «un passaggio delicato per il sistema dell’informazione italiano», sottolineando la necessità di garantire pluralismo e indipendenza editoriale.

Il perfezionamento dell’operazione è previsto entro il primo semestre del 2026, ma la cessione resta subordinata alle procedure sindacali e agli adempimenti amministrativi previsti dalla normativa vigente.

Se l’accordo andrà in porto, per La Stampa si aprirà una nuova fase della sua lunga storia. E per la famiglia Agnelli-Elkann si chiuderà un capitolo durato più di un secolo. Con qualcuno che, sotto la Mole, commenta con una certa ironia: alla fine, anche l’ultimo pezzo del vecchio sistema torinese ha cambiato padrone.

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Elkann e l’addio a La Stampa

Alla fine è successo davvero. John Elkann si è liberato de La Stampa. O, se preferite la versione ufficiale (leggi sopra), il gruppo Gedi ha firmato il contratto preliminare per la cessione del quotidiano torinese al gruppo Sae. Ma siccome i comunicati stampa servono a dire le cose con parole che non fanno male a nessuno, possiamo anche tradurre: dopo oltre un secolo nell’orbita della famiglia Agnelli, la famiglia Agnelli ha mandato tutti a "fanculo".

Che poi non è una notizia improvvisa. Negli ultimi anni Elkann aveva già dato parecchi segnali di insofferenza verso il mestiere dell’editore. L’impressione, guardando da fuori, era di qualcuno che si trova tra le mani un oggetto ereditato da un parente importante: non si può buttare via subito, ma neppure si sa bene dove metterlo.

Del resto l’editoria, oggi, è un’attività strana. Produce più discussioni che utili e più polemiche che dividendi. E quindi, se sei un gruppo industriale globale che si occupa di sanità, automobili, tecnologia, investimenti e chissà cos’altro, tenere in piedi un giornale può sembrare un passatempo un po’ antiquato. Una cosa quasi novecentesca, come i telefoni con il filo...

Naturalmente, come sempre accade in questi casi, tutti rassicurano tutti. Il comunicato parla di continuità, di indipendenza editoriale, di radicamento nel territorio. Parole che compaiono sempre quando un giornale cambia padrone, un po’ come i fiori ai funerali: non cambiano il risultato finale, ma fanno scena.

Tutto il resto è noia: la redazione che chiede garanzie, i sindacati che parlano di tutela dei lavoratori e la politica che per finta invita alla prudenza. Il solito rituale delle "balle" raccontate a piè sospinto.

La verità è che i giornali, oggi, sono oggetti complicati. Costano, rendono poco e fanno arrabbiare un sacco di gente. Però continuano a essere indispensabili, o almeno così ci piace pensare a noi che li facciamo.

Per Elkann si chiude un capitolo lungo più di un secolo. Per La Stampa se ne apre un altro fatto di tagli, tanti tagli, di dolori, tanti dolori, di giornalisti che scapperanno, di diete sugli stroardinari, di pre pensionamenti, di scioperi, di giovani che emergeranno e di "anziani", fuori dal tempo e dal mercato, che piangeranno... 

Di sottofondo una domanda, semplice semplice: se perfino gli Agnelli si stancano di fare gli editori, chissà perché qualcuno continua ostinatamente a volerlo fare.

Probabilmente perché, nonostante tutto, i giornali restano una delle poche cose al mondo che permettono ancora di dire qualcosa a chi è capace di dirla, che qualcuno, da qualche parte, potrebbe perfino leggere. Anche se poi magari si arrabbia. Che, per un giornale, è quasi sempre un buon segno. 

P.s: Evidentemente quelli che non sono capaci di "dirla" scompariranno...

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