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Aumenti sui pasti in ospedale, nei guai la consigliera di SCR. I cinquestelle all'attacco!

L’accusa è tentata induzione indebita per presunte pressioni su un aumento dei prezzi alla Dussmann Service. La Regione si costituisce parte civile. La capogruppo pentastellata attacca la Giunta: “Per casi analoghi il codice etico fu applicato subito. Perché ora no?”

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Disabato (M5s)

Si chiama Raffaella Vitale. E' uno dei membri del Consiglio di amministrazione di SCR. Nei mesi scorsi è finita al centro di un procedimento penale. Secondo l’accusa, avrebbe tentato di far ottenere un aumento del prezzo a favore della Dussmann Service, una delle società che forniscono i pasti nelle Asl e negli ospedali piemontesi.

L’ipotesi di reato è "tentata induzione indebita a dare o promettere utilità". In sintesi tra il 2022 e il 2024, Vitale avrebbe esercitato pressioni sui funzionari della società di committenza regionale affinché venisse riconosciuta una revisione dei prezzi dell’appalto vinto da Dussmann nel 2019 e tuttora in corso. La società appaltatrice avrebbe chiesto aumenti intorno al 13%, mentre SCR si sarebbe limitata a un adeguamento inferiore al 3,5%, calcolato sulla base degli indici Istat.

La richiesta di rinvio a giudizio è attesa all’udienza preliminare fissata per il 16 marzo. La Guardia di Finanza, coordinata dal pubblico ministero Paolo Toso, aveva inizialmente indagato anche il presidente di SCR, Domenico Massimo Coiro, la cui posizione è però stata archiviata. Vitale risulta l’unica imputata nel procedimento. Nel frattempo, la Regione Piemonte ha deciso di costituirsi parte civile.

Sulla vicenda è intervenuta con forza la capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle, Sarah Disabato. Ha presentato un’interrogazione in Consiglio regionale chiedendo chiarimenti alla Giunta.

C’è la richiesta di rinvio a giudizio, c’è la Regione che si costituirà parte civile. Cosa manca? La rimozione, quantomeno per questioni di opportunità, di quel membro dal CdA”, afferma Disabato.

Gianluca Vignale

Gianluca Vignale

L’assessore agli Affari Legali, Gianluca Vignale, ha spiegato in aula che, a fronte della richiesta di rinvio a giudizio datata 11 febbraio, “il Settore Indirizzi e controlli società partecipate ha invitato gli organi di controllo e vigilanza della società a valutare l’attivazione delle procedure previste dalla società in ordine all’accertamento di eventuali violazioni e alle conseguenti azioni sanzionatorie previste dalle disposizioni regolamentari societarie”.

Procedure che, secondo quanto riferito dall’assessore, sarebbero state avviate. Per l’esponente pentastellata, tuttavia, l’intervento appare tardivo. “Solo oggi, con estremo ritardo, si attivano le verifiche interne, nonostante l’indagine sia nota almeno dalla scorsa primavera”, sottolinea.

La consigliera del M5S richiama inoltre un precedente che, a suo dire, evidenzierebbe un diverso atteggiamento della maggioranza regionale in situazioni analoghe.

Per casi analoghi era stato attivato il codice etico e gli interessati erano stati rimossi. Perché invece stavolta non è successo?”, domanda Disabato.

Il riferimento è alla decisione assunta nel febbraio 2023 dalla Giunta regionale di rimuovere un componente del CdA di Finpiemonte per presunte violazioni del codice etico, poi mai confermate in sede giudiziaria.

Ferma restando la presunzione di innocenza, qui emerge un evidente problema politico: a destra fanno i garantisti a giorni alterni. In passato si è intervenuti immediatamente sulla base di semplici sospetti, oggi invece si prende tempo nonostante una richiesta di rinvio a giudizio e la costituzione di parte civile. Non stupisce: la nomina era in capo alla maggioranza”, attacca la capogruppo.

Per la cronaca  - ma non solo per quella - la difesa di Vitale respinge ogni addebito. I suoi legali hanno fatto sapere che la loro assistita ha chiesto spontaneamente di essere interrogata per chiarire la propria posizione e sta producendo documentazione a sostegno della tesi secondo cui non avrebbe esercitato alcuna pressione, ma avrebbe agito nell’interesse della società.

Resta ora da attendere l’esito dell’udienza preliminare. Sul piano politico, però, la polemica è già aperta. “Due pesi, due misure”, conclude Disabato.

Cos'è SCR?

SCR Piemonte, Società di Committenza della Regione Piemonte, è la centrale acquisti regionale: una società per azioni interamente partecipata dalla Regione che svolge il ruolo di stazione appaltante per conto dell’ente e di numerose amministrazioni del territorio, a partire dalle aziende sanitarie. In concreto, si occupa di bandire gare pubbliche, gestire appalti e stipulare accordi quadro per l’acquisizione di beni, servizi e lavori. Dalle forniture sanitarie alla ristorazione ospedaliera, dall’energia ai servizi informatici fino alle opere infrastrutturali, SCR rappresenta uno snodo strategico nella gestione della spesa pubblica piemontese.

La società opera secondo le norme del codice degli appalti ed è chiamata a garantire trasparenza, concorrenza e corretto utilizzo delle risorse pubbliche. Proprio per il volume economico delle procedure che gestisce e per il numero di enti coinvolti, il suo ruolo è particolarmente rilevante nel sistema amministrativo regionale.

Il governo societario è affidato a un Consiglio di amministrazione composto da tre membri: il presidente Domenico Massimo Coiro e i consiglieri Marco Giovanni Comaschi e Raffaella Vitale. Il CdA è responsabile delle scelte strategiche e dell’indirizzo gestionale della società, mentre il controllo sulla regolarità amministrativa e contabile è demandato al Collegio sindacale.

In sintesi, SCR è il braccio operativo della Regione Piemonte per gli appalti e gli acquisti centralizzati: una struttura tecnica, ma con un peso politico e amministrativo significativo, vista la delicatezza e l’impatto economico delle procedure che coordina.

NOTA DUSSMANN: RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Gentilissimi

- In merito alla notizia apparsa sul vostro sito Giornale La Voce, in data 3 marzo 2026, dal titolo “Aumenti sui pasti in ospedale, nei guai la consigliera di SCR. I cinquestelle all'attacco!”, Dussmann ritiene doveroso fare alcune precisazioni che meglio contestualizzino i fatti:

  • Dussmann Service è affidataria del servizio di ristorazione presso diversi Enti Sanitari a seguito di regolare procedura di gara pubblica, aggiudicata nel 2018 nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia di appalti pubblici. 
  • Dal 2023 – e già negli anni precedenti – Dussmann precisa di aver formalmente presentato a SCR richieste di revisione straordinaria dei prezzi del servizio, fondate su dati oggettivi, pubblici e documentati. In particolare, i generi alimentari hanno registrato incrementi superiori al 30% (fonte ISTAT), il costo del lavoro è aumentato di oltre il 15% (tabelle ministeriali) e i costi energetici hanno subito rialzi superiori al 50%. A fronte di tali dinamiche straordinarie, la rivalutazione complessivamente riconosciuta è risultata ben inferiore al 10%, determinando un marcato squilibrio economico-finanziario.
  • La richiesta del 2023 non è stata un’iniziativa straordinaria, ma la prosecuzione di istanze già avanzate negli anni precedenti. Adeguamenti inizialmente riconosciuti sono stati in seguito revocati, nonostante il continuo peggioramento del contesto economico.
  • Si sottolinea inoltre che SCR ha già riconosciuto incrementi straordinari in altri ambiti dei servizi sanitari e le pulizie/attività alberghiere. Non si comprende pertanto per quale ragione analoga valutazione non debba essere considerata anche per la ristorazione sanitaria, che costituisce parte integrante del percorso di cura e assistenza.
  • Dussmann precisa inoltre di non intendere in alcun modo inserirsi nel dibattito politico che si è sviluppato attorno alla vicenda, ritenendo che le valutazioni relative alla gestione dell’appalto debbano restare circoscritte ai profili amministrativi e contrattuali previsti dalla normativa vigente.

Alla luce di quanto sopra, Dussmann Service ribadisce con fermezza di non essere stata oggetto di alcun favoritismo ma tuttalpiù potrebbe essere considerata parte lesa, stante l’aggravio economico di cui si sta facendo carico dall’avvio dell’appalto. Le richieste avanzate di adeguamento dei prezzi si collocano nell’alveo delle previsioni contrattuali e normative in materia di revisione prezzi e miravano esclusivamente a ristabilire l’equilibrio economico del servizio, nell’interesse della sua continuità.

Chiediamo, pertanto, che venga rettificato l’articolo e che venga data giusta visibilità alla nostra posizione, al fine di offrire una corretta informazione, e anche e soprattutto alle precisazioni qui evidenziate, per garantire la tutela dell’azienda Dussmann così come previsto dalle leggi in materia di editoria. 

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