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Trump minaccia lo stop al commercio con la Spagna dopo il no alle basi USA: scontro su Iran e spese NATO al 5%

Madrid ha negato l’uso di Rota e Morón per operazioni contro Teheran. Dalla Casa Bianca è arrivata la minaccia di bloccare gli scambi. Sullo sfondo il braccio di ferro sull’obiettivo del 5% del PIL per la difesa nella NATO

Trump minaccia lo stop al commercio con la Spagna dopo il no alle basi USA: scontro su Iran e spese NATO al 5%

Il presidente spagnolo

“Tagliare ogni commercio con la Spagna”. La minaccia è arrivata dalla Casa Bianca dopo che il governo di Pedro Sánchez ha negato l’autorizzazione all’uso delle basi di Rota e Morón de la Frontera per operazioni contro l’Iran. Donald Trump, parlando a Washington accanto al cancelliere tedesco Friedrich Merz, ha accusato Madrid di aver “voltato le spalle” agli Stati Uniti e ha rilanciato l’offensiva sul nuovo obiettivo del 5% del prodotto interno lordo per la difesa in ambito NATO (Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord).

Lo scontro è partito dall’Andalusia. Le basi di Rota, in provincia di Cadice, e di Morón, vicino a Siviglia, operano in regime di uso congiunto ma restano sotto sovranità spagnola, in base all’Accordo di cooperazione per la difesa tra Spagna e Stati Uniti firmato alla fine degli anni Ottanta e aggiornato più volte. Madrid ha comunicato che non avrebbe autorizzato l’impiego delle installazioni per azioni contro l’Iran in assenza di una base giuridica chiara nel diritto internazionale. Il ministro degli Esteri José Manuel Albares e la ministra della Difesa Margarita Robles hanno richiamato la Carta delle Nazioni Unite; Sánchez ha definito i raid su Teheran “ingiustificati” e ha chiesto una de-escalation immediata.

FRIEDRICH MERZ CANCELLIERE DELLA REPUBBLICA FEDERALE DI GERMANIA DONALD TRUMP PRESIDENTE USA

FRIEDRICH MERZ CANCELLIERE DELLA REPUBBLICA FEDERALE DI GERMANIA DONALD TRUMP PRESIDENTE USA

La decisione ha avuto un impatto operativo. Rota è uno snodo per la Sesta Flotta statunitense nel Mediterraneo. Morón ospita assetti di rifornimento in volo e trasporto strategico verso Nord Africa e Medio Oriente. Il diniego ha costretto il Pentagono a rivedere rotte e pianificazioni, cercando alternative in altre basi europee.

Trump ha reagito il 3 marzo 2026 con un doppio attacco: lo stop alle basi e il mancato raggiungimento della soglia del 2% del PIL in spesa militare, obiettivo fissato dalla NATO nel 2014. La Casa Bianca ha spinto per un nuovo traguardo del 5%, articolato – secondo l’impostazione americana – in un 3,5% per capacità militari e un 1,5% per infrastrutture e sicurezza allargata. Per la Spagna significherebbe uno sforzo finanziario senza precedenti. Il governo ha ribadito l’impegno ad arrivare al 2%, ma ha definito il 5% sproporzionato e potenzialmente dannoso per l’equilibrio sociale ed economico.

La minaccia di interrompere il commercio bilaterale ha aperto un altro fronte. Nel 2024 l’interscambio tra Stati Uniti e Spagna ha superato i 70 miliardi di dollari tra beni e servizi, con flussi quasi equivalenti in entrambe le direzioni. In gioco ci sono industria aerospaziale, farmaceutica, agroalimentare, energia e turismo. La Spagna è uno dei principali punti di ingresso europei per il gas naturale liquefatto statunitense dopo la crisi energetica legata alla guerra in Ucraina.

Colpire solo Madrid, però, presenta ostacoli giuridici. La politica commerciale è competenza esclusiva dell’Unione europea. Dazi o embarghi contro un singolo Stato membro coinvolgerebbero l’intero mercato unico. Inoltre la Corte Suprema degli Stati Uniti ha recentemente limitato l’uso dell’International Emergency Economic Powers Act per imporre tariffe generalizzate senza l’intervento del Congresso. Qualsiasi misura selettiva contro la Spagna esporrebbe Washington a ritorsioni europee e a contenziosi presso l’Organizzazione mondiale del commercio.

La tensione riflette una divergenza più ampia. Per Trump l’aumento rapido e massiccio della spesa militare è la condizione per garantire la protezione americana. Per Madrid e per altri governi europei l’incremento deve essere graduale, coordinato a livello dell’Unione e accompagnato da una strategia industriale che rafforzi la produzione europea nel settore della difesa. Berlino, con Friedrich Merz, ha sostenuto la necessità di maggiori investimenti, ma ha evitato di avallare pubblicamente un embargo commerciale contro un partner europeo.

Lo scontro ha messo in evidenza un passaggio delicato per l’Alleanza atlantica. La guerra in Ucraina, la crisi in Medio Oriente e le tensioni nell’Indo-Pacifico hanno aumentato la pressione sugli alleati. Allo stesso tempo, le opinioni pubbliche europee restano caute su un riarmo accelerato e su operazioni militari prive di un mandato internazionale condiviso.

Per ora la minaccia resta politica. Un’interruzione effettiva degli scambi danneggerebbe entrambe le economie e aggraverebbe le fratture transatlantiche. La partita si gioca tra Washington, Bruxelles e Madrid, dove diplomazia, vincoli giuridici e interessi economici pesano quanto le dichiarazioni pubbliche.

Fonti: Casa Bianca; Ministero degli Esteri della Spagna; Ministero della Difesa della Spagna; NATO (Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord); Commissione europea; Corte Suprema degli Stati Uniti; Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti; Organizzazione mondiale del commercio.

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